Marie Chouinard: chi è la coreografa alla direzione di Biennale Danza

Di Giada Vailati
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Photo credit: Sylvie-Ann Paré
Photo credit: Sylvie-Ann Paré

From Harper's BAZAAR

Avevamo già parlato di come Montréal si meriti a pieno il titolo di “città della joie de vivre” per la sua altissima qualità della vita in generale e, più precisamente, nel campo dell’arte per l’efficienza dei poli culturali e per le tante risorse stanziate per la produzione artistica di tutti i settori, fra i quali spicca decisamente la danza. Anche la protagonista di oggi infatti nasce nella capitale del Québec e da lì continua la sua straordinaria produzione dopo essere diventata una delle coreografe più importanti su scala mondiale: si chiama Marie Chouinard, ha sessantacinque anni, lunghissimi capelli biondi, occhi chiari e pieni di luce che trasmettono con uno sguardo la sua creatività visionaria.

Photo credit: Nicolas Ruel
Photo credit: Nicolas Ruel

Proprio in questi giorni con il Festival Biennale Danza, in corso dal 13 al 25 ottobre, si conclude il suo quarto anno di direzione artistica della sezione Danza della Biennale di Venezia, carica che ha ricoperto con estrema attenzione nel proporre sempre le realtà nazionali e internazionali più valide e innovative nel campo della danza contemporanea - dalla più sperimentale che fonde linguaggi diversi e lavora sul movimento in maniera avulsa da qualsiasi codice, alla più tradizionale, dove esiste invece un preciso metodo di lavoro sul corpo e dove i passi di danza rimangono il principale mezzo d’espressione - dimostrando un grande occhio di riguardo per la danza italiana.

Marie Chouinard negli anni Novanta diventa un punto di riferimento nel mondo delle arti dal vivo: dopo un lavoro solista durato quindici anni (durante i quali ha creato svariati soli dei quali era sia autrice che interprete), dove ha potuto sperimentare su di sé le più svariate possibilità espressive sia attraverso il movimento sia attraverso tutti gli altri canali di comunicazione del corpo (la voce, l’incisività del volto, il flusso energetico), nel 1986 fonda a Montreal la Compagnie Marie Chouinard dove tuttora lavora come coreografa e dove ha creato capolavori già passati alla storia (uno dei più noti: body_remix/les_variations_goldberg).

Photo credit: Sylvie-Ann Paré
Photo credit: Sylvie-Ann Paré

I suoi danzatori hanno età e background diversi, tutti però possiedono una tecnica ineccepibile che permette loro di interpretare egregiamente l’idea di danza di Chouinard - idea che si riassume nel titolo del suo ultimo lavoro, Radical Vitality. Radicale come la scelta di mettere in scena danzatori che si trasformano in altro, ai quali è richiesta un’intensa connessione con la propria interiorità che li porta a far esplodere in scena un’energia quasi non umana, più animale e istintuale.

Photo credit: Nicolas Ruel
Photo credit: Nicolas Ruel

Vitale come lei quando spiega il pensiero che sta dentro il gesto, quando porta i suoi danzatori a riempire i passi di energia pura e quando realizza in scena il balance perfetto fra follia, virtuosismo e umanità (da vedere a proposito Henry Michaux: mouvements e la sua versione de Le Sacre du Printemps)

“Tutto è nato per caso: un giorno in sala da sola iniziai a fare dei movimenti nuovi e a chiedermi da dove venissero e perché, concentrandomi sulla sensazione che mi davano. Questa attenzione alla sensazione e al gusto che un gesto genera nel corpo mi accompagna da sempre, unito al piacere nel vedere la forma, la pulizia tecnica. Da qui nasce il mio linguaggio espressivo, totalmente basato sul naturale piacere del corpo che lo interpreta,” ha raccontato.

Photo credit: Sylvie-Ann Paré
Photo credit: Sylvie-Ann Paré

Piacere, intensità, esaltazione della bellezza e della sensualità del corpo e di tutte le sue singole parti (“la mia preferita è la schiena”, raccontava Chouinard durante uno sharing a Biennale Danza 2018) sono punti basilari nel suo lavoro: il gusto dato dal movimento, sia nella fase creativa cioè quando è legato all’esplorazione di nuovi modi di muoversi, sia in quella interpretativa e quindi provocato dal calarsi totalmente e con generosità nell’interpretazione di una coreografia, genera un legame con lo spettatore che prova istintivamente una forte sensazione di godimento, cosa che conferisce un grande plus alla perfezione di esecuzione e alla genialità registica di ciò che accade in scena.