Menopausa: qual è la dieta giusta

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La menopausa è inevitabile. Ritardata, anticipata, secondo i tempi… in qualsiasi maniera si subisca, l’età non risparmia nessuno. Spesso questo periodo del proprio corpo, per le donne è sintomo di un declino che non necessariamente si deve verificare. Dimagrire, mantenere la linea, essere soddisfatte di sé stesse è del tutto possibile anche durante la menopausa, a patto che si adottino delle misure un po’ più drastiche rispetto a quando si era in età fertile. Qual è la dieta giusta? Come si può capire quali cibi è meglio evitare e quali invece sono ok?

Menopausa: la dieta corretta

Prima di addentrarci nelle specificità dei nutrienti, vitamine ed elementi da evitare o assumere, è bene capire che con la menopausa, avvengono dei cambiamenti ormonali importanti, i quali vanno a modificare il funzionamento del metabolismo, della tiroide e di tutta una serie di fattori legata al calo degli estrogeni naturale. La prima cosa da capire è che con un metabolismo più lento e un quantitativo ormonale ridotto, le calorie assunte vengono più facilmente trasformate in grasso e persino l’attività fisica, a causa di questi cambiamenti, ha la sua utilità molto ridotta rispetto una dieta appositamente pianificata per perdere peso. Senza entrare in argomenti troppo complessi, basta pensare che le calorie richieste per dimagrire dopo la menopausa sono drasticamente minori di quelle pre-menopausa, e questo proprio per il ridotto quantitativo ormonale il quale cambia tutte le reazioni biochimiche, oltre ad impattare sul metabolismo. Una buona idea per capire il proprio fabbisogno di calorie giornaliero, oltre al rivolgersi ad app come Fatsecret o MyFitnessPal è quello di segnare le calorie di ogni pasto per tutta la settimana, calcolare il totale e poi dividerlo per 7 ottenendo la media giornaliera: ridurre quel totale del 10-20% è un ottimo inizio per arrivare a perdere mezzo kg o quasi a settimana, una quantità decisamente ottimale per evitare di riprendere tutto il peso insieme, una volta tornati a regime “normale”.

I cibi migliori

Le calorie, però, sono solo una piccola cartina per orientarsi in un mondo ben più vasto. Le percentuali di nutrienti presenti nella dieta deve essere ben bilanciata e alcune vitamine vanno limitate molto più di altre. Innanzitutto il sale e lo iodio: l’ipertensione e la tendenza a osteoporosi e altri problemi di natura ossea, derivati dal minor apporto ormonale, devono essere contrastati. Il sale porta alla perdita di calcio nelle urine ed è un’ottima norma quella di reintegrare vitamina D e calcio per mantenere le ossa sane, tranne in presenza, chiaramente, di calcificazione delle ossa, dove invece il problema è del tutto opposto. La menopausa porta con sé molti sintomi piuttosto fastidiosi, come vampate di calore, mal di testa e altri problemi più o meno gravi e i fitoestrogeni, ovvero gli estrogeni vegetali contenuti in alcuni cibi, aiutano moltissimo. Sì quindi a soia e semi, ma solo se la tiroide e gli ormoni tiroidei sono in salute, altrimenti si rischia l’effetto opposto: la poca assunzione di iodio. In questi casi specifici, latte e derivati, così come glutine vanno evitati, in quanto rendono più difficoltoso il lavoro della tiroide. Talvolta, anche una volta entrate in menopausa, è possibile che l’apporto ormonale di estrogeni rimanga alto, con conseguenti relativi problemi: aumento del cancro al seno, facilità ad ingrassare ed aumento dell’insulina. Per questi casi è assolutamente necessario limitare carboidrati e cibi ad alto tasso glicemico, imitando la dieta per diabetici. Infine, particolare attenzione va rivolta alla vitamina K e alle sue proprietà di coagulazione sanguigna: se questa è troppo elevata, i grassi nel sangue tenderanno a depositarsi con più facilità e va quindi preso atto della necessità di adottare una dieta con ananas, melone, funghi e altri cibi adatti a fluidificare il flusso.

Molte accortezze vanno adottate, quando si parla di dieta in menopausa. Una valutazione personale, sul proprio regime alimentare tenuto finora, così come le condizioni di salute e la generale biologia con cui si “lavora” rendono il processo più o meno efficace. Darsi inoltre dei limiti raggiungibili e non provare a fare passi più lunghi della gamba è sempre una regola principale per ridurre la frustrazione del non riuscire.