Mi sono comprato una città fantasma del West e sono andato a viverci durante la pandemia

Di Redazione
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Photo credit:  Brent Underwood (Popular Mechanics)
Photo credit: Brent Underwood (Popular Mechanics)

From Esquire

Nel 2018 un giovane imprenditore texano, di Austin, ha deciso di fare un investimento un po' strambo: 1,4 milioni di dollari per un vecchio villaggio minerario abbandonato. L'intenzione era quella di farci un'attrazione turistica, ristrutturare le vecchie case e trasformarle in splendide camere da mettere su Airbnb. Gli ingredienti per un investimento di successo c'erano tutti: un posto sperduto, bellissimo e incontaminato, centinaia di miniere da esplorare, strutture di legno, originali, con tanto di oggetti e attrezzi lasciati dai minatori.

Con l'arrivo della pandemia però i piani dell'investimento sono decisamente cambiati. Il turismo si è fermato, negli Stati Uniti come nel resto del mondo, e così Brent Underwood, questo il nome del giovane imprenditore, ha deciso di abbandonare la metropoli in cui è nato e andare a vivere, da solo, nella vecchia cittadina abbandonata: Cerro Gordo.

Underwood ha raccontato alla rivista Popular Mechanics com'è vivere in un luogo abbandonato, una cittadina fantasma in mezzo al deserto, che al suo arrivo non aveva elettricità né acqua corrente. Per riuscire a trovare l'acqua, il nuovo proprietario di Cerro Gordo e alcuni suoi collaboratori, hanno ripercorso una vecchia miniera fino a 210 metri di profondità "avevo sentito storie di acqua che filtrava dalle pareti di alcuni cunicoli, la leggenda parlava di una pompa a oltre 200 metri di profondità, ma il problema era che l'ascensore meccanico che scendeva fino a lì era troppo pericoloso da usare", racconta Underwood.

Eppure, essendo quella l'unica possibilità di trovare dell'acqua, alla fine il gruppetto ha deciso di andare e vedere, e quindi di rischiare la vita. C'era il pericolo che l'ascensore (vecchio di 150 anni e in condizioni orribili) crollasse o di arrivare lì e che l'acqua non ci fosse. Ma le cose sono andate particolarmente bene: l'ascensore ha funzionato e l'acqua era lì, poca ma presente. Così si è deciso di sostituire la vecchia pompa con una nuova e più potente, ed ecco che Cerro Gordo, dopo quasi due secoli, ha riavuto l'acqua corrente.

Underwood, unico abitante di una cittadina che ai tempi d'oro poteva vantare oltre quaranta edifici, e oggi ne ha circa la metà, ha imparato non soltanto l'importanza dell'acqua, ma anche quella del fuoco. Il deserto in cui si trova Cerro Gordo, nella parte desertica della California che sfiora il confine col Nevada, è particolarmente esposto ai fuochi spontanei: basta un solo fulmine che l'erba secca e il legno disidratato dal sole possono fare in modo che una baracca di legno vada a fuoco in poche ore. E così, purtroppo, è successo. Uno degli edifici storici del villaggio è andato distrutto: "ci siamo svegliati nel mezzo della notte con l'American hotel avvolto dalle fiamme", racconta Underwood. Fortunatamente in quel momento non c'era nessuno all'interno, ma è stato un segnale piuttosto chiaro di come il fuoco, in un'area desertica di questo tipo, la fa da padrone.

Photo credit: BRENT UNDERWOOD
Photo credit: BRENT UNDERWOOD

Le potenzialità dell'acquisto, nonostante la pandemia e il ritardo nei lavori di ristrutturazione, non si sono ridimensionate. I venti edifici possiedono delle vere e proprie perle rimaste lì nei secoli, come casse di dinamite (vuote, per fortuna), vecchi attrezzi, mobili, caschi e vestiti dei minatori, carrelli e picconi. Per non parlare dei tetti spioventi in legno e lamiera e delle centinaia di chilometri di cunicoli, che nascondono anche decine di corpi di chi, nell'ottocento, in queste miniere è morto per via di crolli ed esplosioni incontrollate.

"All'inizio pensavo che avrei esplorato tutte le miniere della nuova proprietà", ha detto Underwood alzando le spalle, poi una persona del posto, una delle tante arrivate a dare una mano di propria spontanea volontà, mosse dal sentimento di amore e rispetto per un luogo che ha contribuito a far diventare Los Angeles quella che è oggi, gli ha chiesto: "Sei mai stato a San Lucas?". E lì, il giovane imprenditore, ha capito che no, non avrebbe mai potuto visitare tutte le miniere. Ce ne sono di enormi e lontane dagli edifici del villaggio, anche due ore a piedi. E in molti casi, come per le miniere di San Lucas, i sentieri per raggiungerle non ci sono più, sepolti dagli arbusti e dalla sabbia nei decenni.

Oggi i lavori proseguono: c'è un architetto che ha deciso di lavorare a dei nuovi edifici di sua spontanea volontà e senza paga. Semplicemente perché innamorato di un luogo del genere e di cosa potrebbe diventare in futuro. E non è il solo, curiosi e volontari arrivano da molti dei paesi vicini al Death Valley National Park (un nome che è tutto un programma).

Nell'ultimo periodo, con enormi sforzi e un grande lavoro di squadra, il vecchio villaggio, nonostante mantenga un'aria da selvaggio West, ha addirittura un router per il WiFi. Un passo alla volta, un posto con così tante colline e cactus da non poterli contare, sta riprendendo vita. La Cerro Gordo Road, la strada, un tempo completamente abbandonata, che porta al villaggio dai paesi vicini, è sempre più battuta.