Ma allora quando finisce la pandemia di Covid-19?

Di Andrea Signorelli
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Photo credit: Emanuele Cremaschi - Getty Images
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From Esquire

Se c’è una cosa che ormai è chiara a tutti, è che non è bastata una stagione di lockdown, quarantene e distanziamenti sociali per sconfiggere la pandemia di Covid-19. Dalla fine dell’estate, il Coronavirus ha ripreso circolare quanto e più di prima, facendo nuovamente precipitare moltissime nazioni – tra cui ovviamente l’Italia – nell’incubo delle zone rosse, delle terapie intensive saturate e di tutto quel triste corollario a cui abbiamo già assistito la passata primavera.

Nel frattempo, la bizzarra teoria – sostenuta anche da alcuni leader mondiali – secondo cui il Coronavirus si sarebbe levato di torno da solo ha dimostrato di essere più vicina al pensiero magico che a quello scientifico. E così, tutti gli occhi sono oggi puntati sull’arrivo del vaccino, che al momento rappresenta la speranza più concreta di liberarsi dalla pandemia. Ma quanto tempo impiegherà il vaccino per fare il suo lavoro? E soprattutto, per quanto tempo riuscirà a liberarci dal Covid-19? Nessuno può ancora saperlo con certezza, ed è per questo che gli esperti delineano tre scenari di diverso tipo.

Scenario 1: liberi anche senza il vaccino

Partiamo da quella che è più che altro una speranza e che richiama da vicino le teorie – ormai abbastanza squalificate – della “immunità di gregge” conquistata per via naturale, semplicemente infettandoci a livello globale e quindi acquisendo la protezione da una nuova ondata. Per quanto siano rimasti in pochi a sostenere questa possibilità, è ancora qualcosa che si può prendere in considerazione. Per due ragioni: prima di tutto, che anche un giornale come Nature non la esclude completamente. La seconda è che, fino a oggi, le persone che si sono effettivamente infettate due volte sono talmente rare da poter immaginare che ciò possa far diminuire la circolazione del virus.

Partiamo da Nature, che in un recente articolo spiega come “una possibilità sia che l’immunità da Sars-Cov-2 (che è il nome del virus che causa il Covid-19, la malattia, ndA) sia permanente. In questo caso, anche senza un vaccino, è possibile che dopo un’ondata epidemica globale il virus si bruci e scompaia nel 2021. Se invece l’immunità dovesse essere moderata e durare meno di due anni, allora potrebbe solo sembrare che il virus sia scomparso, salvo poi tornare non più tardi del 2024”.

A suffragare questa tesi c’è anche il fatto che, fino a oggi, le persone che si sono ammalate due volte di Covid-19 sono molto rare. Soumya Swaminathan, scienziato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente spiegato alla CNN come “su 38 milioni di casi (nel frattempo diventati 48, ndA), sappiamo finora solo di una dozzina di casi di seconde infezioni”. Nel complesso, potrebbe quindi esserci una possibilità che – mano a mano che il virus si diffonde e soprattutto con l’arrivo di un vaccino in grado di fornire una prolungata protezione – nel giro di un paio d’anni ci saremo completamente liberati dalla pandemia di Covid-19.

Photo credit: MIGUEL MEDINA - Getty Images
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Scenario 2: un vaccino ci libererà (almeno per un po’)

Fin qui, abbiamo prestato poca attenzione al vaccino. Ma è ovviamente su questo rimedio – per il quale si è scatenata una corsa mondiale su cui sono stati riversati fiumi di denaro – che si concentrano le maggiori speranze di liberarsi del Covid-19 in tempi ragionevoli. Tempi ragionevoli che, ovviamente, non devono far pensare che il possibile arrivo del vaccino entro Natale possa coincidere con la liberazione dal virus già a Natale. I tempi per distribuirlo e inocularlo alla popolazione saranno infatti molto più lunghi.

