Marta Marzotto, musa, mecenate senz'altro unica, celebrata da un corto a Venezia e dalla figlia Diamante

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Photo credit: courtesy
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«Su mia madre è come se tutti avessero già detto tutto: più pubblico di lei non c’era nessuno», dice Diamante Marzotto, figlia dell’indimenticabile Marta Marzotto (1931-2016), in fatto di stile forse la prima vera influencer italiana. Ma c’è un aspetto di lei che conosciamo meno: lo rivela il corto La musa inquieta di Massimiliano Finazzer Flory, che sarà presentato oggi alle 12.30 allo Spazio Fondazione Ente dello Spettacolo. «Mia madre era sia mecenate che musa: nessun’altra è stata le due cose contemporaneamente». E ha finanziato anche il restauro di quadri al Museo Poldi Pezzoli di Milano. Per raccontarlo, Diamante ha voluto questo film omaggio, accettando di interpretarla entrando nei suoi abiti originali.

Photo credit: Venturelli
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Cosa scopriamo di sua madre nel film?

I media preferiscono tirare fuori la storia d’amore con Guttuso, i suoi aspetti più scandalistici. Invece è stata una grande mecenate: da giovane arrivavano da lei artisti all’epoca non famosi, come Sandro Chia e Francesco Clemente, lei li sosteneva economicamente e si faceva lasciare dei quadri. Se vedeva talento, aiutava tutti.

Qual è la lezione di stile che ci ha lasciato?

Durante le fasi della sua vita ha aggiustato lo stile su se stessa, come tante donne fanno, passando da abiti più attillati al caftano, trovando una sua “divisa” che non seguiva le mode ma si faceva notare. Viaggiando molto, cercava la praticità: l’abito non doveva essere una schiavitù, lo voleva bello ma anche funzionale. Ai cappottoni aggiungeva la pelliccia, alle maniche dei caftani l’elastico.

Quali sono i pezzi di abbigliamento che amava di più?

Il ventaglio forse è l’oggetto che la ricorda di più. Per l’inverno si era fatta fare dei vestiti di velluto elasticizzato con stivali abbinati, in tutti i colori. Mi diceva: “Mi alzo e me li infilo, magari ci abbino un gioiello o una giacca e sono a posto. Se torno tardi e sono stanca ci dormo pure, tanto non si sgualciscono”.

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