Margherita Vicario ha fatto Bingo, oggi è finalmente libera (di dire sperimentare giocare rappare)

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Photo credit: Getty Images
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Violenza sulle donne, immigrazione, suicidio, difficoltà nell’accettazione di sé, senso di colpa, avidità, una perenne quanto futile ricerca di qualcosa di meglio. Ma anche rapporti d’amore e amicizia lunghi anni, di serate in festa e affetti che, in conclusione, insieme a “uno stereo fortissimo per questo disco bellissimo” sono tutto ciò che serve per essere felice. Questi i temi di una ricerca più interiore che scientifica, senza dubbio artistica, durata due anni e che ha portato Margherita Vicario ad essere libera. Libera di esprimersi, sperimentare con parole e musica, accostare al lavoro di attrice (magari l'avrete vista ne I Cesaroni, Arance e Martello, To Rome With Love, Nero a metà) quello di cantautrice e di racchiudere tutto questo in Bingo, il suo album uscito alla mezzanotte di giovedì 13 maggio.

Dalla carriera di attrice Margherita Vicario prende la spettacolarità cinematografica e ne impregna i suoi brani, nel dipingere scene surreali come un family day pieno di preti e massoni o due amiche con vista sul Pincio che si ritrovano “da vecchie a bere”. Su basi che tendono alla felicità con un ritmo multiculturale ed energico, Margherita è tanto cruda e realista, come quando parla di sesso in Giubbottino, quanto romantica e semplice nella storia d’amore di Fred Astair. Così lei mostra le mille sfaccettature di una realtà-relativa e di una personalità femminile, la sua. Perché il suo essere “cantante italiana” non la porta a parlare solo in romantichese, “cantautrice” non significa che sia sempre depressa, da “rapper” non è che parli sempre di cash.

Margherita Vicario, romana classe 1988, ha trovato la sua seconda casa a Torino dove grazie al suo fedelissimo produttore Davide Pavanello aka Dade (musicalmente nato come bassista e chitarrista dei mitici Linea 77) ha scritto il suo album Bingo, una grande mappa con tappe di un percorso non obbligato. Questo non è il primo disco di Margherita Vicario e basta aprire Spotify per rintracciare il suo album del 2014 Minimal Musical, dallo stile pungente ma a tratti più favolistico, la cui cover d’altronde vede Margherita Vicario ritratta insieme a un uccellino che le solleva le trecce. Una bella differenza rispetto all'artwork di Bingo in cui Margherita saltella senza veli avvolta in festoni e pesanti tende di velluto di una sala gioco.

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Come si è creato il nuovo mondo di Margherita Vicario popolato da trap boy, benzinai, poliziotti, preti, suore, amiche, cowboy sudati e Giorgia Meloni, insomma un universo parallelo ma molto simile alla realtà?

Bingo non è il mio esordio musicale ma segna un nuovo inizio, quindi ci ho dovuto mettere dentro parecchio. Si dice sempre che il secondo disco è più difficile da scrivere rispetto al primo perché il primo viene da solo mentre il secondo lo devi davvero scrivere. Nel mio caso, qui dentro ci ho messo tutto il mondo che mi circonda, mentre prima, in Minimal Musical, tendevo a parlare un po’ più solo dei fatti miei. Non ho più 20 anni, ne ho 30, e il paese dove vivo è cambiato o forse sono io che ne tengo più conto e mi guardo intorno.

Quindi sì questo universo è popolato da tutti, persino la Meloni ha un verso in Orango Tango, la canzone più onirica e più pazzerella di tutto il disco. E comunque c'è spazio anche per la canzone romantica, Fred Astair, perché proprio non poteva mancare un brano d'amore, un omaggio al fidanzato. Per questo penso che quello che cambia da Minimal Musical a Bingo è semplicemente che sono cresciuta, ma la penna è sempre la mia e mantengo un approccio cantautorale.

A proposito di cantautorato, tu ti incaselli nello scompartimento della cantautrice o della rapper? Perché in effetti tu rappi tanto e anche molto bene

In effetti è difficile adesso darmi un nome. Sicuramente cantautrice aiuta perché cantautore significa uno che canta ciò che scrive. Però alcuni brani di questo disco sono scritti a quattro mani, soprattutto dal punto di vista musicale. Ci sono brani fatti interamente da me ma altri per cui sono partita dal beat. Mandela, ad esempio, l’ho scritta sopra della musica che già esisteva. In effetti il processo creativo è stato da rapper e producer per molti brani, in più Dade è convinto che io sia una rapper, cosa a cui io ho sempre risposto “No, ma stai calmo non è vero” (ride, ndr). Lui lo sostiene perché uso molte parole e spesso anche immagini anche un po’ crude, non mi faccio problemi a scrivere roba sfrontata.

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Ti ritrovi nel mondo rap?

Sono affascinata da questo mondo, lo ascolto e ne sono catturata perché spesso essere rapper significa essere virtuoso o virtuosa dal punto di vista linguistico. Però il rap mi piace quando è onesto, genuino, quando è veramente un modo per esprimersi. In quel caso mi affascina e può essere cruento quanto vuole perché significa che quell’artista ha la necessità di essere così. Quando invece è emulazione o fine a se stesso mi dà i nervi perché non c’è niente di vero, è tutto atteggiamento.

