A Milano nasce il MEET, il primo centro internazionale di cultura digitale in Italia

Di Emanuela Griglié
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Photo credit: Michele Nastasi
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From Harper's BAZAAR

Un’installazione site-specific creata apposta per l’occasione da Refik Anadol, si tratta della prima opera in Italia del pluripremiato media artist e regista turco da tempo operativo a Los Angeles, che costruisce ambienti immersivi lavorando sull’intelligenza artificiale e sulla memoria. “Renaissance Dreams”, questo il titolo, è un bellissimo regalo di battesimo per il MEET, il primo centro di cultura digitale che nasce in Italia con il supporto di Fondazione Cariplo e mette su casa a Milano, in un quartier generale completamente ripensato dall’archistar Carlo Ratti nel cuore di Porta Venezia.

In tutto 1500 metri quadrati distribuiti su tre piani, collegati dalla spettacolare Living Staircase, la scala abitata capace di diventare di volta in volta teatro o spazio di lavoro. Dall’Immersive Room, sala immersiva dotata di 15 proiettori che offrono immagini estremamente luminose in 4K per una proiezione continua su tre pareti a 270°, al Theater, fino al bistrot, ideato e gestito da Mare Culturale Urbano, MEET ha ovviamente un’anima ibrida, in cui fisico e virtuale si intersecano, e nasce per promuovere l’innovazione e colmare il gap italiano nel digitale, contando oltretutto su una rete di partnership internazionali molto prestigiose che vanno da Ars Electronica al DDP di Seul.

Photo credit: Michele Nastasi
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Decisamente una bella sfida, quella di aprire oggi in piena pandemia un nuovo centro dove, tra workshop, corsi di formazione, esposizioni, talk e molto altro, sarà sicuramente l’arte digitale a fare da padrona, anche perché è nel Dna della fondatrice e presidente del MEET, Maria Grazia Mattei. “Io nasco come critica d’arte”, ci spiega Mattei, “mi sono appassionata di arte digitale negli anni Ottanta a Roma, imbattendomi per caso nel fenomeno della video-arte. Scrivevo su Zoom e scopro questo artista, Michele Bohm, pioniere della computer grafica. Lo vado a trovare per capire meglio cosa fa. Ed è pazzesco vederlo creare al computer, aveva inventato un software per cui un segno si trasformava in un altro e così via. Penso: questo è il futuro. Grazie a Bohm ho poi incontrato altri artisti italiani che portavano avanti queste ricerche e ho iniziato poi a guardare anche all’estero, infilandomi in tutti i festival di arte digitale: lì ho visto nascere un nuovo immaginario. Dall’arte ho scoperto tecnologia, ma io sono partita da lì. Ecco perché anche al MEET la creatività sarà ovunque e resta - secondo me - l’elemento fondamentale di qualsiasi processo di innovazione. L’arte è l’enzima per lo sviluppo di nuovi linguaggi e di idee originali”.

Photo credit: Courtesy
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Dal 31 ottobre nella sala immersiva di MEET è allestita l’opera “Renaissance Dreams” di Anadol, realizzata con un’intelligenza artificiale addestrata a generare forme dinamiche e sempre diverse: il processo creativo uomo-macchina è partito da migliaia di immagini open-source di opere d’arte e d’architettura del Rinascimento. Un dataset immenso che algoritmi GAN hanno elaborato e rivisitato, cambiando forme, colori e con l’aggiunta di suoni originali. Il risultato è una “passeggiata” ipnotica sulle tracce della storia dell'arte italiana che è costruita su misura per gli spazi di MEET, un messaggio di bellezza e rinascita offerto al nostro paese, e che sarà (prossimi dpcm permettendo) aperta gratuitamente al pubblico fino al 10 gennaio (ingresso solo su prenotazione a www.meetcenter.it). Il centro di cultura digitale si è dato anche un soundscape originale, MEET the Simphony, registrato dalla sound designer Chiara Luzzana captando i rumori del MEET e di chi lo vive.