The midnight sky Netflix è la bella storia di una mamma nello spazio

di Ilaria Solari
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Photo credit: Thomas Whiteside / trunkarchive.
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From ELLE

Proprio nell’anno in cui si ritrovava trionfalmente protagonista di ben quattro film (era il 2016), tra cui Rogue One, amatissimo spin off della saga di Star Wars, dopo aver conquistato l’attenzione del grande pubblico accanto a Eddie Redmayne ne La teoria del tutto, un giornalista chiedeva a Felicity Jones la sua opinione sull’eventualità che un figlio potesse danneggiare la carriera di un’attrice. «Sento di vivere in un’epoca», profetizzava lei fiduciosa e lungimirante, «in cui anziché limitarci, la maternità potrà renderci più forti».

Non sbagliava. A distanza di quattro anni, la sua prima gravidanza non solo non le ha impedito di accettare l'ennesimo ruolo di eroina grintosa e pugnace nel prossimo film di George Clooney, The midnight sky, su Netflix dal 23 dicembre. Ma ha convinto pure il suo regista e co-protagonista a ricucirle addosso il personaggio e la trama. Tratto dal bestseller di Lily Brooks-Dalton La distanza tra le stelle (Editrice Nord), l’adattamento di Clooney immagina infatti Sully, la sua protagonista, un’astronauta scandalosamente incinta a bordo di un'astronave persa tra le galassie, mentre la Terra si avvia verso una probabile fine. Ma le coincidenze con la realtà fuori dal set purtroppo non finiscono qui: tra le misteriose cause dell’apocalisse prossima ventura che fa da sfondo a Midnight sky, in cui Clooney è un astronomo vecchio e malato che vive tra i ghiacci dell’Artide, c’è probabilmente quella di una letale pandemia. «Abbiamo iniziato le riprese a gennaio pensando di girare un film di fantascienza e ci siamo ritrovati nel bel mezzo di un documentario», scherza con un po’ di amarezza Felicity, via Zoom da Londra. «È stato scioccante realizzare che il nostro film assomigliava progressivamente alla vita vera».

Chi l'immaginava che saremmo finiti anche noi in una distopia. Che cosa l'aveva attratta quando ha accettato la parte?

Non avevo letto il libro, ma il copione mi era bastato, l’avevo trovato commovente, toccante: benché l’ambientazione nello spazio e altri elementi del contesto lo classificassero come un film d’azione, il cuore della storia ci costringe a interrogarci su questioni filosofiche cruciali, sul senso della vita, su cosa significhi vivere un’esistenza degna di questo nome e sulla necessità di intrecciare relazioni umane profonde.

Conosceva Clooney? Avevate mai lavorato insieme?

Mai. Ma siamo andati d’accordo fin da subito: è davvero una bella persona: aperto, umano e brillante, soltanto uno col suo talento poteva riuscire a realizzare un film così armoniosamente in equilibrio tra intrattenimento e riflessione.

L’ammirazione dev’essere reciproca: Clooney l’ha voluta così tanto da cambiare la trama, perché lei era incinta.

Sì, all’inizio avevamo pensato di girare cercando di nascondere la mia pancia, poi, dopo una settimana di riprese, ha avuto un'intuizione ed esclamato con un sorriso: "E perché non la facciamo nostra questa tua condizione? Sully è un’eroina moderna... Una gravidanza non la fermerebbe di certo".

E lei come ha reagito?

Ero commossa, ma anche esaltata: l'ha fatto per non costringermi a nascondere la mia condizione, certo, ma l’ho trovato anche un gesto rivoluzionario: è un bel messaggio, è davvero la prima volta che si vede una donna felicemente incinta nello spazio. Questo ha reso l’esperienza particolarmente gioiosa, a dispetto di quello che ci accadeva intorno.

Photo credit: NETFLIX
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L’altra inquietante coincidenza è che sia il personaggio di Clooney che Sully con il suo equipaggio vivono il dramma di ciò che accade sulla Terra da una sorta di confinamento.

La quarantena spaziale di Sully assomiglia in effetti all’isolamento artico dello scienziato di Clooney, abbandonato nel suo remoto osservatorio. Proprio come noi in questi mesi, si ritrovano soli con un sacco di cose su cui riflettere: l’esistenza, il senso stesso della vita.

Il film sembra dire che la salvezza passa attraverso la cura.

È una storia pervasa da un sentimento di redenzione. Ed è quello che succede quando le persone si ritrovano in situazioni estreme e spaventose: assistiamo a manifestazioni straordinarie di umanità. La grande domanda che la storia pone è: quando tutto sembra perduto, cosa ci resta?

La sua risposta qual è?

Rispondo che abbiamo l’un l’altro. È incredibile quanto le cose materiali si rivelino ininfluenti e quanto invece diventino vitali le relazioni: la famiglia e gli amici, ma anche i vicini e gli sconosciuti che attraversano casualmente la tua vita. L’empatia è ciò che ci resta.

Photo credit: Philippe Antonello/NETFLIX
Photo credit: Philippe Antonello/NETFLIX

Com’è che, da Rogue One a The aeronauts, le affidano così spesso ruoli di guerriere o esploratrici che solcano cieli e galassie?

Me lo chiedo anch'io: è pur vero che sono sempre stata una ragazzina avventurosa, ma la sfida qui si fa ogni volta più temeraria. Grazie al cielo, dopo la faticosa pratica richiesta dalle acrobazie sulla mongolfiera di The aeronauts, stavolta mi è andata piuttosto bene: essendo incinta, mi hanno lasciato per la maggior parte del tempo seduta su uno sgabello.

Anche coi piedi per terra se la cava molto bene. In Una giusta causa è entrata in modo davvero credibile nei panni della giudice della Corte suprema americana Ruth Bader Ginsburg, scomparsa da poco: nonostante l’età avanzata è stata un punto di riferimento per molte giovani donne, come se lo spiega?

È stata una specie di eroina per tutti. Credo soprattutto per la sua straordinaria capacità di portare avanti il cambiamento con mezzi non violenti e non aggressivi: è stata capace di far passare il discorso sulla parità di genere come una questione di buon senso, sulla quale era impossibile dissentire.

E in questo nuovo personaggio cosa ha messo di sé?

Difficile dire quanto consciamente o meno, ma ci ho messo parecchio: prima di tutto le sensazioni di una donna che si ritrova per la prima volta incinta, ma anche quella di non sapere cosa il futuro abbia in serbo. Nella storia, il bambino che sta per arrivare rappresenta una speranza per le persone a bordo della nave spaziale. L'idea che qualcosa sopravvivrà e darà loro la forza di lottare e sopravvivere. Tolta quella dimensione di dramma, anche per me in fondo è stato un po’ così.

E ora che il piccolo è nato, come si sente?

Per adesso si è innalzato paurosamente il livello di deprivazione del sonno. Sogno soltanto di dormire otto ore filate.