Parlando di rap puro e crudo mi hai descritto un po' lo stile di Speranza, rapper casertano insieme a cui hai cantato Romeo

Esatto, lui è proprio così, altrimenti non ci avrei mai collaborato. Romeo è un grosso storytelling in cui Speranza si è prestato a fare l’uomo violento che insegue la compagna, interpretata da me, per ucciderla. Lui è entrato totalmente nella storia, anzi ha proprio ribaltato la canzone perché io addirittura volevo parlare di due che si amano nonostante le storture del mondo esterno e invece quando lui mi ha mandato la sua parte registrata ho pensato che fosse un lavoro pazzesco: aveva ribaltato tutto, era diventato addirittura lui l’assassino! Speranza ha dimostrato di essere un artista, di essere in grado di trattare un argomento come il femminicidio.

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E sulle tematiche spinose tu non ti tiri certo indietro, in Mandela parli di immigrazione ma anche di molestie e citi il caso di cronaca del 2017, in cui due carabinieri in servizio abusarono di due studentesse statunitensi

Mandela gira intorno al fatto che veniamo riempiti di stereotipi, la paura dello straniero che ci inculcano va a scontrarsi contro la realtà di un ragazzo extracomunitario che mi fa un complimento in modo garbato. Voglio precisare che i complimenti si possono fare, sono diversi dal cat calling, e una persona sa discernere se si stratta di una cosa carina o se c’è sotto del pericolo.

Anche quel “magari son bionda e parlo anglais” riferito al fatto di cronaca rientra in questi luoghi comuni, che presentano la polizia come persone di cui io mi dovrei fidare, che sono l’autorità, e che invece se fanno qualcosa di sbagliato vengono punite per ultime, e delle mele marce non si parla. E allora come funziona? Questa canzone era un modo di raccontare tante cose che riguardano anche me, perché poi sono io in prima persona che rischio di finire ubriaca in commissariato e non essere creduta se mi succede qualcosa. Sono tutte cose che vivo sulla mia pelle e mi fanno preoccupare.

In queste settimane si è parlato molto di libertà d’espressione (vedi il caso Fedez al primo maggio) tu nei tuoi brani esprimi chiaramente ciò in cui credi. Cosa rispondi a chi dice che chi fa musica non può occuparsi di altro?

(Prima di rispondere sgrana gli occhi, ndr)

Beh il mio disco è pieno di prese di posizione perché io prima di essere una cantante sono una cittadina del Paese, ma che devo fare scusa? In più attingo dalla mia vita quindi di cosa dovrei scrivere se non di quello che vivo? C’è anche chi scrive di altre cose, ma non è il mio percorso. Certo, per raggirare questa accusa, che di per sé è stupida perché un cantante può usare la propria voce come gli pare, un metodo è usare le proprie canzoni per parlare di quello che vuole. Siamo cittadini prima che artisti, quindi siamo liberi di esprimerci.

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E cosa rispondi a chi dice che il politicamente corretto ci ucciderà?

Rispondo di andarsi a leggere gli articoli che spiegano cosa significa politicamente corretto e da dove nasce questa terminologia perché chi sostiene questa tesi spesso parla di una cosa di cui non conosce il vero significato, che è uno dei problemi di questa società velocissima per cui uno non si ferma effettivamente ad approfondire ma deve assolutamente dire la sua. Quindi no, il politicamente corretto non ci ucciderà, d’altra parte però è importante stare attenti al “come” uno rivendica dei diritti giusti oltre che al “cosa” rivendica. Bisogna trovare il modo per non trovarsi davanti un muro, quello eretto da chi si attacca alla dittatura del politicamente corretto.

In Troppi Preti Troppe Suore dici: "Ancora dicono la loro nel 2029 come fossero dei leader di sinistra da ascoltare". Allora riprendendo il meme “la sinistra riparta da..." ti chiedo effettivamente: da cosa?

Mi fa ridere perché a me scrivono sotto le canzoni di YouTube "La sinistra riparta da Margherita Vicario". Comunque direi “la sinistra riparta da” le scuole e l’istruzione, non c’è niente più di sinistra di una buona educazione. È l’unica arma contro la distruzione.

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In Come va parli in modo delicato, realistico e senza peli sulla lingua del rapporto di amicizia tra donne

Ne parlo anche in Pincio, che è diventato un mio must. Io per fortuna ho anche amici maschi con cui passo 40 minuti al telefono facendo il punto della situazione. Nel video poi c’è una realizzazione al femminile e l’ho scritta pensando nello specifico a un’amica femmina. Questa è l’unica canzone figlia di questi tempi dove tra amici è stato difficile rimanere davvero in contatto. Mi sono resa conto che ognuno aveva la sua scala di guai, però il problema della socialità interrotta ha colpito tutti, quindi mi sono voluta concentrare su un problema interiore sul come stiamo dopo un periodo così faticoso.

Parti da Bingo che è la speranza di nuovo inizio e finisci con Piña Colada, che storia racconti?

Una storia che si conclude in niente (ride, ndr) perché in Piña Colada dico qualcosa del tipo: “comunque vada siamo felici uguale”. In mezzo a questa prima e ultima traccia invece c’è una collezione di momenti più che un vero racconto. Non è un concept album come lo era Minimal Musical in cui ogni brano era legato perfettamente al successivo, questo è più un mosaico degli ultimi due anni.

La canzone di Bingo per cui fai il tifo?

Forse Come noi, che io chiamo la pecora nera del disco, perché è l’unica piano e voce, con gli archi e ha una produzione totalmente diversa. Sta lì piano e voce, tutta vecchio stile. Tifo per lei perché è la più nuda di tutte.