Ma allora, quando arriva esattamente il vaccino per il Covid-19?

Di Simone Cosimi
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Photo credit: Sam Greenwood - Getty Images
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From Esquire

Certo la prospettiva, almeno psicologicamente, inizia a cambiare. E riceveremo molte altre buone notizie nei prossimi mesi, insieme agli inevitabili passi falsi e a qualche amarezza (per esempio sull’effettiva durata dell’immunità). Ma è inutile mettersi già in fila, meglio raffreddare gli spiriti: produrre e distribuire miliardi di dosi di un vaccino che, nel caso dello Pfizer-Biontech, va conservato a meno 80 gradi centigradi non è un gioco da ragazzi. Basti pensare alla logistica: serviranno i muscoli al settore cargo delle compagnie commerciali, già di suo calato del 25% (ma meno del crollo dei passeggeri), e soprattutto attrezzarlo con celle frigorifere molto potenti, per portare miliardi di fiale in giro per il pianeta. Le stesse caratteristiche che dovremo garantire per il trasporto e per la conservazione dei preparati una volta che i milioni e poi le decine o le centinaia di milioni di dosi saranno arrivate nei paesi acquirenti, dal magazzino al cittadino.

Photo credit: Images By Tang Ming Tung - Getty Images
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Ovviamente meglio avere questo tipo di problemi che ristagnare in una pandemia senza armi a disposizione, e il principale ritorno delle notizie che arriveranno nei prossimi mesi sarà fondamentalmente questo. Assistere alle prime somministrazioni, che magari ci toccheranno molto più in là. Un ritorno psicologico più che pratico, visto che nel frattempo dovremo continuare a contenere il contagio e dunque avremo due fronti da gestire: il primo è il solito, “raffreddare la curva” come dicono i burocrati e cercare di sgravare le strutture sanitarie dall'aumento delle ospedalizzazioni soprattutto in terapia intensiva, il secondo sarà predisporre un efficace piano vaccinale. In un paese, come l’Italia, che non eccelle neanche da questo punto di vista.

Pfizer ha garantito la disponibilità dei primi 50 milioni di dosi entro l’anno e di altri 1,3 miliardi nel corso del 2021. Disponibilità non significa ovviamente che le fiale si materializzino laddove occorrono: come si diceva, bisognerà portarcele. E bisognerà farlo garantendo l’assoluta integrità della filiera, senza mai interrompere la catena del freddo. Alcune società di spedizioni come Dhl si dicono in realtà più pronte alla sfida ma il fabbisogno di aerei e il loro allestimento all’occorrenza potrebbe lasciare fuori gran parte del pianeta.

Manca poi l’autorizzazione delle autorità di regolamentazione sui farmaci e le terapie. La Fda statunitense dovrebbe fare prima, dando il via libera al vaccino Pfizer-Biontech entro novembre. L’europea Ema potrebbe prendersi qualche settimana in più, sempre procedendo a ritmi spediti (di solito queste procedure durano mesi se non anni e lo stesso sviluppo di un vaccino si aggira sui 18-24 mesi). Per gennaio, se la fase 3 dovesse concludersi senza colpi di scena e i dati pubblicati su una o più riviste specializzate dovessero convincere la comunità scientifica, la fase 2 della pandemia potrebbe in effetti decollare. Anche perché 9 vaccini sono attualmente nell’ultima fase della sperimentazione che coinvolge di solito fra i 10 e i 50mila volontari, 16 sono in fase 2 e ben 36 in fase 1. Fra i nove alla fase finale ci sono anche quello sviluppato dal colosso AstraZeneca con l’università di Oxford e la collaborazione dell’italiana Irbm, quello della statunitense Moderna e, un po’ più arretrato, quello di Johnson&Johnson.

Photo credit: Pfizer
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Insomma, i prossimi due mesi saranno quelli degli annunci, si spera positivi, di almeno altri due o tre vaccini realizzati con metodologie diverse e per i quali occorrerà comprendere non solo la durata dell’immunità (Pfizer spera fra sei mesi e un anno) ma anche il tipo di copertura: difenderanno dai sintomi della Covid-19, trasformando i vaccinati in potenziali portatori sani, o dal contagio stesso? Questioni non da poco che tuttavia saremo costretti a superare a tamburo battente per rimettere in moto, ma in sicurezza, società ed economia. Con ogni probabilità il quadro primaverile sarà molto diverso da quello attuale perché la capacità produttiva degli impianti legati alle aziende farmaceutiche andrà progressivamente aumentando. Ma mettere in moto questa macchina e farla marciare a tutta velocità è evidentemente la sfida del 2021.

Tuttavia, “c’è una luce alla fine del tunnel”, come ha detto il Ceo di Pfizer, Albert Bourla, che già settimane fa aveva lasciato intendere il buon esito della terza fase della sperimentazione e probabilmente non ha voluto anticipare i tempi per non influenzare le elezioni americane; “risultati straordinari”, come ha spiegato Anthony Fauci, eminenza statunitense delle malattie infettive. D’altronde gli stessi vaccini per l’influenza stagionale hanno un’efficacia di circa il 50%. Anche per la metodologia usata: non una versione indebolita del virus ma la somministrazione di una porzione d’informazione genetica sotto forma di Rna “messaggero” artificiale che penetra nelle cellule ordinando loro di produrre la famigerata proteina “spike” presente sulla membrana di Sars-Cov-2 che non provoca danni ma stimola la risposta immunitaria in caso di infezione.

Le forniture saranno limitate: gli Stati Uniti hanno firmato un contratto da 100 milioni di dosi per quasi due miliardi di dollari, poco meno di 20 dollari a dose, con opzione per salire a 600 milioni di dosi: tecnicamente la metà della produzione del 2021 è ipotecata per gli Usa. L’Unione Europea ha un accordo per 200 milioni di dosi, estendibili a 300 milioni, da dividere fra i paesi membri sulla base di diversi parametri. Il resto andrà ad altri mercati, con priorità a quelli che autorizzeranno per primi. Considerando che occorre un richiamo, e che dunque le persone immunizzate sono la metà delle dosi, verosimilmente si riuscirà a vaccinare circa 6/700 milioni di persone fra dicembre 2020 e dicembre 2021 con il vaccino Pfizer. Del quale dovrebbero arrivare all’Italia 3,5 milioni di dosi, buone per 1,7 milioni di persone, fra il 2 e il 3% della popolazione. Al netto, ovviamente, della disponibilità, autorizzazione e distribuzione di altri vaccini come l'AstraZeneca sul quale l'Unione punta in modo più massiccio.

Photo credit: Hindustan Times - Getty Images
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I governi daranno dunque la priorità a diverse categorie a seconda delle proprie strategie. Ma in testa arriveranno medici e infermieri che lavorano in prima linea, poi gli anziani ospiti delle residenze assistite, le forze dell’ordine e poi a seguire fasce di popolazione via via più ampie in base a una serie di valutazioni legate alle patologie e al tasso di letalità. Senza probabilmente poter escludere, ancora più avanti nel tempo probabilmente nel 2022, la possibilità di vaccinazioni da privati e convenzionati, quando le scorte saranno sufficienti.