"Meglio bravo che bello": Giulio Pranno torna al cinema con Salvatores e si racconta a Elle

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Photo credit: MORIS PUCCIO
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Sei studenti di un corso serale di stand up comedy attendono di partecipare allo spettacolo finale, la speranza per tutti è quella di riscattarsi da un’esistenza ordinaria: tra il pubblico c’è infatti un selezionatore che porterà il migliore di loro in televisione. È la sinossi, in estrema sintesi, di Comedians, omaggio di Gabriele Salvatores al potere eversivo della comicità, liberamente ispirato alla pièce di Trevor Griffiths. In mezzo a un esplosivo cast di attori maturi (Ale e Franz, Natalino Balasso, Christian De Sica, Walter Leonardi), nei panni di uno stralunato joker-ferroviere, il giovanissimo Giulio Pranno (che presto rivedremo in Security e ne La scuola cattolica) conferma, dopo l’esordio in Tutto il mio folle amore, il suo talento per i ruoli estremi: «Salvatores mi ha regalato due personaggi incredibili, parti che nel cinema italiano non si vedono spesso».

Questo è persino respingente, non fa sconti a nessuno.

Temo d'aver tenuto un po’ a freno l’empatia: è ruvido, non deve piacere a nessuno. La sua forza è proprio l’integrità, il non volersi assoggettare ai gusti del pubblico. Nella sua fedeltà all’arte mi assomiglia. Anche io sono selettivo nelle mie scelte, a costo di finire penalizzato. Ma quando ho letto la sceneggiatura, ho capito di avere un dovere verso quel personaggio.

Come è stato recitare in un cast di attori più maturi?

Su questo set si è creato un rapporto particolare, eravamo costretti dalla pandemia a stare sempre tra di noi, abbiamo passato i primi 15 giorni di prove dentro a un teatro. Gli attori sono tutti bambini, quel clima azzera ogni dato anagrafico.

Photo credit: Courtesy Photo
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Le è costato imbruttirsi, rinunciare alla chioma bionda?

Zero. A parte che io non mi trovavo brutto, mi sentivo anzi figo: il mestiere dell’attore è quello di essere bravo, non bello. Pensi che all’inizio dovevo avere una specie di chierica in testa.

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