Lode a te Jane Campion a Venezia 2021 con il film (capolavoro) The power of the dog

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Photo credit: Franco Origlia - Getty Images
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La cosa più inesorabilmente chic, meritoria perché coltivata ben prima del trend, sono il lunghi capelli bianchi della regista Jane Campion che ci ha sorpresi tutti con la Laudatio, così affettuosa, intima e spiritosa a Roberto Benigni. Non ce l’aspettavamo da lei, tanto colta, con quella siderale distanza degli antipodi che ci ha fatto viaggiare tra le sabbie nere di Lezioni di piano e fin da piccole abituate all’idea che donne è bello, che donne si può, anche all’Oscar. Bella Sorpresa.

Al Lido presenta il suo ultimo film The power of the dog e già dal titolo si capisce che non sono rose e fiori, per di più un western, genere poco frequentato dalle signore. Il potere del cane (titolo anche del romanzo di Thomas Savage del 1967) è una frase della Bibbia e indica “un istinto animale, sessuale, vizioso, forte e pericoloso”. Che nel film è ciò che anima Benedict Cumberbatch, il Phil che tutti terrorizza e maltratta la moglie del fratello Kirsten Dunst, un’analisi della virilità brutale dell’uomo Alfa stritolato tra il dovere di esser maschio e la propria omosessualità con cui non sa fare i conti. Bel paradosso, proprio Jane, dalle storie brusche, passa il testimone sul palco al Benigni in amore, che tesse le laudi della sua Madonna Nicoletta Braschi e dice quello che tutte vorremmo sentire: «L’unità di misura del mio tempo è “con te” e “senza di te”».

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