Massimo Giletti e le minacce di morte: «Vado avanti»

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Anche dopo le minacce di morte, Massimo Giletti prosegue la sua crociata contro la mafia attraverso il suo programma d’inchiesta televisiva “Non è l’Arena”, in onda su La7.

«Ho sempre pensato che non bisogna girare la testa dall’altra parte. Non vedo perché ora, che sono sotto scorta, dovrei non raccontare più ciò che c’è intorno a noi. La domanda che mi pongo è: “Perché lo faccio solo io?”», racconta il giornalista a Tv Sorrisi e Canzoni, anticipando lo speciale del 5 gennaio in onda su La7 incentrato sull’origine della mafia corleonese, i disegni criminali e gli orrori del loro capo, Totò Riina, intitolato “Non è l’Arena - Corleone il potere e il sangue” del regista francese Mosco Levi Boucault.

«Vivo sotto scorta e continuo ad occuparmi di mafia. Vado avanti perché non si può smettere di scavare», spiega Giletti.

«Sulla mafia c’è tanto da scoprire. Ho deciso di tornarmi ad occupare di mafia perché è un tema su cui c’è ancora tanto da scoprire. In studio ci saranno documenti esclusivi», prosegue il giornalista che infiammerà lo studio con un dibattito tra personaggi importanti come la giornalista Sandra Amurri, l’ex procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, che interrogò Riina, e l’avvocato Luigi Li Gotti legale di Giovanni Brusca.

«Ho sempre pensato e gestito le mie trasmissioni come un confronto dialettico e questo comporta inevitabilmente tensioni», anticipa Giletti, rassicurando però i telespettatori.

«Le dispute le vedo anche negli altri programmi di cronaca e approfondimento. Ricordo che da Bruno Vespa, molti anni fa, il ministro per le Pari opportunità Katia Bellillo diede un calcio all’onorevole Alessandra Mussolini. È insito in chi tiene il talk show il rischio di dover gestire della reazione che non ti aspetti. Tra i miei ospiti c’è anche Vittorio Sgarbi, che talvolta esagera nei toni e nel linguaggio ma ha intelligenza e grande dialettica. Lui con me è sempre molto corretto».

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