Ma un uomo può diventare cancelliere? L'eredità (non solo politica) di Angela Merkel

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Photo credit: Florian Gaertner - Hearst Owned
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Sedici anni. Sul metro che calcola la durata del potere democraticamente concesso dal voto popolare, quattro mandati alla guida di un Paese sono la cifra dell’eternità. E infatti in Germania, ogni volta che ci si avvicina alle elezioni, gira una celebre storiella. Quella del bambino che va dalla madre e le dice: «Mamma, ma un uomo può diventare cancelliere?». Un paradosso, ma neanche troppo, perché esiste una generazione di tedeschi, cresciuti dopo il 2005, per i quali il potere ha un’unica declinazione e una sola faccia: quella di Angela Merkel.

Ma in politica l’eternità è un’anomalia. I cicli si aprono e si chiudono: o scegli tu quando andartene, o arriva il giorno in cui le circostanze decidono per te. Merkel ha scelto di uscire di scena a 67 anni, e le elezioni del 26 settembre, le prime in sua assenza, sono destinate a dividere il tempo in due. Con lei e senza di lei. Se il dopo sarà all’altezza, lo scopriremo solo vivendo. La sua eredità, invece, è quello con cui bisogna fare i conti oggi: tocca ai tedeschi, agli europei e, più in generale, alle donne. Soprattutto alle donne. Perché se Merkel con la sua vita ha spazzato via ogni alibi di genere agli insuccessi personali, ha anche indicato la via per riuscire dove le altre falliscono. Una strada che Tonia Mastrobuoni, corrispondente da Berlino per Repubblica, ha ripercorso nel libro L’inattesa, appena uscito per Mondadori: una bellissima biografia politica della donna più potente del pianeta, ma soprattutto un manuale estremamente utile di leadership per ragazze. Da cui proviamo qui a selezionare alcune dritte fondamentali.

Lasciate che gli altri vi sottovalutino

La luce troppo forte rischia di bruciare. E questo è il primo insegnamento di Angela Merkel alle ragazze: partire dalle retrovie concede spazi di manovra più ampi. A mettersi in mostra, si finisce per spaventare gli altri, soprattutto gli uomini. Lei invece, anonima scienziata prestata alla politica, non bella, non appariscente, silenziosa e secchiona, per tutta la vita gioca sull’effetto sorpresa. Ci cascano tutti, anche Helmuth Kohl, leader della Cdu e padre della Germania unita, che apre le porte alla sua strepitosa carriera nominandola trentaseienne ministro delle Donne e della Gioventù. Perché è donna, è giovane ed è cresciuta oltre la cortina di ferro, dunque un simbolo perfetto. Ma soprattutto perché la ritiene innocua e manovrabile. E infatti la chiama “la ragazza”, anzi: “la mia ragazza”. Ovviamente Kohl si sbaglia, e di grosso. Quando lo capirà, però, sarà troppo tardi e Merkel avrà già preso il suo posto alla guida della Cdu e della cancelleria.

La gratitudine non è dovuta

Gli errori si pagano e provare gratitudine è uno dei più comuni. È un obbligo inutile e dannoso: dove arrivi, lo devi solo a te stessa. «Merkel sente di non dover essere grata a nessuno perché le cose se le è conquistate lottando, donna in un mondo di uomini. Prima come fisico e poi come politico», dice Mastrobuoni. È questo che pensa quando, in mezzo allo scandalo sui fondi neri che ha travolto il suo partito, la Cdu, con una lettera al quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung uccide politicamente Helmuth Kohl. «Kohl ha arrecato un danno al partito. Che», scrive, «deve liberarsi dalla propria casa e intraprendere strade nuove, come una persona quando affronta la pubertà». Dopo 16 anni di governo, il padre della Germania unita è definitivamente fuori dai giochi, detronizzato dalla “sua ragazza”. La quale dalla vita ha imparato una lezione: bisogna evitare i sentimentalismi e, se serve, avere il coraggio di essere cattivi.

Photo credit: Hearst Owned
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Scegliete vestiti pratici

Quello passato a scegliere che cosa mettersi è tempo sprecato. Su questo Merkel ha pochi dubbi. Elisabeth Raether e Tina Hildebrandt, giornaliste del settimanale Die Zeit, per parlare dell’eredità che la cancelliera lascia alle donne, partono dai suoi abiti. Li firma la stilista Bettina Shoebach e sono tutti uguali: cambia solo il colore. Per praticità, spiega Mastrobuoni, «e per evitare di essere giudicata per quello che indossa». L’obiettivo che si sono date Merkel e la sua stilista, scrivono le giornaliste di Die Zeit, è «che lo sguardo scivoli sui vestiti senza lasciare appigli per i complimenti. La giacca ha la stessa funzione del camice di un medico». Una scelta che le dà infinite possibilità di movimento, compresa quella di flirtare in santa pace e senza critiche. Cosa che, come ha spiegato più volte la femminista tedesca Alice Schwarzer, Merkel ha fatto spesso e con grande abilità. «Nonostante gli abiti, ha un fascino femminile evidente ed è bravissima a flirtare. Basta guardarla con Emmanuel Macron: per lui ha un debole inequivocabile».

