Marni chiude una MFW in cui si è riflettuto più che mai sui concetti di body positivity e diversity

·2 minuto per la lettura

La moda non può più permettersi il lusso di non calarsi nella contemporaneità, di non schierarsi anche da un punto di vista politico. In questa Milano Fashion Week, infatti, di corpi, forme e nuovi codici estetici si è parlato moltissimo, e anche un mondo etereo e irraggiungibile come il fashion ha dovuto fare i conti con questa nuova consapevolezza e voglia di scardinare lo status quo. Marni, con una sfilata unica nel suo genere su e giù dal palco e che ha coinvolto tutto il selezionato pubblico, ha chiuso una settimana della moda in cui si è riflettuto più che mai sui concetti di body positivity e diversity, recependo il momento di cambiamento, scegliendo modelle e modelli molto diversi tra loro per etnia, taglia e stile, mostrando una pluralità e un'inclusività che rispecchia ciò che il pubblico (e quindi chi acquista) incarna e necessita in questo momento.

Photo credit: Alessio Costantino
Photo credit: Alessio Costantino

Scegliere di far indossare i capi a persone diverse per fisicità e attitudine dà la possibilità di mostrare come i capi possano essere versatili e capaci di cambiare e mutare in base a chi li porta, rivelando sicuramente una maggiore ricchezza della collezione. Una filosofia condivisa anche da Marco Rambaldi, nuovo nome di punta della moda italiana, che sposta più in là l'asticella e sceglie modelle e modelli non più giovani, queer e non binari, parlando coi fatti di corpi positivi nel loro esistere ma tanto anche di diversità. Per questo, accanto a esempi virtuosi che spianano la strada a un cambiamento concreto, stridono in maniera ancora più forte alcune scelte tradizionalissime viste in questa prima vera MFW post-Covid, che si rifanno a un'estetica che sembrerebbe superata ma solo a parole.

Photo credit: Foto Marni
Photo credit: Foto Marni

Se in generale quasi tutti brand hanno scelto modelle tradizionali, infatti, non sono mancate aspre polemiche mediatiche in particolare sulla sfilata di Blumarine, che ha portato in passerella ragazze magrissime. La collezione, spiccatamente ispirata agli Anni 00, quando i capi erano pensati soprattutto per pance piattissime e fianchi stretti, ci ha riportati indietro di vent'anni, ma non come ha fatto Dolce & Gabbana puntando sulla spensieratezza di un benessere passato, bensì riaprendo un discorso mai del tutto concluso. Stavolta però la critica è stata feroce.

Il rapporto tra donne, corpo e rappresentazione di esso, del resto è sempre stato molto difficile e complesso: ora non c'è più spazio per il senso di colpa e di inadeguatezza perenni confrontandosi con giovanissime e longilinee modelle, c'è la richiesta urlata di una rappresentazione totale del femminile. La moda fatica a uscire da questo schema e in questa fashion week milanese si è notato più che mai, proprio perché ora gli occhi sono aperti anche su questioni precedentemente date per scontate. Ora che si sta per concludere, i designer e il sistema moda tutto non possono che iniziare a riflettere: il gioco ora lo comanda davvero il pubblico e assecondarlo sarà fondamentale per sopravvivere.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli