I mestieri STEM: Quasi quasi mi iscrivo al Politecnico

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Photo credit: Jessie Casson - Getty Images
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«Con le mie amiche ultimamente si parla solo di università: stiamo per finire le superiori. Anch'io voglio fare qualcosa che abbia un impatto sul mondo e sulla società, qualcosa di creativo e sempre nuovo. E se scegliessi Ingegneria? Molti miei compagni la faranno. Saranno tutti maschi? Ma che cosa fa esattamente un’ingegnera? Saranno solo numeri e teorie? Io non ho fatto neanche il liceo scientifico. Sarà la scelta giusta per me?». Le parole (e i dubbi) di questa liceale aprono il video presentato in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza (istituita dall’Onu per l’11 febbraio) dal Politecnico di Milano all’interno del progetto EnginHERing, ideato per avvicinare le ragazze all’ingegneria. All'incerta voce narrante rispondono quelle più decise di Maddalena (studentessa in Ingegneria aerospaziale), Vittoria (laureata in Ingegneria elettrica), Sara (ricercatrice e docente in Ingegneria meccanica) e molte altre.

Tutte unite nello stesso messaggio: non c’è alcun motivo al mondo per cui una donna non possa studiare Ingegneria, disciplina che richiede spesso – a dispetto di quanto si creda – una buona dose di creatività e che offre moltissime opportunità di lavoro. Il Politecnico di Milano non è l’unica istituzione a cercare di convincere le ragazze che STEM (acronimo per: Science, Technology, Engineering, Mathematics) è bello. Il Comune di Milano proprio in questo mese di aprile ha promosso Stem in the City. La ministra delle Pari opportunità Elena Bonetti, che già nella prima metà del 2020 aveva stanziato due milioni di euro per il finanziamento di progetti di promozione dell’educazione nelle materie STEM rivolti a bambini e ragazzi tra i 4 e i 19 anni, ha aumentato la cifra a 4 milioni. I progetti finanziati devono, tra le altre cose, «favorire lo sviluppo di una maggiore consapevolezza tra le giovani studentesse della propria attitudine verso le conoscenze scientifiche».

La Commissione europea supporta il progetto Girls in STEM, il cui scopo è fornire alle ragazze modelli positivi e sostegno perché possano sviluppare interesse e avvicinarsi allo studio delle materie in questione. Gli Stati Ue hanno firmato, nel 2019, la Women in digital Declaration per incoraggiare le donne ad avere un ruolo attivo nei settori digitali e tecnologici. E a livello mondiale c'è Equals – The global partnership for gender equality in the digital age, un network di cui, oltre ad aziende e ong, fa parte anche UN Women, l’agenzia dell’Onu per il sostegno delle donne.

Se tutta questa attività di sensibilizzazione non fosse sufficiente, ecco un'altra ragione molto (molto) concreta che dovrebbe contribuire a convincere le ragazze e le loro famiglie a indirizzarsi verso ambiti STEM: il mercato del lavoro ne ha bisogno. E ha bisogno delle donne. Lo conferma Eleonora Faina, direttore generale di Anitec-Assinform (Associazione italiana per l’Information and communication technology aderente a Confindustria): «In Europa la parità di genere sarà un tema centrale della ripresa post-covid. Nella presentazione del programma di governo e tra le priorità del premier Draghi c’è una forte attenzione al tema delle donne, soprattutto nella dimensione della loro presenza nel mondo del lavoro. Il loro mancato coinvolgimento è un problema sociale e culturale, con un non trascurabile impatto economico».

Secondo l’Osservatorio Competenze digitali 2020 realizzato da Aica, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter-Italia, tra i profili professionali emergenti e richiesti oggi ci sono: cloud specialist (che guida e supporta l’azienda durante il processo di migrazione dei dati dal locale verso il cloud), robotics specialist (che definisce sistemi robotici semi-automatici per migliorare l'efficienza produttiva aziendale); quality assurance manager (che assicura la conformità alle politiche di qualità dei processi e delle organizzazioni che applicano sistemi di informazione); digital transformation leader (che fornisce la direzione per l'attuazione della strategia di trasformazione digitale di un'azienda).

Un aspetto interessante è che la componente di competenze digitali (digital skill rate) richiesta per queste figure è del 43 per cento, seguita dalle soft skills – che pesano per il 37,8 per cento – e da altre competenze non digitali al 19,2 per cento. A dimostrazione che l'aggiunta della A di Arts dell'acronimo STEM (quindi: STEAM) non è solo un giochino inventato negli Usa, ma una concreta esigenza del mercato. Che può avvantaggiare le donne.

Anche LinkedIn conferma la richiesta di professioni con competenze tecnico-scientifiche. Dalla ricerca Jobs on the rise 2021 tra i primi 15 ambiti professionali ci sono: al numero 3 il marketing digitale; al numero 6 il settore tecnologico (in particolare è richiesto il cyber security manager, per ora figura prevalentemente maschile); al numero 8 il settore della ricerca medica e farmaceutica (in particolare servono ingegneri biomedici).

Un'area che sperimenta una preoccupante penuria di professonalità è quella digitale, come spiega Alessandro Rimassa, esperto di Future work ed education in ambito digitale e nella lista delle 10 LinkedIn Top Voices. «C'è un grandissimo bisogno di developer, ovvero sviluppatori di sofware (o coder). In particolare per creare quelli che sono chiamati SAS, Software As a Service (ovvero che l'utente usa online, come per esempio le app di Google o iCloud, ndr). Molte le ragioni per cui una maggiore presenza femminile sarebbe importante: innanzitutto perché in Italia il 95 per cento dei developer è maschio e nessun gruppo professionale funziona bene con una sproporzione tanto marcata di genere. Poi per la modalità di lavoro: ogni software si compone di varie parti (dal front end al back end) e chi le sviluppa lavora in contemporanea, quindi la capacità di collaborazione e relazione, spiccata dell’approccio femminile, è fondamentale – non a caso i team misti sono molto ambiti. La formazione necessaria si acquisisce con lauree specifiche (Informatica o Ingegneria informatica), ma esistono anche ottimi corsi come quelli di Aulab».

Opportunità interessanti anche nell’ambito dell’UX Design, dove UX sta per User experience: in pratica si tratta di fare in modo che una app sia immediatamente funzionale e intuitiva. «Anche qui l’apporto femminile è fondamentale, dato che si tratta di mettersi nei panni dell'utente e anticipare le sue esigenze», spiega Rimassa. «La preparazione si può acquisire anche con corsi ad hoc come quelli proposti da Talent Garden. Infine due parole sul marketing digitale: oggi necessita di competenze nella gestione dei dati, quindi serve una conoscenza in data science e data analysis: corsi di laurea specifici sono proposti da molti atenei».