Lo Chateau di Lafite nella regione di Bordeaux è la destinazione per gli amanti del buon vino

Di Micol Passariello
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Photo credit: © Archives Château Lafite from Château Lafite: The Almanac, Flammarion, 2020.
Photo credit: © Archives Château Lafite from Château Lafite: The Almanac, Flammarion, 2020.

From Harper's BAZAAR

"Lafite è nella nostra famiglia da 150 anni. Generazione dopo generazione, nella tenuta ci siamo amati, rilassati, e ubriacati di gioia e dedizione. È facile capire perché: per l’eleganza del suo vino, delle sue dolci colline e della sua luminosità”. Il barone Éric de Rothschild ha gestito la tenuta dal 1974 al 2018, prendendosi cura dei preziosi vigneti e supervisionando i progressi tecnici. “Lafite incanta con il suo fascino miracoloso capace di ammaliare chi passeggia tra i vigneti, chi si sofferma nelle cantine, chi visita il castello, e ovviamente chi beve il vino".

Chateau Lafite si trova nel comune di Pauillac, nel Mèdoc, la più importante zona di produzione vinicola della regione di Bordeaux. Amato già nel Settecento dalla corte francese, grazie a Maréchal Richelieu che l’aveva presentato a Versailles, in Francia veniva chiamato "il vino del re".

Photo credit: © Mathias Augustyniak from Château Lafite: The Almanac, Flammarion, 2020.
Photo credit: © Mathias Augustyniak from Château Lafite: The Almanac, Flammarion, 2020.

La tenuta oggi è protetta come monumento storico. Costruito nel XVIII secolo sulle fondamenta di un antico palazzo, il castello ha conservato elementi in stile Luigi XV, dalle importanti scalinate ai rivestimenti in legno, arricchito nel XIX secolo in stile Napoleone III, con decor e arredamento secondo la moda del tempo. Il pezzo forte sono le cantine a volta, collegate da una fitta trama di gallerie sotterranee. Il tutto circondato da filari a perdita d’occhio, colline generose e ricche campagne.

Per sei generazioni (e un secolo e mezzo di storia) la famiglia Rothschild ha seguito la tradizione vinicola del Château Lafite, trasformando il Premier Grand Cru nella punta di diamante della produzione di Bordeaux. A portarci alla scoperta di questo luogo prezioso è Saskia de Rothschild, scrittrice ed enologo di sesta generazione, che, tra le pagine del suo volume Château Lafite: The Almanac (edito da Flammarion) apre le dorate porte della sua terra, per mostrarne la grandeur, la bellezza e la ricchezza. "Come un vero almanacco – spiega - il libro include una voce per ogni annata dal 1868 al 2018. E ogni anno offre una descrizione del tempo, osservazioni sull'annata, note di degustazione, prezzi e dati di produzione per i vini più vecchi".


Photo credit: © Catherine Serebriakoff: Adagp, Paris 2020 from Château Lafite: The Almanac, Flammarion, 2020.
Photo credit: © Catherine Serebriakoff: Adagp, Paris 2020 from Château Lafite: The Almanac, Flammarion, 2020.

La storia d’amore tra la famiglia Rotschild e la cantina Lafite inizia nel 1868 (la cantina nasce ancora prima, nella seconda metà del Seicento, per volere di Jacques de Sègur), quando viene acquistata dal Barone James de Rotschild. Da quel momento comincia un sodalizio fatto di passione, dedizione e rigorosa difesa del terroir, tutelando le vecchie vigne, poco produttive ma capaci di dare quelle uve che sono l'anima di questo pregiato vino. "Carissimi nipoti – scriveva il Barone nel 1868 – grazie per gli auguri per l'acquisto del vigneto. Spero che con l'aiuto di Dio saremo in grado di bere vino insieme e brindare la nostra buona salute".

Ma James sarebbe morto pochi mesi dopo aver acquisito lo Château, e da allora sono stati i suoi successori maschi, generazione dopo generazione, a tenerne le redini: fino al 2018, quando l'allora trentunenne Saskia de Rothschild ha preso il sopravvento. È stato in quel periodo, che Saskia ha iniziato le sue ricerche sulle origini del posto. The Almanac è nato così, come un album di famiglia lungo un secolo.

Nella passeggiata per il Castello che il libro offre, si conoscono i protagonisti che hanno costruito il successo di questo grande vino, tra documenti storici, ritagli di giornale e fotografie, dal menu dei mietitori del 1922 ai ritratti di maestri fotografi come Robert Doisneau, Richard Avedon e Paolo Roversi. C’è un dipinto con il giovane Barone James del 1824, una miniatura del ritratto della sua vedova Betty, e poi lettere originali, disegni del paesaggio, copertine di giornali e rari memorabilia. Ci sono foto di famiglia, come le immagini di Alphonse, Edmond e Gustave, che hanno ereditato l’edificio dopo la morte di James. O gli acquerelli degli interni del castello realizzati dall'artista Catherine Serebriakoff.

Photo credit: © Archives Château Lafite from Château Lafite: The Almanac, Flammarion, 2020.
Photo credit: © Archives Château Lafite from Château Lafite: The Almanac, Flammarion, 2020.

Un’etichetta del 1869 segna un primo, importante traguardo. "Questo è il primo anno che i vini portano l’etichetta della tenuta". Verso la fine del XVIII secolo, la fama di Lafite era tanta, che persino Thomas Jefferson vi fece visita e ne divenne un cliente assiduo.

Tanti i tesori custoditi nel castello, come l’antico scrittoio che racchiude un pezzo di storia della Repubblica francese: "nel settembre 1870, Otto von Bismarck e Jules Favre, il ministro degli affari esteri della nuova Repubblica francese, si riunirono a questo tavolo, conservato a Château Lafite, per discutere di un armistizio".

Saltando al 1970 troviamo un servizio di moda de L'élégance, dove le modelle posano con gli stivali in vernice tra le botti in legno di quercia. Le pagine del 1972 sono un collage pop, con uno schizzo di un paio di labbra lasciato da Andy Warhol nel libro degli ospiti.

Oggi Château Lafite è un luogo di culto, e il suo vino è uno dei più pregiati al mondo. Tra i record incredibili, c’è una bottiglia del 1787 battuta all'asta da Christie's nel 1985, per la modica cifra di 156.000 dollari: si pensava che la bottiglia fosse della collezione di Thomas Jefferson (ma l'autenticità è stata contestata). L’ultimo record è del 29 ottobre 2010 quando tre bottiglie di Chateau Lafite-Rothschild del 1869 sono state vendute in un'asta di Sotheby's a Hong Kong a ben 232.692 dollari ciascuna.