#MeTooThéâtre, il nuovo hashtag francese per denunciare le violenze subite dalle attrici

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"Sono stata violentata da un comico, è ancora un membro della Comédie-Française, anche se la direzione è a conoscenza della denuncia", "Durante il Festival di Avignone, un produttore teatrale mi ha baciata con forza mentre cercavo di allontanarlo", "Era il mio insegnante di teatro, mi conosceva da quando avevo 14 anni, ne aveva 42. Il suo comportamento è cambiato il giorno in cui ho compiuto 18 anni". Sembra un déjà-vu trovarsi su Twitter a leggere queste testimonianze: sono tante, tantissime e raccontano storie di molestie e abusi sessuali nel mondo del teatro. Sta succedendo in Francia e, non a caso, l'hashtag usato è #MeTooThéâtre perché se nel mondo del cinema si è parlato tanto di violenza di genere, questo non significa che in altri ambiti lavorativi le cose siano - ahinoi- così diverse.

“Non abbiamo più paura. Morte all'omertà”. Il 7 ottobre la videomaker e critica teatrale Marie Coquille-Chambel ha raccontato la sua esperienza di molestie sessuali su Twitter e da lì tutto è cominciato. Anche questa volta, come con il #MaToo, le testimonianze hanno iniziato a susseguirsi una dopo l'altra come un fiume in piena. "Invito tutte le persone che hanno subito molestie sessuali, aggressioni o sono state stuprate nell'ambiente teatrale a testimoniare con l'hashtag #metootheater", ha scritto Coquille-Chambel e in molti hanno risposto all'appello. Già negli anni scorsi, dopo lo scoppio del movimento #MeToo nel 2017, diversi scandali hanno scosso la comunità teatrale francese. Il 25 giugno 2019, il critico teatrale Jean-Pierre Thibaudat ha riportato sul suo blog le accuse di stupro, tentato stupro e molestie sessuali ai registi Guillaume Dujardin e Jean-Pierre Baro. La scorsa primavera, poi, decine di persone avevano anche manifestato davanti alla sede del Cours Florent a Parigi per denunciare il silenzio della prestigiosa scuola di teatro privato di fronte a presunti abusi da parte di alcuni suoi insegnanti.

Photo credit: Bertrand Rindoff Petroff - Getty Images
Photo credit: Bertrand Rindoff Petroff - Getty Images

Secondo Marie Coquille-Chambel, però, sarebbe stata la recente inchiesta sul regista Michel Didym, accusato di molestie e violenze sessuali, ad aver acceso la miccia e spinto le vittime a raccontare le loro esperienze sui social. Assieme a una trentina di persone, la critica teatrale ha formato un collettivo che ancora non ha un nome per parlare di questo problema una volta per tutte. "Il #MeTooThéâtre è un riflesso del #MeToo artistico in generale", ha commentato Marylie Breuil del gruppo femminista NousToutes, “Migliaia di persone sperimentano molestie e si va dalle lezioni di teatro quando siamo bambini, al Conservatorio fino ai palchi più prestigiosi di Francia, è a tutti i livelli del mondo teatrale". Secondo Breuil e Coquille-Chambel il problema è soprattutto come gli aggressori godano di un sorta di protezione data dal loro status nell'ambiente professionale e dal pretesto di "separare l'uomo dall'artista". Ora però c'è aria di cambiamento e, del resto, l'abbiamo visto anche con il #MeToo: l'unione fa la forza. Per davvero.

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