Maria Grazia Chiuri racconta la sua idea di maternità, e cosa significhi essere madre oggi

·3 minuto per la lettura
Photo credit: Pascal Le Segretain - Getty Images
Photo credit: Pascal Le Segretain - Getty Images

Una Maria Grazia Chiuri come non l’avevamo mai vista né ascoltata. Il direttore creativo della maison Dior si è raccontato a due voci, la sua e quella della figlia Rachele Regini, in un’intervista esclusiva rilasciata alla testata francese Madame Le Figaro. Tra i temi caldi trattati, ce ne è stato anche uno che in assoluto – da donna a donne – abbiamo sentito più attuale che mai: la maternità. Cosa significa (e cosa ha significato nel passato) essere madre secondo Maria Grazia Chiuri?


Il rapporto di Maria Grazia Chiuri con la figlia Rachele, che oggi lavora accanto a lei nella maison Dior in qualità di Cultural Advisor, sembrerebbe essere stato (anche) contrastato nel corso degli anni. Certo, entrambe “convergono su un nuovo modo di fare moda, perché questa possa parlare al mondo”. Ma non un mondo onirico, utopico o raggiungibile solo nei sogni, no. Madre e figlia sono d’accordo sulla possibilità di rendere la moda il veicolo attraverso cui costruire un mondo reale, di “donne poliedriche e belle perché imperfette”. Eppure, quando si tratta di consigliarsi l’un l’altra, no, la posizione di Maria Grazia Chiuri resta ben definita e centrata: "Per principio, non do consigli", assicura lei.

Photo credit: Tristan Fewings - Getty Images
Photo credit: Tristan Fewings - Getty Images

Oltre il consiglio in sé, però, esiste (comunque) il supporto reciproco. E di questo Maria Grazia Chiuri ne è estremamente grata, da madre quale è, a sua figlia: “Mi hai supportata appena entrata in Dior – dice rivolgendosi a Rachele, - anche se all'epoca eri così critica nei confronti della moda! Ricordo molto bene la nostra conversazione di allora. Avevo dubbi sul cambiamento in atto: lasciare Roma e ricominciare tutto da capo, mentre tu facevi il dottorato in Gender Media and Culture alla Goldsmiths University di Londra”. Quel periodo di tempesta e dibattiti, lo ricorda bene anche la stessa Rachele Regini: “Mi dicesti che invece di criticare, avrei potuto lavorare con te e che insieme avremmo potuto provare a cambiare il sistema dall'interno. È stato il nostro patto”. Un patto che poi si è realmente concretizzato, con il ruolo di Cultural Advisor che Rachele ha assunto nella maison francese.

Photo credit: Astrid Stawiarz - Getty Images
Photo credit: Astrid Stawiarz - Getty Images

E come in ogni intervista che parla di maternità, guai a omettere la difficoltà reale con cui ogni donna si incontra/scontra all’alba di una nuova nascita: coniugare allattamento e carriera. “Quando avevo tre mesi – rivela Maria Grazia Chiuri, - ho portato Rachele con me in fabbrica. Mia zia si è presa cura di lei tra due poppate”. Poi, sono arrivati i tempi della co-direzione creativa della maison Valentino (insieme a Pierpaolo Piccioli, oggi unica mente al vertice artistico della casa di moda). “Quella di Valentino è stata la sua seconda casa – conferma ancora Maria Grazia Chiuri. - Poi, quando è arrivata a Londra, abbiamo avuto sette anni di scontri senza fine. Vedeva la moda come il male assoluto. Ma ho cercato di mostrarle anche gli aspetti positivi”.

Photo credit: Bertrand Rindoff Petroff - Getty Images
Photo credit: Bertrand Rindoff Petroff - Getty Images

La conferma sull'idea di maternità secondo Maria Grazia Chiuri arriva pronta e puntuale da Rachele Regini oggi: “Abbiamo litigato per la moda, ma stavo anche vivendo una grande ribellione contro mia madre”, afferma lei. E da (cresciute) adolescenti quali siamo (tutte) state, come non percepire dentro di noi la forza (anarchica e dirompente) delle sue parole? Ne ha saputo fare tesoro però, Maria Grazia Chiuri, di tutte le critiche ricevute da sua figlia. “Sono state molto costruttive – ammette oggi il direttore creativo di Dior. - Volevo capire il suo punto di vista, così iniziai a prendere in prestito i suoi libri per comprendere il suo approccio teorico. Io ho i miei principi di vita personali, il mio femminismo nasce dalla mia esperienza, non ho fatto studi di genere. Ho quasi svolto un lavoro analitico sul lavoro, scoprendo così alcuni aspetti di me stessa, del mio rapporto con il corpo e con la moda che Rachele definisce anomala, anormale”.