A Marco Bellocchio verrà consegnata la Palma d'oro d'Onore a Cannes 2021 che sa di trionfo made in Italy

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Photo credit: Getty Images
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Marx può aspettare, Marco Bellocchio no. É arrivato infatti il suo momento ed è giusto che il regista se lo goda fino in fondo. Breve recap per chi avesse rimosso tutto ciò che è accaduto pre - pandemia: all'ultimo Festival di Cannes (ovvero nel 2019, perché l'anno scorso la kermesse è saltata causa Covid, ndr) Bellocchio ha stregato tutti con Il traditore. E quando diciamo tutti, intendiamo proprio tutti, mica solo i francesi. Come si ricorderà, la pellicola con Pierfrancesco Favino era stata applaudita per 13 minuti (sì, ai festival si contano i minuti) ma soprattutto ha convinto il colosso americano Sony Pictures, che ha comprato il film per distribuirlo in America. L'anteprima si è svolta a Los Angeles e tra una cosa e l'altra (ha girato svariati festival internazionali) il titolo è stato venduto in 50 Paesi. In Italia ha vinto un David di Donatello e poi è stato scelto per rappresentare il Bel Paese nella corsa agli Oscar, senza purtroppo successo.

Ebbene, i francesi hanno deciso di rendere onore al merito e così a luglio consegneranno a Bellocchio la Palma d'oro d'onore. Per capirci: l'altra la danno a un mito come Jodie Foster. Il riconoscimento insomma è bello grosso ma i festeggiamenti non finiscono mica qui. Sulla Croisette verrà infatti anche proiettato, in anteprima mondiale, il nuovo film del regista: Marx può aspettare.

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Di che si tratta? Marx può aspettare è un film fortemente autobiografico perché racconta la vita e la malattia di Camillo: il fratello gemello di Bellocchio, morto prematuramente il 27 dicembre del 1968. La storia è complessa e delicata perché intreccia ricordi molto personali, oltre che dolorosi, con un periodo storicamente caldissimo, ossia il 68. Non stupisce dunque che la sua gestazione sia stata molto lunga: ben cinque anni. "Il 16 dicembre 2016 avevo organizzato un pranzo al Circolo dell’Unione a Piacenza per festeggiare vari compleanni della mia famiglia", ricorda Bellocchio. "Desideravo fare un film sulla mia famiglia, ma non avevo ancora le idee chiare. Non sapevo che cosa volessi esattamente fare. In realtà lo scopo era un altro... Fare un film su Camillo, l’angelo, il protagonista di questa storia".

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I motivi che avrebbero spinto Bellocchio a raccontare la vita di Camillo sarebbero stati sostanzialmente due: voleva fare "una riflessione sul dolore dei sopravvissuti (eravamo abbastanza sani noi fratelli per sentire dolore?), ma soprattutto sulla volontà di nascondere la verità a nostra madre, convinti che altrimenti non avrebbe sopportato la tragedia. E perciò il teatro nella tragedia". Inoltre "la morte di Camillo cade in un anno “rivoluzionario”, ossia il 1968. L’anno della contestazione, della libertà sessuale, del maggio francese, dell’invasione della Cecoslovacchia, ma tutte queste rivoluzioni passarono accanto alla vita di Camillo, non lo interessarono. “Marx può aspettare” mi disse l’ultima volta che ci incontrammo...". Il film sarà presentato a Cannes il 15 luglio nella sezione Special Screening e lo stesso giorno sarà distribuito anche nelle sale italiane da O1 Distribution.

Ma non temete, non sarà un film intimistico: Bellocchio assicura che sarà "una storia totalmente autobiografica, ma che vuole essere universale... altrimenti che interesse potrebbe avere?". Già solo per questa frase, meriterebbe pure un Oscar...

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