Lo studio legale a Torino che cita l'arte di De Chirico in uno spazio metafisico intriso di blu

Di Isabella Prisco
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Photo credit: Barbara Corsico
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From ELLE Decor

Un luogo politico, giuridico, religioso ed economico: l'agorà nell'Antica Grecia era la piazza della polis, il centro nevralgico dell'attività lavorativa e culturale della società. Uno spazio di riunione e di mercato, intorno al quale sorgevano i monumenti pubblici più importanti di cui, oggi, l'essenza si è evoluta. Nasce infatti per conciliare passato e presente l'ufficio torinese progettato da Sceg Architetti, il team di designer che ha recentemente ultimato Agorà, sede di 120 metri quadrati pensata per accogliere uno studio di avvocati. "Uno spazio percepito come un luogo archetipo, statuale e assoluto come quello dell’agorà, uno dei primi luoghi legati alla forma giuridica", scrivono dallo studio di progettazione, autore del restyling.

Photo credit: Courtesy Photo Barbara Corsico
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Al centro del disegno, l'uso sapiente del colore: a predominare tra le stanze è infatti una tonalità bluastra che, tra nuance grigie e accenti lilla, pervade. Le superfici rubano quindi la scena agli arredi che, sparsi qua e là, non tradiscono l'anima funzionale dell'ambiente lavorativo. Tra scrivanie, tavoli direzionali, postazioni per riunioni e incontri di rappresentanza, il colore è il trait d'union tra le sale. "Le geometrie, considerate eterne, patrimonio della nostra memoria diventano effimere, leggere e ironiche", spiegano da Sceg Architetti, studio di Torino fondato nel 2011 da Stefano Carera e Eirini Giannakopoulou."Una scenografia realizzata con volumi di gomma (poliuretano), rivestiti con lamiere laccate e definiti con strutture metalliche. Un arredo iconico in un tempo sospeso".

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La ristrutturazione di questo studio legale di Torino si basa così su una particolarissima articolazione di elementi e dettagli capaci di evocare la metafisica di De Chirico, proponendo una dimensione quasi surreale che dal sogno si proietta nel vivere quotidiano. "Il colore riveste quasi tutto lo spazio e l’arredo, rendendolo irreale, innaturale. Questa monocromia dialoga direttamente con la forma, la materia, la luce e la dimensione rendendo il luogo plastico, finto. Si genera un contesto quasi urbano che sembra immobile, metafisico. Uno scenario di architettura che diventa onirico agli occhi dello spettatore". Insomma, una piazza vuota che, con lo sguardo rivolto al passato, riesce a (re)interpretare la legge della classicità nel mondo contemporaneo con grande successo.

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