Marcell Jacobs, l'uomo più veloce

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Photo credit: Nella foto Marcell Jacobs
Photo credit: Nella foto Marcell Jacobs

Da bambino il nuovo primatista italiano dei 100 metri piani voleva già correre, ma in moto. "Sono a Desenzano del Garda, corro velocissimo in cortile", racconta Marcell Jacobs. "È il mio primo ricordo da piccolo. Mio nonno Osvaldo sorride. “Motoretta, ma dove vai?”, mi chiede. Tutta la famiglia di mia madre Viviana praticava il motocross, ma lei mi disse subito che non mi avrebbe lasciato andare in moto. Troppo pericoloso! E allora imitavo gli altri: correvo in giro, simulavo i salti sulla rampa del garage, facevo il matto e i suoni con la bocca. Brrruumm!". Ora invece Marcell, a 26 anni, corre sulla pista di atletica leggera ed è diventato uno dei migliori velocisti del mondo. Pochi giorni fa ha stabilito in un meeting a Savona il record italiano con il fantastico tempo di 9’’95, 6 centesimi meno di Pietro Mennea nel 1979 e 4 meno dell’amico e rivale Filippo Tortu, che deteneva il primato. Solo quattro atleti nel mondo sono riusciti nel 2021 a correre i 100 metri in un tempo minore di Jacobs.


Photo credit: Nella foto Marcell Jacobs e Filippo Tortu
Photo credit: Nella foto Marcell Jacobs e Filippo Tortu

Lui ha una storia particolare alle spalle, che da bambino lo ha fatto soffrire. È nato a El Paso, in Texas, dalla relazione di una donna italiana, Viviana Masini, con l’americano Lamont Jacobs, militare nella base statunitense a Vicenza. Quando si sono conosciuti lei aveva 16 anni e lui 18. La giovane coppia si è sposata e si è trasferita in Texas, ma Lamont subito dopo la nascita del figlio è stato destinato in una base in Corea del Sud e per la moglie è stato impossibile seguirlo. Così ha preso Marcell, che non aveva neppure un mese di vita, ed è tornata con lui in Italia sul lago di Garda, dove ora gestisce un albergo a Manerba (Brescia). "Mio padre, da bambino, non lo ricordo", dice Marcell in un’intervista al Corriere della Sera. "Da quando, con mamma, sono tornato da El Paso è cominciata la nostra personalissima sfida a due. A scuola ero in difficoltà. “Disegna la tua famiglia”, mi diceva la maestra. Io avevo solo mia madre da disegnare e ci soffrivo. “Chi è tuo papà?”, mi chiedevano gli amici da ragazzino. “Non esiste”, rispondevo, “so a malapena che porto il suo nome”. Per anni ho alzato un muro. E quando mio padre provava a contattarmi su Facebook, me ne fregavo".

Photo credit: Nella foto Marcell Jacobs e Eseosa Desalu
Photo credit: Nella foto Marcell Jacobs e Eseosa Desalu

A 10 anni Marcell già praticava l’atletica, ma si era messo in luce nel salto in lungo. Primatista italiano nel 2013 nella categoria juniores, ha un record di 8,03 metri, quarta miglior misura nazionale di sempre. Aveva appeso in camera il poster del velocista americano Carl Lewis, ma il suo idolo era l’italiano Andrew Howe, vincitore dell’argento nel salto in lungo ai Mondiali di Osaka nel 2007. Un infortunio però ha costretto Jacobs ad abbandonare questa disciplina. "Non so se sia stata fortuna o sfortuna, ma questi problemi mi hanno costretto a concentrarmi solo sulla velocità", dice oggi.

I risultati sono stati incoraggianti, ma il vero salto di qualità è arrivato quando Marcell ha iniziato a lavorare non solo sul fisico, anche sulla mente. "Ho incontrato una brava mental coach, Nicoletta Romanazzi, che è entrata nel mio team con l’allenatore Paolo Camossi", spiega Jacobs. "Con lei ho accettato di lavorare in profondità sulle mie paure e sui miei fantasmi. Non è stato facile: c’è una parte intima che non vogliamo mostrare nemmeno a noi stessi. Però imparo in fretta. Il lavoro psicologico è iniziato a settembre dell’anno scorso e in sei mesi ho ottenuto l’oro nei 60 metri piani agli Europei di Torun, l’argento nella staffetta 4x100 ai Mondiali di Chorzow [entrambe località in Polonia, ndr] e ora il 9”95 di Savona".

Photo credit: Nella foto Jacobs con la compagna Nicole
Photo credit: Nella foto Jacobs con la compagna Nicole

L’atleta Marcell è maturato e l’Italia punta su di lui per una medaglia nei 100 metri questa estate alle Olimpiadi di Tokyo. Ma anche l’uomo Marcell è arrivato al culmine di un lungo percorso e ha raggiunto l’equilibrio interiore. "Non è ancora tutto risolto", dice, "però almeno con papà adesso comunichiamo. Il traduttore di Google mi dà una mano quando non capisco, con l’inglese sono in difficoltà. Lo odiavo per essere scomparso, ma ho ribaltato la prospettiva: mi ha dato la vita, muscoli pazzeschi, la velocità. L’ho giudicato senza sapere nulla di lui". Anche dal punto di vista sentimentale, dopo una relazione a 19 anni finita presto, da cui è nato Jeremy, ha trovato la stabilità con la compagna Nicole Daza, 25 anni, che gli ha dato Anthony, 2, e Megan, 9 mesi. Marcell, che indossa collane e orecchini e si ispira per la sua immagine alle stelle americane del basket Nba, porta impresso sulla pelle un tatuaggio per ogni figlio. "Amo i tatuaggi, che raccontano la storia della mia vita". Ne ha uno per ogni evento importante e spera di aggiungerne presto un altro, dopo la sua trasferta olimpica a Tokyo.

Testo di Igor Ruggeri

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente