Marijana Radovic e Marco Bonelli: "L’unica cosa che abbiamo divisa è l’ufficio"

Di Alessandra Pon
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Photo credit: Adriano Russo
Photo credit: Adriano Russo

From ELLE

In un momento in cui tante relazioni si rompono per “mancanza d’aria”, ci sono coppie che sono invincibili proprio perché condividono tutto: spazi, tempo, passioni, progetti… proprio come Marijana Radovic e Marco Bonelli, architetti di m2atelier. Il loro segreto? Siamo andati a domandarglielo...

(Nella foto in alto e qui sotto, due ritratti di Marijana Radovic e Marco Bonelli, alias m2atelier nel loro studio. Diversi i progetti in corso, da San Francisco a Milano, dove è in realizzazione un club su sei piani con suite, piccolo teatro, speakeasy e area skincare. Mariana indossa la giacca 4 Ganci in cotone lavato con banda orizzontale tono su tono dalla finitura gommata. Marco ha una field jacket in cotone lavato, entrambe Fay. Foto di Adriano Russo, styling Monica Curetti, ha collaborato Gabriele Ciciriello; capelli Giovanni Erroi@greenappleitaly; trucco Martina Bolis@unconventional artist).

Photo credit: courtesy
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Quando vi siete incontrati/innamorati, lui/lei faceva, lui/lei era...

Marco: Ci siamo conosciuti esattamente…12 anni fa?? (Marijana: No, 10! Ma sembrano 40…) Per forza, una coppia normale si vede un paio di volte al giorno e poi nel weekend, noi passando 18 ore al giorno insieme più il fine settimana conviviamo cinque volte tanto… Altro che 40, è come se fossero 50! Comunque, conosciuti per caso: un mio collaboratore era un suo ex collaboratore, e mi faceva sempre una “capa tanta” su di lei – la devi conoscere, la devi conoscere..

Marijana: …e lo stesso lui ripeteva a me: lo devi proprio conoscere, lo devi proprio conoscere… La cosa buffa è che i nostri due studi erano a neanche dieci minuti di distanza, che facevamo lo stesso lavoro, i nostri nomi si erano spesso sfiorati, eppure non ci eravamo mai incontrati.

Quale talento gli/le invidi?

Marco: Tantissime cose… Non per fare il romanticone ma Marijana è davvero unica, non credevo fosse possibile incontrare una persona altrettanto motivata nel lavoro e così integra di principi. Ricordo ancora le raccomandazioni di mio padre: mai mischiare lavoro e affetti! In realtà, quando ci siamo conosciuti, non eravamo più dei ragazzini ma due persone con un bel bagaglio di esperienze di vita e professionali: lavorare insieme mi sembrava un sogno, invece è diventato molto velocemente realtà Una sua qualità su tutte: il multitasking interdisciplinare. Lasciatemi sviolinare: sa essere madre, figlia, sorella, compagna, moglie, professionista, architetto….

Marijana: Quanto parla bene… Ha una valenza diplomatica che io proprio non ho, agisco e dico più d’impulso, ma stando con lui sono migliorata

Da quando state insieme siete diventati più creativi (oppure: il vostro incontro ha cambiato la vostra creatività)?

Marco: Ho studiato a New York e vissuto un certo tempo in America con un socio al mio fianco, so quanto la formula sia difficile: di solito l’associazione vincente è la divisione dei compiti. Il fatto che con Marijana fossimo interscambiabili era dunque un pericolo, invece si è rivelato esattamente il contrario, un punto di forza. Essendo coppia abbiamo automaticamente estirpato tutti quei semi della discordia che si generano nella prassi: il fattore economico, questo è il “mio” cliente-no, è il “tuo, io lavoro di più-no, lavoro di più io. Anche la questione, fondamentale per un architetto, del proprio ego ha trovato, in coppia, la sua soluzione: il nostro nome M2 non sta solo per “metro quadrato” ma per Marco+ Marijana. Ci identifichiamo come un team, non un singolo: partiamo sempre insieme, e vinciamo – o perdiamo – sempre insieme.

Marijana: Parlerà sempre più di me (ride). Non ci siamo messi insieme a tavolino. Per un po’ abbiamo continuato a lavorare separatamente, poi – è venuto naturale – ci siamo fusi. I nostri background erano diversi, ma l’approccio progettuale era simile e – come l’hai chiamata tu? – “l’impollinazione” è stata veloce.

Come lo/la descriveresti, definiresti sul lavoro? Pregi e difetti

Marco: Grande capacità di concentrazione e superba attitudine ad alzare l’asticella, un atteggiamento che ho sempre ritenuto determinante per raggiungere i propri obiettivi. Mai essere soddisfatti: il lavoro creativo non si conclude, si migliora di continuo anche se il cliente è soddisfatto, per definizione è in-finito. Su tutti questi pregi, poi, svetta il multitasking – non ha vacillato, neanche con i bambini piccoli. Non ha mai perso un giorno!

Marijana: Macché! Li ho persi e non te ne sei accorto…. Perché mi sono organizzata: ho concentrato il lavoro in studio tra il lunedì e il mercoledì, e il giovedì e il venerdì me li prendevo per stare con loro. Aspetta…voglio dire anch’io le sue qualità: è metodico, preciso alla perfezione, adoro come racconta i progetti – lo fa sempre lui, io patisco un po’ sentirmi “la straniera”. Mi piace questo continuo trovarci simili o diversi ma assolutamente complementari. Posso sviolinare anch’io? Siamo un’unione perfetta.

L'attività in cui siete più compatibili?

Marco: Più di tutto, nel capire quando una cosa è giusta: ci rendiamo subito conto se un progetto funziona.

Marijana: Nel criticarci. E’così che lavoriamo, mettendoci apposta in dubbio. Essere duplici significa avere più idee e obiezioni – e questo per il cliente è un vantaggio – e rende il prodotto migliore, perché le soluzioni non sono mai univoche. In pratica, sono l’unica da cui accetta critiche!

Quella in cui invece siete proprio incompatibili?

Marco: Non saprei, non ci ho mai riflettuto… Non so se è bene o male, ma non abbiamo neanche segreti: io prendo il suo telefono, lei il mio. Non c’è in effetti nulla che evitiamo o che riteniamo così privato da escludere l’altro. E nemmeno posso dire, accidenti io amo il golf e lei invece preferisce passeggiare.

Marijana: Detto in poche parole…non siamo gelosi e, sì, siamo simbiotici – ormai non lo notiamo neanche più: condividiamo tutto, casa – al primo piano -, studio – a piano terra -, gli amici, i figli (ride) e persino l’hobby – andiamo insieme in palestra.

In che modo lavorate insieme? Come vi dividete i ruoli?

Marco: Ecco, l’unica cosa che abbiamo divisa è l’ufficio – io ho il mio, lei il suo – ma non tanto perché vogliamo il nostro spazio e un po’ di pace tra quattro mura. Più che altro è una questione di praticità – se hai una conversazione delicata con un cliente. La porta comunque rimane sempre aperta. Nella prima fase di un progetto penso sia importante stare insieme – l’incipit creativo – poi, dato che spesso ne abbiamo in corso tanti contemporaneamente, ce li dividiamo restando però interscambiabili nei ruoli.

Marijana: Non abbiamo mai detto “Tu fai questo, io faccio quello”. Marco pensa che io sia molto brava nel lavoro di team proprio perché, da multitasker, posso essere interrotta più volte al giorno senza perdere il focus. Ma siamo molto attenti a non essere divisi o distanti nelle fasi cruciali, quando c’è una decisione da prendere o abbiamo dei dubbi.

La cosa che ti fa proprio arrabbiare di lei/lui?

Marco: Confesso, sono un po’ all’antica, quando ho una conversazione pretendo che l’interlocutore mi guardi negli occhi. Di contro, mi manda in bestia parlare mentre l’altro – lei! – scrive una mail spergiurando che mi ascolta oppure discutere della scuola dei bambini mentre lei se ne viene fuori con “Allora farla in tech!”. Ma scusa, dove sono finiti soggetto argomento tempo?!

Marijana: Ma il multitasking non era una gran virtù? Su, su…bisogna essere svelti, rapidi nelle connessioni… Io invece non amo avere discussioni in pubblico; se subodoro il conflitto me ne sto zitta, o me ne vado. Non mi piace che altri partecipino.

