Minimalismo o stravaganza: come saranno le sfilate di moda del futuro prossimo (e post-pandemia)?

·4 minuto per la lettura

Una stazione spaziale, un supermercato, una spiaggia con tanto di sabbia e acqua: che tempi grandiosi (e gloriosi) son stati quelli di Karl Lagerfeld alla guida di Chanel! Il kaiser della moda riusciva a trovare sempre l'idea perfetta in cui contestualizzare le presentazioni delle sue collezioni per la maison francese fondata da Mademoiselle Gabrielle. E chissà cosa ne avrebbe pensato Karl Lagerfeld in persona di tutto quello che la fashion industry ha vissuto nell’ultimo anno e mezzo. Dalla stravaganza più assoluta, al minimalismo totale. La moda ai tempi della pandemia ha dovuto adattarsi, rielaborarsi, sopravvivere. E ci è riuscita alla grande nonostante tutto, e nonostante noi tutte continuassimo a chiederci: come sarà quindi la moda dopo la pandemia?


Tanto si è detto su come sono cambiate le nostre abitudini di acquisto (revenge shopping: a voi è successo già?) e, proprio mentre noi maturavamo nuove consapevolezze in fatto di brand etici e affini a modalità di produzione responsabile, è quasi sembrato che la moda avesse iniziato a comprendere, percepire, sentire… la necessità di un ritorno a qualcosa di meno scenico, meno stravagante e spettacolare. Si ripensi ad esempio ai grandi fashion show in pompa magna: la sfilata Fendi sulla Grande Muraglia Cinese, il Diorient Express di John Galliano per Dior, la sfilata con scale mobili di Louis Vuitton, o addirittura Tommyland: il luna park sopraelevato per la sfilata moda Primavera Estate 2017 di Tommy Hilfiger. Insomma, stravaganza allo stato puro.

Photo credit: Andrew H. Walker - Getty Images
Photo credit: Andrew H. Walker - Getty Images

E poi è arrivato il Covid-19. Le mascherine, i lockdown, il distanziamento sociale. E un’ultima sfilata prima che tutto chiudesse, quella di Giorgio Armani – che all’ultimo minuto preferì sfilare a porte chiuse - alla Milano Fashion Week. Fine. In quei primi momenti di panico in cui nessuno sapeva effettivamente cosa fare e come procedere, creativi e designer hanno dimostrato che anche nel minimalismo più totale (senza persone, senza invitati, ma solo con gli abiti) avrebbero potuto dare vita a risultati eccellenti. Ne sono state una prova il puppet show di Moschino, così come lo è stata la collaborazione di Maria Grazia Chiuri con il regista Matteo Garrone per presentare l'haute couture di Dior per l'Autunno Inverno 2020 2021 in un cortometraggio onirico (che riproponiamo di sotto).

{{ this.render( "@app/views/shared/embed-accessibility-text.twig", { embedName: "Instagram", })|raw}}

View On Instagram

La moda dopo pandemia: come saranno le sfilate del futuro?

Alla fine, però, il 2021 è arrivato. E insieme alle prime graduali aperture sono tornate anche le sfilate di moda in presenza. Pochi ospiti (esclusivi) nel massimo rispetto delle regole anti-Covid e finalmente la voglia e la gioia di condividere le emozioni che solo la moda – intesa anche come arte figurativa, performance - è capace di offrire. A dare il via sono state le sfilate Resort e quelle Cruise, subito seguite poi dall’haute couture a Parigi e gli appuntamenti con la moda uomo. Com’è stato questo ritorno? Cosa abbiamo testimoniato? Forti di una nuova chance, forti della ripartenza come segno tangibile di nuove opportunità, le maison non hanno indugiato su cosa fare. Era ora di ripartire, e andava fatto nel senso più letterale del termine: ri-partire. Con valigie annesse. Max Mara ha portato i suoi ospiti sull'isola di Ischia, isola (perla) campana, dove ha presentato la collezione Resort moda Primavera Estate 2022. Maria Grazia Chiuri ci invece spiegato cosa significa "essere Grecia, essere Atene" conducendoci per mano a ridosso dei monumenti del Partenone di Atene. Saint Laurent ha persino commissionato la costruzione di un'opera architettonica - un'installazione di nome Green Lens - sull’Isola della Certosa a Venezia, per poi presentarci la sua moda uomo Primavera Estate 2022.

{{ this.render( "@app/views/shared/embed-accessibility-text.twig", { embedName: "Instagram", })|raw}}

View On Instagram

Non lasciamoci però gettare il fumo negli occhi: sembra che in tutto questo ripartire e ricominciare, alle case di moda sia ormai chiaro dove affondino le proprie radici. Semplicemente nel minimalismo, che spesso è poi (anche) sinonimo di sostenibilità. La dimostrazione più pura ci è stata offerta da Dmena Gvasalia, direttore creativo di Balenciaga che, al gran debutto nel calendario dell'haute couture a Parigi dopo 53 anni di assenza, ha persino pensato di non usare alcuna colonna sonora. Zero musica, solo il ticchettio dei tacchi sul suolo concepito per creare un ritmo specifico. Non è stata una scelta a caso, bensì un modo per celebrare l'importanza del passato (e del suo predecessore Monsieur Cristobal): era così che le modelle sfilavano un tempo negli atelier. Senza musica. Senza stravaganza. Solo moda, arte e tanta anima. E chissà che oggi, dopo la pandemia, l'industria della moda (forse) non l'abbia finalmente capito.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli