Matilda De Angelis: chi è l'italiana più amata da Hollywood?

di Ilaria Solari
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Photo credit: Adriano Russo
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From ELLE

«Chi è Matilda De Angelis?». La domanda è risultata la più digitata nei commenti sotto le notizie che annunciavano la presenza della giovane attrice bolognese come co-conduttrice del Festival di Sanremo, lo ha rivelato lei stessa, appena candidata tra le migliori non protagoniste ai David per L'incredibile storia dell'isola delle rose (Netflix) in un pepato monologo a Propoganda Live. «Per la precisione», ha ironizzato Matilda, lanciandosi contro la cattiveria che in rete infanga le donne: «Chi cxxxx è Matilda De Angelis?». E anziché snocciolare di rimando il curriculum impressionante per una venticinquenne che ha recitato con Nicole Kidman e Hugh Grant e prima d'essere attrice era già una promettente musicista; anziché farsi bella enumerando i prossimi prestigiosi appuntamenti, la serie Rai su Leonardo da Vinci, accanto ad Aidan Turner e Giancarlo Giannini, o Di là dal fiume e tra gli alberi, il primo film made in Hollywood tratto da Hemingway, Matilda s'è messa in gioco.

Da un altro palco, più sobrio e colto, coi jeans strappati al posto dell'haute couture, ha rispedito al mittente maldicenze e commenti sessisti. E implicitamente ha risposto alla domanda degli odiatori: Matilda De Angelis è una giovane donna che, come molte coetanee, non si lascia definire dagli altri. E a un dignitoso contegno preferisce un monologo sopra le righe, un post scomodo, anche a costo di apparire «fastidiosa, saccente, tanto è da quando ero al liceo che me lo sento dire». Un’artista che attraversa il campo minato dello showbiz come ha solcato il paludato palco del festival: col suo passo, e un radioso disincanto, opponendo all’animazione di "Ama & Fiore" freddure che metà del pubblico televisivo non ha capito. E pazienza, «perché intanto una piccola miccia è stata accesa».

Photo credit: Courtesy Photo
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Per Leonardo ha dovuto riaprire i libri di arte?

No, ero già sul pezzo, m'ha sempre attratta la sua insaziabile curiosità di inventore, la follia un po’ macabra che lo portava a dissotterrare i corpi per studiarli.

Nella serie lei è Caterina da Cremona. Sono andata a googlare, ma non ho trovato nulla.

Non serve, Caterina non esiste. È uno spunto per raccontare la storia di Leonardo in chiave thriller. A ispirare gli autori è stato un bozzetto preparatorio attribuito a lui, La scapigliata. Per quante ipotesi siano state fatte, la modella non è riconducibile a nessuna persona realmente esistita, il suo mistero ha autorizzato chi scriveva a immaginare la figura di Caterina: è il pretesto per raccontare il rapporto col mondo femminile del Genio del Rinascimento che era, è acclarato, dichiaratamente omosessuale.

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Leonardo arriva dopo una serie di tappe che hanno amplificato la sua popolarità, da The Undoing a Sanremo: Matilda, è inarrestabile.

A Sanremo non potevo dire di no: ho conosciuto grandi professionisti, mi sono cimentata con cose che non sapevo fare: a 25 anni è un bel privilegio, ma confesso che mi ha un po’ spaventata l’immensa esposizione: arrivare nelle case delle persone in maniera così prepotente mi ha fatto sentire abbastanza spaesata.

Quel palco non ha mai visto tanti ventenni. Da lei ed Elodie alla vittoria dei Måneskin, che ha convinto molti a parlare di rivoluzione.

Forse siamo stati una piccola miccia. Cresciuti in un mondo non migliore, ma anagraficamente diverso, siamo inevitabilmente portatori di un linguaggio nuovo: è assurdo pensare che la nostra visione sia esclusa dai messaggi che l’arte e il mondo dello spettacolo veicolano. Viviamo ancora nel geriarcato. Tanto che molti mi hanno preso sul serio, quando, per fare una battuta, ho detto di aver bloccato Hugh Grant su WhatsApp. Ma questa è la mia ironia, non potevo e non volevo mostrarmi come quella che non sono. Non l’ha fatto neanche Elodie, che ha portato uno show pazzesco, molto poco nostrano. O Madame, o ancora i Måneskin, sessualmente fluidi, con un frontman che indossa body e tacchi a spillo. Per molti è stato strano, per noi è la normalità. È il mondo visto coi nostri occhi.

