Mascherina chirurgica, FFP2 e le altre: quale mascherina usare, a seconda di cosa devi fare

Di Enrico Pitzianti
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Photo credit: STR - Getty Images
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Nell'ultima settimana i nuovi casi di infezione da coronavirus sono stati 241522. A inizio novembre erano 100mila in meno. Si tratta della cosiddetta seconda ondata di infezioni da Covid-19 e di nuovo, per evitare che gli ospedali non riescano a prendersi cura dei malati perché troppo numerosi, è urgente appiattire la curva del contagio usando le mascherine e rispettando il distanziamento sociale.

Usiamo le mascherine da nove mesi ormai, abbiamo cominciato lo scorso marzo, eppure ancora oggi c'è confusione sulla funzione e l'efficacia dei dispositivi di protezione personale, quindi proviamo a fare chiarezza. Le varie tipologie di mascherine hanno gradi di efficacia diversi, ma in generale possiamo dire che tutte proteggono più gli altri che chi le indossa, che perdono di efficacia se indossate male, quindi col naso scoperto o con la parte superiore che non aderisce alla forma del naso, e che non proteggono completamente dalla trasmissione del virus. Quest'ultimo punto è vero per due motivi: gli occhi rimangono scoperti e le mascherine non riescono a bloccare il 100% delle goccioline di saliva capaci di trasportare il virus (i famosi "droplets"). Anche usando le mascherine, sebbene meno probabile, è comunque possibile infettarsi, quindi è sempre importante combinare l'uso corretto della mascherina con il distanziamento sociale.

La mascherina chirurgica

Si tratta della più diffusa e venduta tra le mascherine in commercio, il principio è semplice: i vari strati ne comprendono uno, il più vicino alla bocca, che è assorbente. E uno (o più di uno) impermeabile, che quindi ha una certa capacità di bloccare le particelle di saliva sia in entrata che in uscita. Le mascherine chirurgiche sono progettate per essere usa e getta, e funzionano soprattutto per bloccare le particelle in uscita, proteggono cioè più gli altri che chi le indossa (una differenza che si annulla se, come è obbligatorio, le indossano tutti).

L'efficacia delle mascherine chirurgiche dipende dal contesto, in generale negli ospedali il personale a contatto con pazienti positivi ne usa due sovrapposte, combinate con una protezione per gli occhi e uno schermo facciale. Le mascherine chirurgiche esistono sia nella versione con gli elastici che vanno messi dietro le orecchie, sia con dei lacci più lunghi che passano dietro al collo e alla testa: le seconde sono risultate più efficaci, perché aderiscono meglio alla forma del volto.

Il motivo per cui le mascherine chirurgiche sono obbligatorie in alcuni spazi pubblici, o sugli aerei di linea, è che obbediscono a uno standard e le loro caratteristiche sono quindi note, al contrario delle mascherine di stoffa in vendita nei negozi di vestiario o fatte a mano. I vari strati delle mascherine chirurgiche tendono a funzionare come una rete che intrappola le particelle liquide, un articolo interattivo del New York Times, mostra in modo chiaro come funziona il meccanismo e perché in una certa misura le particelle più piccole riescono a trapassare i tessuti insieme ai flussi d'aria.

Negli ospedali e nelle strutture sanitarie le mascherine sono obbligatorie anche se sono efficaci soprattutto per le goccioline di saliva in uscita perché anche chi è asintomatico, e potrebbe non sapere di essere positivo al nuovo coronavirus, può essere contagioso. Anche per questo è bene indossare sempre le mascherine in pubblico: perché non sappiamo se siamo positivi o no.

Le mascherine con la valvola

Queste mascherine non sono pensate per proteggere dalla diffusione di virus, ma per il lavoro svolto in fabbriche e luoghi inquinati. Sono fatte con materiali molto densi, ma al centro hanno, per l'appunto, una valvola che permette all'aria di fuoriuscire quasi senza essere filtrata. Sono quindi efficaci per proteggere chi le indossa ma quasi per nulla gli altri. Il problema è che non sono dei dispositivi utili a bloccare i droplets, proprio perché l'aria fuoriesce liberamente. Inoltre la loro struttura rigida non permette che aderiscano al meglio al viso.

Photo credit: ALBERTO PIZZOLI - Getty Images
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Le mascherine FFP1, FFP2 e FFP3

La sigla "FFP" sta per le due parole inglesi filtering facepiece, cioè maschere filtranti, ma è uno standard stabilito in sede europea, e per questo molto affidabile. I numeri 1, 2 e 3 sono i livelli di efficacia: una FFP1 dovrebbe lasciar passare circa il 20 per cento dell'aerosol disperso in aria da chi la indossa. La FFP2, molto più sicura, permette la dispersione del 6 per cento e la FFP3, la più efficace in commercio, soltanto l’1 per cento.

Tutte e tre le tipologie sono considerate efficaci e tutte funzionano meglio delle più diffuse mascherine chirurgiche. Bisogna considerare, però, che nessuna delle tre è stata progettata appositamente per contenere un virus durante una pandemia: lo standard europeo viene dal bisogno di mascherine utili per chi lavora in aree inquinate, a contatto con materiali pericolosi o particolarmente pericolosi. Anche queste, per quanto efficaci, vanno fatte aderire perfettamente al volto includendo sempre il naso.

Gli schermi facciali

Gli schermi facciali sono utili, ma non se usati da soli. Vengono adoperati nelle strutture sanitarie, ma sempre combinati a mascherine e protezioni per gli occhi. Ne esistono di vari tipi, il più comune è quello che si fissa in fronte, e lo strato plastico trasparente, a qualche centimetro dal viso, arriva fino al mento. Altri, meno comuni, hanno la forma di una mascherina, e si reggono su un sostegno fissato all'altezza della bocca.

Gli schermi hanno una loro utilità perché hanno la capacità di fermare completamente le particelle più grandi, quelle che vengono proiettate nella stessa direzione in cui si tossisce o si parla, ma queste particelle non sono le uniche: ne emettiamo di molto più piccole, che si comportano meno come un corpo solido e più come un gas. Per questo gli schermi facciali, non aderendo alla forma del viso, non sono una buona misura al contenimento della diffusione del Sars-Cov-2, il virus che causa la Covid-19.

Photo credit: MIGUEL MEDINA - Getty Images
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Le mascherine fatte a mano

Sono sempre più diffuse, vengono vendute un po' ovunque, soprattutto da negozi di abbigliamento. A volte le troviamo ricamate, decorate con loghi o simboli. Ci sono varie ragioni per evitare di usarle: spesso sono fatte di spugna, un materiale che non offre nessuna protezione contro i virus. Spesso sono composte da un solo strato di tessuto, e anche in questo caso la protezione offerta è nulla. E infine non rientrano in nessuno standard: cioè nessun organo competente in materia sanitaria le ha testate e si è espresso sulla loro efficacia. Probabilmente sono comunque meglio di niente (nel migliore dei casi funzionano come una chirurgica) ma per essere sicuri di essere protetti, e per proteggere gli altri, è meglio considerarle solamente come degli accessori di moda.

In ogni caso, qualsiasi mascherina si decida di usare, è bene indossarla e toglierla senza toccare il tessuto, ma solo gli elastici. Non va mai scambiata con altre persone, se è usa e getta va cambiata dopo un massimo di otto ore (o un turno di lavoro) ed è sempre bene lavarsi le mani sia prima di indossarla che una volta tolta.