Mia madre, il mio mentore: come l'impronta materna può definire la carriera dei figli

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Photo credit: Catherine Falls Commercial - Getty Images
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Difficile, forse impossibile, indicare il momento esatto in cui, dopo il concepimento, una creatura comincia a esistere come individuo. C'è chi pensa che lo sia al primo battito del cuore e chi invece ne riconosce l'esistenza solo al momento del parto. Comunque la si pensi, una risposta definitiva non esiste o, forse, la conosce solo la madre: nel momento in cui scopre l'esistenza di una nuova vita dentro di sé e sceglie di amarla e proteggerla, quella creatura comincia a esistere come figlio e dunque come persona. È la madre che dà la vita e non solo perché è colei che genera, ma anche perché è il primo individuo che riconosce dentro di sé l'esistenza di qualcosa che è altro da sé. Per questo nel momento in cui un figlio nasce, il legame con la madre è già così forte e viscerale da segnare per sempre la vita di una persona, non solo nell'infanzia, ma anche nell'età adulta.

Photo credit: Maskot - Getty Images
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La voce, il tocco e persino l'odore della madre sono cose che nessun figlio può dimenticare, ricordi indelebili che segnano inconsciamente non solo la vita, ma anche la carriera di una persona nella misura in cui di fronte a una scelta ci si ritrova a chiedersi che cosa avrebbe fatto una madre al posto proprio. Più dei padri, le figure materne sanno essere accudenti e comprensive, meno giudicanti e più accoglienti. Quante volte abbiamo sentito dire a ragazzi omosessuali che hanno fatto coming out in famiglia che le loro madri "già sapevano" perché "avevano già capito tutto"? Ebbene la stessa sicurezza che una madre sa infondere nella sfera privata, si rifletterà anche nella carriera professionale del figlio, le cui scelte lavorative saranno largamente influenzate dal modello educativo materno ricevuto.

Photo credit: Luis Alvarez - Getty Images
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Lo sa bene l'imprenditore francese Frédéric Jousset, che vent'anni fa fu tra i fondatori di WebHelp, azienda leader nel settore del call center con un fatturato annuo di 1,5 miliardi di euro e che nel 2019 ha scelto di mettere il suo fiuto per gli affari al servizio dell’arte con Art Explora. In questa fondazione, creata con lo scopo di rendere l'arte più accessibile a tutti, Jousset (51 anni) lavora a stretto contatto con sua madre che ha sempre avuto un ruolo centrale nella sua vita, che per lui è sempre stata una preziosa consigliera. "Sa anticipare le reazioni del pubblico, mi aiuta a navigare nel mondo artistico e mi nutre costantemente di nuove idee" — spiega a Madame Figaro l'imprenditore parigino, riferendosi alla madre Marie-Laure Jousset (76 anni), già curatrice capo responsabile del design presso il Centro Pompidou. Tra di loro lo scambio è continuo assicura il figlio e anzi è stato proprio merito di sua madre se Frédéric ha affinato negli anni il suo gusto per l'arte. Mentre suo padre, un manager d'affari, presiedeva l'École Normale de Musique de Paris, la mamma invitava a casa i designer Ettore Sottsass, Philippe Starck e Ron Arad: "Sono cresciuto a contatto con gli artisti e considero questo primo risveglio alla cultura una grande opportunità, che vorrei condividere con gli altri". Ma cosa pensa Marie-Laure Jousset del suo ruolo di mentore del figlio? "Non mi piace il termine, suona come "insegnante di scuola". Io propongo, lui decide. E non voglio che Frédéric mi somigli" - spiega la donna alla testata francese.

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"Precisamente, un mentore non è un pigmalione — afferma Gisèle Szczyglak in The Mentoring for Dummies (First Editions) —. Il primo, nella mitologia greca, divenne il tutore, la guida e l'insegnante di Telemaco, figlio di Ulisse che affidò al maestro la cura del figlio prima di partire per la guerra. Pigmalione invece scolpì in marmo la donna dei suoi sogni e si innamorò di lei. Mentre Mentore si prende cura dell'altro, Pigmalione lo modella secondo i suoi criteri. Ancora oggi, il mentoring è soprattutto un atto di generosità altruista: significa benevolenza, solidarietà, cooperazione, condivisione, fiducia e trasversalità". Meglio di qualsiasi mentore, una madre sa creare per il proprio figlio uno spazio privilegiato dove confrontarsi ed esprimere tutte le sue potenzialità, non come chi plasma a propria immagine e somiglianza, ma come chi consiglia e guida e, soprattutto, lascia liberi di scegliere.

Photo credit: Flashpop - Getty Images
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Ma attenzione, la madre perfetta non esiste, lo sosteneva anche lo psicoanalista e pediatra britannico Donald Winnicott. "A questa definizione preferiva quella di "madre sufficientemente buona", empatica abbastanza da creare un rapporto affettivo forte con il bambino per incoraggiarlo, senza soffocarlo" — spiega sempre a Madame Figaro il filosofo Jean-Philippe Pierron, professore all'Università di Borgogna e specialista in Etica dell'assistenza, in particolare della famiglia. A volte ci vuole una vita per ammettere che è ciò che ci lega agli altri che ci fa essere come siamo. Riconoscere che si deve molto alla propria madre, per esempio, non significa che gli si debba tutto. E riconoscere nella propria madre un mentore significa aver trovato un equilibrio che è poi la chiave del successo tanto nella vita privata quanto in quella lavorativa.