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Proprio Elodie ha detto: «Essere all’altezza non è più un mio problema», una frase eversiva per la generazione delle vostre mamme, schiacciate dall’ansia di dover dimostrare quanto valevano.

Non dimenticate che siamo cresciute all’ombra della crisi, è da quando siamo al liceo che ci ripetono: fate quello che volete, tanto non c’è niente per voi. Stiamo dimostrando che si può crescere professionalmente anche senza quella tensione narcisistica e malsana di dover arrivare da qualche parte, di essere all’altezza: non ce la siamo potuti permettere. Abbiamo invece cercato di seguire passione e istinto. Dimostrato che, con uno sguardo propositivo e un po’ ottimista, le cose nuove accadono. In una società in cui è più importante quello che sei di ciò che fai, abbiamo capovolto la prospettiva: siamo il risultato di ciò che facciamo, con amore. Io almeno l’ho letta così.

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E lei, alla luce di tutto questo, chi è?

Sono gli anni di studio di violino, chitarra, canto, ginnastica artistica, le suole consumate a suonare in giro per l’Europa. C’è una coerenza in tutto questo, anche nelle scelte sbagliate, si chiama passione. Non puoi rinnegarla: è il tuo bagaglio, ti rende ciò che sei. E la figata è che, alla fine, ti servirà tutto.

Attraverso i social ha denunciato la fatica di dover essere bella a tutti i costi.

Anche qui torna il discorso dell’“essere all’altezza”: è difficile, doloroso, dover sempre corrispondere a certe aspettative estetiche, che sono miti, costruzioni astratte. Mi sono sentita tante volte a disagio con me stessa: parlando pubblicamente del mio problema alla pelle, ho voluto lanciare un messaggio di positività. Mi hanno attaccato, perché un’attrice dovrebbe aspirare alla perfezione estetica; o perché, al contrario, ho scordato di dire che l’acne è una malattia cronica e va curata, come se fosse una gioia farmi mangiare la faccia così. In realtà era un discorso più puro: siamo esseri umani, tutti abbiamo problemi: acne, peso, tutto ciò che sui social non osiamo mostrare. E sapete che c'è? Non è la perfezione a definirci. Non è la fine del mondo.

L’ultima copertina di Internazionale titola, a caratteri cubitali: "Le ragazze sono forti". Dentro c’è un’inchiesta dell’Economist sulle sue coetanee, determinate a prendersi la scena. Solo retorica?

No. Penso sia la nuova onda di un movimento che, oltre alle sacrosante rivendicazioni delle ragazze del '68, sente la necessità di affrontare un percorso di riscoperta interiore. Il desiderio di ridefinirci con le nostre parole, sfatando, per esempio, una narrazione che per anni e anni ci ha dipinte come stronze, invidiose, incapaci di fare squadra. Ora abbiamo bisogno di scavare dentro di noi prima di rivendicare cose là fuori. Dire, anche in maniera giocosa, scanzonata: ci disegnate così, ma noi non siamo quella cosa lì.

Photo credit: Adriano Russo
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C'è una frase sul suo profilo Instagram che smentisce un po' quel suo piglio battagliero: "A volte la notte sono triste. Ho i sogni di una regina e la postura del mendicante".

Quella è la mia vena malinconica, soprattutto la notte vengo attraversata da momenti di tristezza assoluta: per esorcizzarla scrivo poesie o il testo di una canzone... Come cantava De André: dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori.

(Styling Monica Curetti. Hanno collaborato Gabriele Ciciriello e Marianna Genovese. Pettinature Alessandro Rocchi @ Simone Belli Agency. Trucco Charlotte Hardy @ Simone Belli Agency using Givenchy Beauty prisme libre foundation, mascara volume disturbia black, lip balm le rose perfecto. Si ringrazia per la location l’Hotel Valadier, Roma - www.hotelvaladier.com)