Imparate a neutralizzare il macho

Chiunque abbia visto Merkel insieme ai leader del mondo riporta la stessa impressione: lei è sempre la più intelligente della stanza. È questo il terreno su cui si muove per gestire il rapporto con gli uomini: capire chi ha davanti e adottare la strategia adeguata. Con Macron puoi flirtare, con Erdogan o Trump no. «Non si fa impressionare dai machismi, dal testosterone e dalla mascolinità tossica», dice Mastrobuoni. «Merkel si siede e parla, e parlando li disinnesca». Parlare, parlare, parlare. E, soprattutto, mai perdere la calma. Quando Putin si presenta a un incontro con un enorme molosso lei, che teme i cani, vacilla. Poi ingoia la paura e inizia a discutere il tema del meeting, spiazzandolo.

Circondatevi di amiche fidate

Meno si sa di voi, più siete libere. Su questo fondamentale principio Angela Merkel ha costruito una vita intera. «È protetta da un cordone sanitario di amici stretti che non parlano mai di lei», spiega Mastrobuoni. Amici, ma soprattutto amiche. Prima tra tutte, Beate Baumann, «la sua principale consigliera, la sua ombra, la custode leale delle sue debolezze, la corazza». È nel 1998, quando a Baumann si aggiunge come portavoce Eva Christiansen, che si comincia a parlare di un cerchio magico di donne. Merkel non è ancora cancelliere ma è già abbastanza esposta da infastidire “il club dei maschi” dentro il suo partito. Che per definire lei e le sue collaboratrici sfodera il termine Girls camp, titolo di un reality tedesco in voga ai tempi. Merkel commenta così: «Quando le donne che siedono ai piani alti si circondano di donne nei ruoli importanti, sembra un fatto eccezionale, ammantato di mistero. Trovo quest’espressione, Girls camp, perfida e divertente allo stesso tempo». Con il tempo all’elenco dei fedelissimi, si aggiungerà qualche maschio, anche se l’unico che conta davvero è il marito, Joachim Sauer. E infatti, si mormora che molte delle decisioni più importanti della politica tedesca di questi anni siano state prese da Merkel a colazione.

Se un uomo non fa per voi, lasciatelo

Ma tenetevi ciò che di buono ha da darvi. E infatti, del primo marito Ulrich Merkel, conosciuto ai tempi dell’università, sposato nel 1977 perché «ai tempi si faceva così» e poi abbandonato senza troppe spiegazioni, Angela nata Kasner conserva una sola cosa: il cognome. Perché a quel punto cambiarlo sarebbe stata una perdita di tempo. «Un giorno fece le valigie e se ne andò», raccontò lui in un’intervista. «Lo aveva stabilito con se stessa e ne aveva tratto le conseguenze». Lasciando Merkel, Angela oltre al cognome si tiene la lavatrice. Scelta perfettamente in linea con l’anima da zia che tanta parte ha avuto nella costruzione della sua epopea. Mastrobuoni scrive che la cancelliera, venendo da una famiglia protestante e prussiana, ha l’ordine come precetto morale: «È modesta e frugale, non le importa nulla dei soldi perché non ha bisogno di niente. Ha una modesta casetta in campagna e un piccolo appartamento a Berlino. Questa è una sua forza». Meno bisogni abbiamo, più siamo libere.

Non abbiate paura di cambiare idea

Il tempo è un dio benevolo, e spesso Merkel lo ha usato per smentire se stessa. Perché l’intelligenza è mobile, al contrario delle ideologie, e Merkel è il leader meno ideologico che l’Occidente abbia avuto. Modificare le proprie idee è la chiave per durare: lei in questo è stata maestra, capace come nessuno di leggere i bisogni del momento, fiutare l’aria e adattarsi. Come quando dopo aver fatto piangere una bambina palestinese perché «non possiamo accogliervi tutti», ha spalancato le frontiere ai profughi in arrivo dai Balcani dicendo «ce la faremo». O quando, dopo aver negato ogni apertura al debito comune europeo, ha spianato la strada al salvataggio dell’Ue messa in ginocchio dalla pandemia. Ogni volta ha avuto ragione.

Uscite di scena quando c'è ancora bisogno di voi

L’ultimo insegnamento l’ha dato ritirandosi dalla scena. «È la prima cancelliera della storia che rinuncia a candidarsi», chiude Mastrobuoni. «Un gesto di infinita eleganza e di intelligenza politica». Se ne va all’apice del successo quando tutti hanno ancora bisogno di lei, questa è una lezione enorme per tutte le donne. Che cosa farà adesso, ancora non lo sa: forse resterà a casa, forse girerà il mondo, forse scriverà, forse no. Dell’eredità che lascia al mondo evita di parlare, ha scritto recentemente il Washington Post. Il quale, però, ricorda che due anni fa le fu chiesto cosa avrebbe voluto veder scritto di lei nei libri per bambini nei prossimi 50 anni. «Ci ha provato», fu la sua risposta.

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