L'odio anti islamico in India sfocia nelle donne musulmane messe in vendita in un'asta on line

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Photo credit: SAM PANTHAKY - Getty Images
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Photo credit: TAUSEEF MUSTAFA - Getty Images
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L'India è uno dei paesi più islamofobi al mondo e di questo razzismo non fa mistero. Anzi, è veicolo di consenso elettorale tra le frange più estremiste dell'induismo, la religione più praticata in un paese da 1,3 miliardi di persone. I musulmani indiani sono 195 milioni, ovvero il 14 per cento del totale, ma nonostante il loro essere nettamente una minoranza, l'attuale premier Narendra Modi li vede e li tratta come un pericolo per la preservazione della maggioranza indù. Per questo ha creato lo spauracchio del “Love Jihad” (“Jihad dell’amore”), espressione islamofoba per descrivere un presunto complotto portato avanti dalla minoranza musulmana del paese per sedurre, sposare e convertire le donne e raggiungere l’obiettivo della “sostituzione demografica”. Ma come ha fatto notare Gwynne Gyer su Internazionale "affinché i musulmani divengano la maggioranza del paese tramite il “jihad dell’amore” occorrerebbe che almeno 481 milioni di ragazze indù sposassero un uomo di religione islamica. Ma probabilmente non ci sono più di 75 milioni di uomini musulmani in età da marito in India, e la maggior parte di loro è già coniugata. Secondo l’islam (e secondo il diritto indiano) gli uomini musulmani possono avere fino a quattro mogli, ma comunque non sono abbastanza per sposare tutte le donne indù disponibili senza superare il limite di quattro donne ciascuno". Insomma, una follia atta a far crescere l'odio contro la minoranza islamica, che Modi perseguita da sempre (sono molti i sospetti di un suo coinvolgimento nei pogrom del 2007 in Gujarat). Su questa linea, a fine novembre in Uttar Pradesh è stata votata una legge che vieta la conversione ai fini del matrimonio, in base alla quale almeno dieci persone sono state arrestate e diversi matrimoni interreligiosi sono stati interrotti. Sulla base di questa teoria, promossa negli ultimi anni dagli esponenti del Bharatiya Janata Party (BJP, il partito al governo guidato dal primo ministro nazionalista hindu e conservatore Narendra Modi) altri quattro stati, tutti governati dal BJP, hanno proposto di limitare i matrimoni interreligiosi. Tutto questo in uno Stato dove essere donna è un enorme pericolo, in uno Stato dove ogni 15 minuti avviene una violenza sessuale. E sempre di violenza, seppur non fisica, vi parliamo ora. Nella notte del 4 luglio, infatti, Afreen Fatima ha partecipato a un forum online sulla persecuzione dei musulmani in India. Non appena ha terminato la sua sessione, il suo telefono cellulare è stato inondato di messaggi, informando l'attivista di 23 anni che era stata "messa in vendita" in una falsa asta online. E non era sola. Le fotografie di più di 80 altre donne musulmane, tra cui studentesse, attiviste e giornalisti, erano state caricate su un'app chiamata "Sulli Deals" a loro insaputa.

Photo credit: Atul Loke - Getty Images
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I creatori della piattaforma hanno offerto ai visitatori la possibilità di rivendicare una "Sulli" - un termine dispregiativo usato dai troll indù di destra per le donne musulmane - definendole "offerte del giorno". “Quella notte, non ho risposto alle persone che mi hanno inviato messaggi. Mi sono disconnessa dal mio Twitter. Non avevo l'energia per rispondere”, ha detto Fatima ad Al Jazeera dalla sua casa ad Allahabad, nello stato settentrionale dell'Uttar Pradesh. A migliaia di miglia di distanza, a New York, la venticinquenne Hiba Beg era appena tornata dalle celebrazioni del Giorno dell'Indipendenza, ed è stato allora che ha scoperto che anche il suo profilo era all'asta virtuale su “Sulli Deals”. Persino la distanza fisica da casa, non era stata sufficiente per proteggerla da quelli che la studentessa di Scienze Politiche alla Columbia University ha definito "sentimenti di disumanizzazione". Oggi, dopo che s'è sollevata indignazione e proteste, GitHub, piattaforma che ospitava l'app, l'ha rimossa dicendo laconicamente: "Abbiamo sospeso gli account a seguito dell'indagine sulle segnalazioni di tale attività, che violano tutte le nostre politiche". La Commissione per le donne di Delhi (DCW) e la Commissione nazionale per le donne hanno chiesto un'indagine su quanto avvenuto, la polizia di Delhi ha affermato che è stata avviata un'indagine, ma na settimana dopo la scoperta dell'app, non è stato effettuato alcun arresto.

Tutte le donne "messe in vendità" sono infatti giornaliste, attiviste dei diritti civili, artiste, studiose: alcune hanno preferito cancellare i profili social, spaventate dalla minaccia, ma molte hanno creato una chat su WhatsApp per identificare e denunciare "i perversi". Secondo Hasiba Amin, coordinatrice dei social media del partito del Congresso, sulla rete sono attivi numerosi account che regolarmente attaccano le musulmane, con ogni tipo di provocazione e molestie. Abusi non inediti che usano la rete per infangare l'immagine delle islamiche indiane più attive nella società. Amin racconta, ad esempio, che il 13 maggio scorso, in coincidenza con la celebrazione della festa dell'Eid cara ai musulmani, su un canale di YouTube si è tenuta una finta asta in diretta che metteva in vendita decine di ragazze. Le proposte d'acquisto erano inferiori a un euro l'una. Fatima, l'attivista studentesca, è preoccupata per le conseguenze più dirette di questo attacco. "E se qualcuno venisse e reclamasse il suo affare del giorno? Non vedo nulla che possa impedire loro di farlo. Allo stesso tempo, non credo che starei mai zitta per questo pericolo. Noi vittime continueremo a occupare ogni singolo spazio pubblico esistente, che si tratti di Twitter, Instagram, Facebook, online, offline, ovunque. Hana Mohsin Khan, che ha anche partecipato a "Sulli Deals", ha creato un gruppo WhatsApp intitolato "Solidarity", che include oltre 20 donne prese di mira. Khan, pilota di una compagnia aerea nazionale, ha sporto denuncia alla polizia. Dice che il sostegno di tutte queste donne la fa andare avanti: Ci sosteniamo tutti a vicenda - ha detto ad Al Jazeera - Stiamo lavorando tutte insieme; non staremo zitte e non lasceremo perdere. Fino a che giustizia sia fatta".

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