MasterChef 10, la terza serata: novel, delivery food e veleni

Di Federico Di Vita
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Photo credit: Sky
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From Esquire

La terza coppia di episodi di MasterChef 10 va in onda la notte di Capodanno, lo spettacolo non si ferma di fronte a nulla e del resto dalle 22:00 siamo tutti a casa, quindi copertina sulla ginocchia e via con questa festa da perfetti settantenni. Mi sento a casa. Oggi vanno in onda due prove molto diverse, un Invention Test e la prima prova in esterna e soprattutto oggi cominciano a emergere con più chiarezza le dinamiche di gruppo e le personalità di diversi degli aspiranti chef. Tra le battute che i partecipanti si lanciano di sottecchi – anche in pubblico, oltre che nel confessionale – si capisce che si stanno creando amicizie e inimicizie, talvolta palesi, e si deduce di conseguenza anche un’altra cosa: i concorrenti passano del tempo insieme, molto più di quello che vediamo in queste puntate e inoltre, dalla crescita nell’uso di varie tecniche di cucina (penso ad esempio alla dimestichezza di tanti col sifone, uno strumento immancabile nelle cucine dei grandi ristoranti ma piuttosto inusuale in case private) è chiaro che questo tempo che passano insieme lo passano a esercitarsi, in quella che deve essere una vera e propria scuola di cucina.

Il training deve essere una parte fondamentale di MasterChef, e quelli che vediamo in tv non sono altro che gli snodi decisivi, gli esami da superare nell’accidentato percorso che porterà uno dei concorrenti ad aggiudicarsi campione. Nella fantomatica cucina di MasterChef – che è lecito a questo punto assimilare a una piccola università, con tanto di studentato – gli aspiranti® si vedono per gli esami fatali, che costituiscono poi le puntate che col solito montaggio concitatissimo vengono propinate a noi (a mesi di distanza dall’effettiva realizzazione delle prove – mi viene da pensare).

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Dicevamo dell’Invention Test di oggi. Al centro della prova vengono posti nove ingredienti simbolo legati alle precedenti edizioni del programma: la quaglia di messer Cracco, il caffè, un uovo di struzzo, le animelle, il fico in mostarda cremonese (proposto a suo tempo da Bruno Barbieri), il plancton (o meglio il fitoplancton, dato che è del tutto vegetale – una vera chiccheria da gourmand) del riso, un finocchio (lo dobbiamo a Giorgio Locatelli) e il midollo di tonno (un omaggio al piatto Medusa di Terry Giacomello, piuttosto propriamente definito “psichedelico” dallo chef Locatelli – e finalmente mi pare si stia rompendo il frame legato a declinazioni tossiche di questa parola). Oltre a questi nove, dato che siamo alla decima edizione gli aspiranti® dovranno selezionare un decimo ingrediente, scelto tra una gamma di novel food (ossia alimenti “nuovi” rispetto a quelli tradizionalmente utilizzati, soprattutto in occidente) proposti nell’usuale dispensa: tra questi ci sono l’alga spirulina, il caviale di lumaca, le noci di macadamia, il gallinaccio, l’ocra, il the macha, le meduse, il kefir e via dicendo.

La gara entra nel vivo, Daiana rivela che “stanno nascendo due fazioni, tra chi ha ottenuto il grembiule bianco subito e chi lo ha ottenuto dopo, loro ci ritengono scarsi”, Monir freme, vuole dimostrare a tutti con chi hanno a che fare. Alessandra commentando il piatto di Aquila (il Salt Bae de noantri) osserva tagliente “con il coppapasta nel piatto, vabbè”. Questa prima prova la vincono il solito Antonio – fino a questo momento la decima edizione sembra una sua lunghissima fuga –, un esattissimo Aquila, e la diabolica Federica. Dopo questa prima prova, alla fine vinta da quest’ultima con un piatto che Cannavacciulo ha definito “quasi da brividi”, la concorrente ha diritto di conoscere i tre prodotti su cui si baserà la nuova sfida – stavolta eliminatoria – e potrà assegnarli a tutti i suoi colleghi.

