Mamma, lavoratrice e supereroina, Laure Calamy è la bella (bellissima) scoperta di Venezia 2021

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Photo credit: Vittorio Zunino Celotto - Getty Images
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L’abbiamo conosciuta nei panni di Noémi la segretaria-amante del presidente di una grande agenzia che segue attori popolari nella serie francese Chiami il mio agente: nelle quattro stagioni su Netflix ci siamo innamorati della sua grinta morbida, della sua sensualità debordante.

Ritroviamo Laure Calamy (sopra) nella sezione veneziana di Orizzonti in A plein temps di Eric Gravel, un altro ruolo survoltato: Julie, madre separata e in carriera che si reinventa per necessità cameriera d’hotel, divisa tra i figli, le richieste pressanti del lavoro e uno sciopero dei trasporti che incrina il suo fragile equilibrio: «Il film descrive la violenza del mondo del lavoro, coi turni che si allungano e i salari che si abbassano e il tentativo di dividere i lavoratori».

Un ritmo che ci costringe a vivere al limite, «perdendo il contatto con la nostra interiorità. E trasforma il film in una sorta di thriller, in cui gesti banali come recuperare in tempo i figli a scuola diventano missioni impossibili, roba da supereroine».

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