Marco Mengoni che canta 'L’anno che verrà' di Dalla a un anno dall'inizio della pandemia è da brividi

Di Monica Monnis
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Photo credit: Roberto Panucci - Corbis - Getty Images
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5 minuti e 44 secondi di commozione, dolore, turbamento, coraggio, resistenza e speranza. 5 minuti e 44 secondi in grado di fotografare con una sensibilità unica un anno di commozione, dolore, turbamento, coraggio, resistenza e speranza. Il video di Marco Mengoni che canta L’anno che verrà è da pelle d'oca, perché la canzone di Lucio Dalla è un capolavoro, perché il silenzio sacro di una Bergamo deserta è da brividi, perché la sua voce arriva dritto al cuore, perché oggi siamo tutti estremamente fragili e provati da un'apocalisse iniziata un anno fa e che non arresta la corsa e continua a fare paura.

L'esibizione di Marco è parte di uno speciale che RaiUno ha voluto dedicare ai primi dodici mesi di pandemia (in onda domenica dopo il Tg1 della sera è disponibile su RaiPlay fino al 4 marzo ndr). In una Bergamo buia e deserta, proprio dove un anno fa l'incubo ha iniziato a prendere vita, in un'atmosfera di resilienza e di ricordo rivolto a chi questa battaglia non è riuscita a vincerla, Mengoni ha voluto rileggere lo storico brano del cantautore bolognese, "un genio del passato radicato nel futuro" legandolo a doppio filo con l'hic et nunc. L’anno che verrà, definito dal cantante classe 1988 "un brano senza tempo" e "il miglior modo per raccontare questo tempo, fatto di preoccupazioni, incertezze, solitudine, un tempo dove è necessario ritrovarsi per capire cosa sia davvero importante". Parole che dal 1978 salgono sulla macchina del tempo e arrivano nel 2021 non perdendo di potenza ed emozione, pensieri che sembrano essere scritti oggi con l'intenzione di "guardare con fiducia al futuro".

In piedi, in controluce di fronte ad una Piazza Vecchia buia, incantata, vuota e immobile, circondato da Bergamo emblema della tragedia ma anche simbolo di forza e di resistenza, solo la sua voce accompagnata da un pianoforte, un basso e un quartetto d’archi a tagliare un silenzio che riesce a farsi sentire. Una quiete in realtà assordante che ricorda la sofferenza degli ultimi 365 giorni, fatti di assenza, distanza, paura di perdere tutto, solitudine nel vivere il proprio dolore, di "quando si è dovuto dire addio senza poter parlare". Il messaggio è pieno di speranza nel futuro, di voglia di ripartire e di iniziare a coniugare al passato tutto ciò che riguarda la pandemia. L'anno che sta arrivando tra un anno passerà/Io mi sto preparando, è questa la novità...