Look Down, il bambino di marmo "abbandonato" da Jago nella piazza più famosa di Napoli

Di Redazione Digital
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Photo credit: Marco Cantile - Getty Images
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In piazza del Plebiscito, Napoli, il lockdown, anzi Look down ha preso la forma di una grande installazione pubblica: un neonato rannicchiato in posizione fetale sui sanpietrini, incatenato a terra. A firmare l’opera è Jago, al secolo Jacopo Cardillo, scultore di Frosinone già noto alle cronache per il busto in marmo di Benedetto XVI “spogliato” Habemus Hominem, realizzato nel 2009 e voluto da Vittorio Sgarbi per la 54esima Biennale di Venezia del 2010 tra diverse polemiche.

La scultura di Jago a Napoli, installata all’alba del 5 novembre in collaborazione con la Fondazione San Gennaro – un metro e sessantacinque di marmo bianco nel cuore della città, accolto dalla diffidenza e dalla curiosità dei passanti – sono una denuncia della condizione fragile di un’intera fetta di società schiacciata dalla crisi economica, ma anche un invito a rivolgere lo sguardo verso il basso, verso i problemi sociali scatenati dalla pandemia e verso una povertà sempre più diffusa.

Photo credit: Marco Cantile - Getty Images
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“Riguardo all’opera, ho già detto quello che dovevo dire facendola” racconta l’artista. “Non posso esprimermi di più perché non c’è nulla da aggiungere. Ogni persona è libera di vedere quello che vuole, questo è il mio linguaggio. Ecco il significato andatelo a chiedere a tutti quelli che, in questo momento, sono stati lasciati incatenati nella loro condizione”.

Dietro la rappresentazione figurativa, c’è anche un altro gesto estramemente simbolico: abbandonare un’opera che si stima valga un milione e mezzo di euro in mezzo a una piazza, esposta agli agenti atmosferici ma soprattutto a possibili gesti vandalici, vulnerabile come il bambino nudo scolpito da Jago.

A Napoli, città dove ha scelto di vivere dopo il rientro da New York, Jago aveva già donato Il figlio velato, omaggio al Cristo velato esposto a Cappella Sansevero. E ancora, nel cuore del rione Sanità, ha trasformato l’antica chiesa abbandonata di Sant'Aspreno ai Crociferi nel suo laboratorio, aperto ai ragazzi del rione.