I mestieri food & hôtellerie: Alida Gotta racconta Delivery Valley

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Photo credit: courtesy
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La nuova frontiera della ristorazione punta sul “lato oscuro”, e parte dal gusto: parliamo di dark kitchen, laboratori di produzione culinaria che effettuano solo consegne a domicilio. Una delle prime cucine “senza” ristorante e posti a sedere in Italia è stata ideata da Alida Gotta, 31 anni, bravissima chef autodidatta è Ceo& Founder assieme a Maurizio Rosazza Prin di Delivery Valley. Un’idea nata molto prima dei Covid.

Quando si dice anticipare i trend…

Esatto, Delivery Valley non è nata dalla riconversione di un ristorante già esistente per far fronte alla pandemia. Abbiamo iniziato a studiare questo format un anno e mezzo prima dell’apertura avvenuta a giugno 2020, in via Col di Lana, 8 a Milano.

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Un’intuizione pazzesca…

Più che un'intuizione, un'idea nata dallo studio attento di quello che avveniva nel mondo della ristorazione all’estero dove le dark o ghost kitchen sono presenti già da un po’. Quello che però non ci convinceva di queste realtà in Europa o America era il cibo e come veniva presentato e consegnato: junk food o pizze che arrivavano fredde e collose, ad esempio. Così io e Maurizio abbiamo pensato che avremmo potuto farlo molto meglio, offrendo un prodotto migliore, unendo le nostre forze e l’alta qualità delle materie prime che abbiamo la fortuna di avere in Italia.

Come funziona Delivery Valley?

Si ordina on line, tramite le app di delivery, oppure venendo a ritirare direttamente presso le nostre sedi. Il menu è composto da quelle che noi chiamiamo brand: in pratica sono varie tipologie di ristoranti virtuali tra cui scegliere: dalla pizza in padellino diLievito Mother F****r, all’hamburger di Giga Burger, dal pollo di Gira Girarrosto alle costine di maiale in salsa barbecue targate Giga Ribs e Fritt Fighter, croccanti fritti misti di carne e pesce. Nuova arrivata anche la Lasagna della Zia Valley. Ultimo nato: il Cat-Su Sandro, rivisitazione del tradizionale kastu sando, il panino giapponese. E facciamo tutto noi, pane alla pasta fresca, dalle salse al ketchup alla maionese. La linea di produzione è impegnativa, ma è questo che fa la differenza se vuoi offrire un servizio di qualità.

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Nascosta ma non invisibile: avete studiato nei minimi dettagli l’anima del progetto

Di nascosto in realtà c’è poco, i nostri laboratori hanno le vetrine su strada e ci fa piacere anche accogliere i clienti curiosi di vedere come lavoriamo. Puntiamo sulla riconoscibilità soprattutto partendo dalla qualità del cibo, ma anche dai pack, dalla cura nella consegna e anche sulla visibilità: abbiamo per esempio non è difficile individuare la sede del laboratorio di Via Valtellina, 10 dove spicca la porta realizzata dall’art director Elisa Previtari con una bocca intenta ad assaggiare una pizza. Un’ opera d’arte che invita a provare la nostra cucina.

La differenza con un ristorante tradizionale salta all’occhio, Non c’è servizio al tavolo: questo rende il lavoro di ristorazione meno impegnativo?

No, e ti spiego perché: il nostro cibo deve essere consumato entro 30 minuti dalla preparazione, consegnato in bicicletta, con box studiate per mantenere la qualità del cibo. La prova del nove è il nostro fritto: arriva sempre croccante e non unto. In pratica siamo continuamente sotto stress test, dobbiamo essere sempre attivi e reattivi!

Conciliare lavoro e vita privata è possibile?

Fare impresa nella ristorazione è impegnativo, per fare tutto dovremmo avere giornate di 50 ore, ma la soddisfazione ripaga di tutto.

Lo staff cresce a vista d’occhio, e la quota rosa è notevole

Sì, sono molto fiera della nostra “pink kitchen” e tra i pilastri di Delivery Valley c’è anche mia sorella Erika. E stiamo per aprire il terzo punto vendita. Il mio desiderio è aprire anche nella mia città, Torino… sarebbe bellissimo.

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A chi volesse fare il tuo lavoro cosa suggerisci?

Ricordatevi che lavorare in cucina non è solo cucinare: gestire gli ordini, lo staff, curare la parte burocratica e tante altre cose noiose ma fondamentali. Non basta il talento: bisogna essere tenaci, appassionate e curiose: mai smettere di studiare e apprendere. E davanti ai momenti di crisi, è importante rimboccarsi le maniche e cercare delle soluzioni. Sempre.

Il percorso - Dai tutorial al business plan

L'esperienza si fa sul campo, ma arrivare preparati è meglio: Food Genius Academy propone un master breve online, dedicato a chi vuole entrare nel mercato del delivery o vuole avviare una dark kitchen: materie di studio vanno dal business plan alle tariffe, dai servizi alle case history e best practice e infine una consulenza one-to-one per partire col proprio progetto in tempi brevi(foodgeniusacademy.com). Non solo chi ha frequentato la scuola alberghiera è abilitato a lavorare in cucina, ci sono validi corsi anche per chi decide di darsi una seconda chance: in Campania, per esempio, c'è In Cibum, la Scuola di Alta Formazione Gastronomica del Mezzogiorno dedicata alla formazione professionale nel settore enogastronomico, che offre corsi professionali e amatoriali e masterclass e, naturalmente, webinar (incibum.it). Chi, invece, vuole solo coltivare la passione per i fornelli tra le mura di casa, ma non si accontenta di ricettari e tutorial sui social, ci sono i corsi online di Acadèmia – Chef in camicia: il plus sono i maestri illustri chef come Tomei, Hiro, Massari, Knam (academia.chefincamicia.com).