Poniamo il caso che, come si spera, un vaccino venga ufficialmente approvato entro l’anno, inizi a essere somministrato a un numero importante di persone entro la primavera e abbia completato un primo giro – almeno nei paesi più organizzati e preparati – per la fine del 2021. A quel punto, segnala ancora Nature, tutto dipenderà “da quanto a lungo il sistema immunitario sarà protetto dopo la vaccinazione”.

Alcuni vaccini, in effetti, forniscono una protezione che dura decenni (è il caso della poliomelite e degli orecchioni), ma altri – tra cui quello per la pertosse e l’influenza – svaniscono con il passare del tempo. Secondo l’epidemiologo di Harvard Marc Lipsitch, “l’incidenza totale del Sars-Cov-2 da qui al 2025 dipende in maniera cruciale dalla durata dell’immunità”. Ma per avere una chiara risposta a questa domanda, i ricercatori non hanno altra strada che osservare come il corpo umano risponde alla malattia con il tempo.

Se il vaccino dovesse indurre solo un’immunità di breve tempo – come avviene in effetti con altri Coronavirus, dai quali si è protetti per circa 40 settimane – allora potremmo assistere a epidemie annuali di Covid-19 che si fanno però via via più deboli. Questa previsione di un possibile indebolimento proviene da un report che, dopo aver analizzato otto pandemie influenzali del passato, prevede per quella attuale una serie di picchi gradualmente in diminuzione. Qualora la protezione del vaccino durasse fino a cento settimane, questo modello stima che il mondo potrebbe essere libero dal Coronavirus non più tardi del 2025.

Scenario 3: il Coronavirus diventa endemico

Ma quante volte, in passato, siamo riusciti davvero a liberarci una volta per tutte di una malattia, virale, batterica o parassitaria che fosse? La risposta è: pochissime. “Praticamente ogni malattia patogena che ha colpito la popolazione mondiale nel corso degli ultimi millenni è ancora oggi con noi, perché sradicarle del tutto è quasi impossibile”. A scrivere queste poco confortanti parole è lo storico delle malattie Nukhet Varlik.

L’unica malattia che è stata completamente eliminata tramite la vaccinazione è il vaiolo, per il quale sono stati necessari decenni di campagne vaccinali condotte dagli anni ’60 fino agli anni ’80. Il vaiolo è stato così dichiarato la prima, e finora unica, malattia umana a essere completamente sradicata dalla faccia della Terra. “Storie come quella del vaiolo sono da considerarsi eccezionali. La regola è invece che le malattie arrivano per poi restare”, prosegue Varlik.

Una malattia parassitaria come la malaria, per esempio, è antica quasi quanto l’uomo e ancora oggi reclama ogni anno la sua quota. Nel 2018 ci sono stati 228 milioni di casi e 405mila morti (numeri enormi, ma che attirano decisamente meno attenzione del Covid-19). Discorsi simili si possono fare per malattie come la tubercolosi, la lebbra o gli orecchioni, che sono con noi da millenni e per i quali non è ancora in vista un’eliminazione (nonostante esistano vaccini contro alcune di queste).

Lo scenario che si profila, quindi, è quello di una malattia che diventa endemica, con la quale dobbiamo imparare a convivere e per la quale dovremo probabilmente sottoporci a periodiche vaccinazioni obbligatorie. Una malattia che non ci prenderà più di sorpresa al punto da causare un lockdown globale, ma che ogni anno potrebbe provocare un certo numero di vittime, soprattutto in alcune zone del mondo e in alcuni periodi in cui la situazione viene presa sottogamba (magari dopo qualche anno in cui è filato tutto liscio). È esattamente quello che è successo con la poliomelite e gli orecchioni, che sono ritornati con forza laddove la soglia di attenzione si è abbassata.

Possiamo sicuramente sperare che il vaccino crei una difesa abbastanza lunga da debellare gradualmente il virus, ma non è il caso di farsi troppe illusioni: lo scenario più probabile è quest’ultimo. Come già aveva sottolineato a febbraio James Hamblin sul The Atlantic, il Covid-19 diventerà una delle tante malattie con cui abbiamo imparato a convivere. Sperando che i suoi danni siano sempre più limitati.