Lo stile inconfondibile e le fragili trasparenze di Stevie Nicks

Di Silvia Vacirca
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Photo credit: Fin Costello - Getty Images
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From Harper's BAZAAR

Quando ascolto Stevie Nicks, avvolta nelle sue fragili trasparenze fatte per il vento, lo spazio della stanza si apre su una strada americana sottile e nera, che non si sa dove cominci e finisca, se abbia inizio e fine, perché quello che conta è andare. Lo stile di Stevie Nicks, voce leader di Fleetwood Mac, è personale in un modo che la nostra epoca copiona stenta a riconoscere. Ha il respiro zingaresco della libertà. Quando sul palcoscenico apre a ventaglio le braccia, velate sempre di chiffon; quando si volta, diventa sacerdotessa di un culto misterioso.

L’Internet è pieno di guide per “vestire come Stevie Nicks”, “come canalizzare la tua Stevie Nicks interiore”, “come organizzare un matrimonio alla Stevie Nicks”, ma Stevie Nicks è irripetibile. Dico a te, Florence Welch. Per ogni canzone aveva un outfit diverso. Nel 1991 spende “12,495 dollari per trucco e parrucco, e 43,291 dollari in abbigliamento”. Dopo che la serie televisiva Glee dedica il diciannovesimo episodio della seconda stagione a Rumours, l’album californiano del 1977, dell’epoca del divorzio, entra nella classifica Billboard 200 al secondo posto.

Photo credit: NBC - Getty Images
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La musa di Stevie Nicks era Janis Joplin, le piaceva così tanto che da ragazza raggiunge apposta Velvet Underground, il negozio di San Francisco dove Joplin e Grace Slick dei Jefferson Airplane’s compravano i loro vestiti, per rubarle il look. Negli anni Settanta lavorerà al suo perfezionamento con la designer Margi Kent, famosa per i suoi costumi, avendo creato i look di molti artisti fra cui Stevie Nicks, Christine McVie e Lindsey Buckingham, di Fleetwood Mac, Neil Diamond, George Harrison, Gladys Knight e Gloria Gaynor. Disegna ancora meravigliose gonne collage di chiffon a cascata che potete acquistare sul suo sito. In un’intervista, Nicks ricorda di aver sviluppato il suo stile prima di Rumours, con Kent, che aveva conosciuto durante il suo primo anno nei Fleetwood Mac. Al New York Times ha confessato che aveva bisogno di un’uniforme, “qualcosa di simile a un monello di Grandi speranze o Racconto di due città (di Charles Dickens)”.

Photo credit: Larry Hulst - Getty Images
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Il desiderio di Stevie Nicks è così attuale perché la moda di oggi è del tutto priva d’innocenza. I suoi scialli ci rammentano che la moda è anche un gesto. Nonostante il tripudio cinematico degli show primaverili di Saint Laurent e Alexander McQueen, sentiamo che hanno un po’ fallito nel compito di servire la psicologia del tempo. In questi film il corpo sprofonda nella sabbia o nel fango. Lo scialle conforta, ti aggrappa a un oggetto e collega a una tradizione affettiva, ma è soprattutto una perfetta macchina teatrale. È fatto per i grandi gesti, se vuoi che dal palcoscenico ti vedano tutti, almeno prima che inventassero i maxi schermi. Kent ha raccontato a Marie Claire che gli outfit seguivano la storia dell’album, sempre più drammatici man mano che lo spettacolo seguitava, con maniche a farfalla che si aprivano nell’aria, fragili e soffici.

Nel 1981, per la cover del debutto da solista Bella Donna, Nicks riusa l’outfit di Rumours, e poi di nuovo in Shangri-La, creando per i suoi fan piccoli memento, libera dall’ossessione del nuovo ventiquattro volte al secondo. I suoi stivali pare li facesse Pasquale Di Fabrizio, uno dei più grandi calzolai di Hollywood, che ha fatto scarpe per Arnold Schwarzenegger, Robert De Niro, Elizabeth Taylor, Jack Nicholson, Madonna, Sharon Stone, Whoopi Goldberg, Richard Gere e Dolly Parton, tra gli altri, morto nel 2008.

Photo credit: Donaldson Collection - Getty Images
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Lo stile di Stevie Nicks è un vecchio baule con dentro stracci di chiffon, velluto, talismani, cappelli a cilindro e tamburelli. Alla giornalista di moda Booth Moore l’artista ha rivelato che nonostante ‘quelli della moda’ la citassero in continuazione, “Quel cappotto fa molto Stevie Nicks…”, “Oh mio dio, quella gonna di chiffon è così Stevie Nicks!”, non l’hanno mai cercata. Di recente ha rimediato Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, per l’after-party della collezione Cruise 2020, a Roma. Nelle foto dell’evento non si capisce perché la cantautrice stia sempre in mezzo tra Michele e Harry Styles, che appaiono altissimi e un po’ cafoni.

Photo credit: Aaron Rapoport - Getty Images
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Nicks ha ammesso di essere pazza per la sensualità delle stoffe-stoffe: cashmere, velluto, chiffon di seta. Molti designer si sono ispirati al suo stile lunare: Saint Laurent Spring 2013, Rodarte Spring 2016, Coach 1941 Resort 2019, Chloé Fall 2015, Anna Sui e Isaac Mizrahi Spring 1997, e così via. Se la pelle è d’accordo, non è necessario che un vestito sia bello, sempre che il 2020 ne sappia qualcosa di bellezza. Il suo stile è così rinfrescante e persino carico di speranza perché rivendica i diritti della sensualità contro quelli dell’occhio, ipnotizzato da un piccolo schermo. Sembra urlare: “Non siamo mega occhi, siamo corpi e vogliamo un abbraccio adesso!”.