Gli ingredienti alla base del contest saranno la Figata di Ripalta (un formaggio caprino avvolto in foglie di fico – giudicato il più facile dei tre), la Ciuiga del Banale (un insaccato con carne di maiale e rape cotte strizzate, il tutto affumicato), e la Pompia cotta nel miele (un agrume sardo, acidissimo, particolarmente difficile da gestire in cucina). La diabolicità di Federica si esprime nelle assegnazioni: la figata andrà per esempio a tutti gli stranieri: Edward, Sedighe, Marco, Jia Bi, e Maxwell, che potrebbero avere poca dimestichezza con i caprini, e per se stessa – dato che si tratta dell’ingrediente più gestibile. Ah, ancora una nota su queste primizie: credo sia ovvio che a guidare la mano invisibile degli chef nel proporli sia stata quella ancor più invisibile degli autori che speravano in facezie e giochi di parole dovuti dai prevedibili lapsus nella pronuncia di figata e pompia. Vabbè.

In questa seconda sfida l’ascesa di Antonio trova un primo ostacolo nella cottura tragica di una triglia: spellata e pugnalata. Aquila torna a sottolineare il carattere degli altri (e quello suo, soprattutto) dedicando un piatto, “La doppia pelle”, all’ipocrisia, ovvero ad Alessandra, Federica e Irish. Irish – in effetti un buon candidato alla vittoria finale – che dal canto suo afferma tranquillamente di sentirsi già in finale.

Photo credit: Sky
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Nella seconda puntata del terzo episodio c’è la prima prova in esterna, due squadre se la dovranno vedere con le consegne a domicilio nel borgo-operaio di Crespi D’Adda (un gioiellino di industrialismo illuminato). La costituzione delle due brigate ci offre un bignami perfetto per capire i rapporti tra gli aspiranti®. La prima brigata, quella blu, è capitanata dal vincitore della prova precedente, ovvero Irish, che ha il compito di indicare anche il capo dell’altra squadra, e seleziona Valeria. Valeria si rivela essere un personaggio effettivamente divisivo, esprime giudizi da vipera guidata dalle sole simpatie personali, per esempio nei confronti di Alessandra – accusata di aver “giocato un po’ da solista: Alessandra probabilmente ha perso per un attimo il punto di vista della squadra”, dirà Valeria alla fine della prova – che la squadra rossa perderà. “Ma che cazzo sta a dì?” sottolinea Monir mentre Valeria compie la sua sparata, mentre Alessandra dal confessionale rimarca “Secondo me è più un attacco personale che a livello di cucina”.

Azzurra, che si doveva occupare dei primi preparati dalla brigata rossa insieme ad Alessandra (la cosa più gradita tra quelle proposte dal team perdente) sottolinea: “Io e Alessandra ci eravamo date un tempo per finire l’impasto e i ripieni, e noi quel tempo lo abbiamo rispettato” (Stacco: “questo – il grembiule nero – io oggi non me lo merito affatto). Dalla balconata degli eletti, in questo caso i componenti della brigata azzurra, Irish mentre Valeria lancia i suoi strali intinti nella fiele dice “È incredibile lei, incredibile”. Monir riconosce: “Azzurra e Alessandra sono quelle che hanno lavorato meglio”. Daiana – dalla balconata – si lascia scappare “Valeria ho un po’ l’orticaria quando la sento parlare, ho una reazione allergica istantanea”. Insomma, abbiamo capito chi si è creato un nemico. Il centroamericano Edward verso la fine le suggerirà: “pensa più a cucinare e sta’ attenta con le parole, se posso darti un consiglio Valeria, con le parole stai attenta”.

L’eliminatoria della squadra rossa costituisce nella preparazione di un ingrediente misterioso che a fronte di questa descrizione da parte degli chef: “a me mette allegria, se lo ignori e non gli presti la giusta attenzione è un attimo che ti ritrovi per terra”, “ha meno dell’1% di grassi e la consistenza di base è morbida, ma per vostra fortuna è un ingrediente con cui si può fare qualunque tipo di portata”. “Va bene crudo, fritto, piastrato, potete farlo morbido, croccante, o farlo diventare una spuma, perché no?” io avevo identificato essere la banana (chiamo mia moglie a testimoniare). La prova condannerà il trombaio anni ’70 style Giuseppe, mentre il primo episodio fu fatale a Francesco – impareremo a farne a meno anche perché mi pare che già gli altri bastino a darci di che discutere.