Il segreto per lavorare bene con lui/lei

Marco: Saper ascoltare, veramente. I contrasti tra me e Marijana sono sul lavoro, non certo sull’educazione dei figli o sulla cena, e le micce si innescano facilmente. Devi ascoltare quello che l’altro ti dice senza pregiudizi, anche se non ha il soggetto o il verbo nella posizione giusta. Devi capire il punto, senza farti influenzare dal tono o dalla tua stanchezza; concentrarti sull’informazione, convinto che l’osservazione non ti giunge per ripicca o rivalsa ma per competenza. Guardare, anzi ascoltare al nocciolo.

Marijana: Fidarsi. Siamo più simili che diversi, al di là della mia impulsività, entrambi liberi dal peso dell’ego. Per questo riusciamo a lavorare in modo molto aperto e vivace con il nostro team. E…tanto per chiarire, sto imparando anche a fare queste benedette domande – soggetto, verbo, argomento. Costruzione elementare.

Il momento creativo: c'è un momento o un luogo topico in cui scambiarsi le idee vi viene meglio

Marijana: Rispondo io! Tanto è uguale… Sicuramente la sera, per non dire la notte, quando siamo scarichi di tutto, via dallo studio, i bambini a letto. Oppure durante i viaggi. In macchina, quando non hai che da parlare e la strada davanti a te. O in volo – adoriamo viaggiare in aereo, purtroppo ora è più raro – perché hai questo tempo sospeso, senza interruzioni, ideale per pensare. Tanti dei nostri progetti sono nati o si sono risolti in volo.

Il più bel progetto realizzato insieme

Marijana: È sempre la domanda più difficile. È come chiederti chi ami di più dei tuoi figli…

Marco: Di solito rispondo quello che verrà. Ma stavolta dico quello appena terminato, e che è incredibile non tanto per l’aspetto progettuale ma per l’esperienza che è stata e che sarà per noi e la nostra famiglia. Abbiamo ristrutturato la casa in cui sono cresciuto, a Genova, sulle colline del Levante. Per la prima volta in veste di clienti ci siamo spinti, osando, divertendoci con un po’ di eclettismo: non è un cubo di titanio, è la Liguria, ricordi e materia preesistente, nessun bisogno di autocitarci o esibire una dimora principesca. Più che il prodotto, il risultato architettonico in sé, quel che mi emoziona è la consapevolezza di quello che questo progetto creerà in futuro: più tempo con i nostri figli, un luogo dove ritrovarsi con i genitori e i fratelli sparsi per il mondo, un modo per rigenerare ricordi e disegnarne di nuovi

Quanti progetti avete nel cassetto?

Marco: Ne abbiamo diversi in tutto il mondo, specie in America: San Francisco, Miami e, a New York, un club privato in pieno centro.

Marijana: I tempi con la pandemia si sono dilatati ma sarà un club - The Core Club – anche il progetto di Corso Matteotti a Milano: un circolo per soci su sei livelli e quattromila metri quadri, con otto suite, piccolo teatro, speakeasy, area skincare…

Cos’altro avreste potuto essere?

Marco: Da piccolo volevo diventare pasticciere, seriamente. Ma non facevo i dolci, li mangiavo…

Marijana: Io invece avevo idee molto precise. A 6 anni volevo fare la parrucchiera, ma già dipingevo le pareti di casa e disegnavo mobili. A 7 ho cambiato per la matematica, ed è durata fino ai 12, quando ho deciso, definitivamente, che sarei stata architetto.

Vi "portate il lavoro a casa" oppure lo chiudete fuori dalla porta?

Marco: Rispondo io! Siamo fortunati, abbiamo dei bambini sani e allegri e poter tornare a casa, chiudere la porta e concentrarsi su di loro, ci rigenera e rende felici. E’ importante -proprio perché, e tanto più se, il lavoro ti piace - che il cervello si depuri. E’ la nostra terapia detox. Ah, e poi non dimenticarsi mai un trucco: appena entrati in casa, scegliere i punti dove il cellulare prende meno. Non spenti, ma irraggiungibili.

Marijana: Ma sai che secondo me avresti fatto bene…come si dice…il presentatore?

Marco: Ma chi? Io, Amedeus???

Due cuori mille idee

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