Mollare tutto e cambiare vita all'estero

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La crisi economica, la fantasia romantica di spiagge dorate, l'amore verso un Paese lontano o, semplicemente, la voglia di una nuova esperienza. Sono sempre di più gli italiani che sognano di mollare tutto e scappare all'estero. Ma lo fanno davvero e, se lo fanno, è un successo? Massimo Dallaglio, giornalista, da oltre dieci anni monitorizza la "voglia di fuga" degli italiani sul suo sito MolloTutto.com. A lui abbiamo chiesto cosa succede se si vuole scappare.

Espatriare non è una moda del nuovo millennio, ma oggi se ne parla tantissimo. Perché?
In Italia, ma non solo, i grandi flussi migratori del '900 fanno parte della nostra storia, ma negli ultimi 50 anni da noi era una realtà nascosta, poco conosciuta. Nei paesi anglosassoni, invece, l'idea dell'anno sabbatico nelle ex colonie era la normalità. Il mio sito è nato nel 1998 e da allora molte cose sono cambiate.

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E' aumentato il numero di italiani all'estero?
I dati del Ministero parlano chiaro. Nel 1998 erano 3,5 i milioni di italiani all'estero, nel 2008 sono saliti a 4 milioni. E parliamo di chi prende la residenza all'estero, molti espatriano mantenendo la residenza in Italia.

Parlavamo di flussi migratori del '900. E' cambiata la tipologia di chi "scappa" negli ultimi 100 anni?
Certo, allora si trattava di persone che dovevano emigrare per cercare lavoro, perché in Italia non trovavano nulla e rischiavano di fare la fame. Oggi, invece, chi emigra spesso ha un livello socio-culturale medio/alto e va all'estero per sfruttare un'occasione migliore riguardo a quella che ha qui.

Chi sono gli emigranti di oggi?
Ci sono tre categorie ben definite. Da un lato la cosiddetta "fuga di cervelli", composta da studenti e laureati che, spesso dopo un'esperienza positiva con l'Erasmus, si accorge che all'estero ha più occasioni e va via. Sul mio sito c'è la testimonianza di un neolaureato in biologia che ha trovato lavoro in Australia. Al di là della questione economica, quello che ha colpito il giovane sono state le occasioni di crescita che gli venivano offerte nell'ospedale australiano rispetto a quelle che abbiamo qui.

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E le altre categorie?
C'è chi cerca il buon ritiro. Tedeschi e americani già da decenni vanno in pensione e cercano Paesi dove passare la vita, come è capitato con le Baleari e le Canarie. Ultimamente anche in Italia c'è un segnale di questa tendenza. Vengono presi in considerazione soprattutto Paesi che hanno un tenore di vita più basso del nostro e dove, dunque, la pensione italiana ha un valore più alto che da noi. Poi ci sono i 30-50enni che, invece, guardano all'estero come un'occasione per migliorare la loro situazione lavorativa o per investire.

Ma per chi emigra si tratta sempre di un successo?
No. Anzi, voglio sottolineare che io non voglio incentivare la fuga dall'Italia, ma solo informare e raccontare la realtà attraverso la testimonianza di chi è andato a vivere all'estero. I romantici che lasciano tutto e partono da un giorno all'altro spesso tornano indietro dopo un periodo più o meno lungo, quando finiscono i soldi e si rendono conto che l'infatuazione momentanea verso un luogo ha fatto prendere loro la mano.

Vista la sua esperienza, cosa consiglia a chi pensa di mollare tutto?
Voglio sottolineare che vi sono molti curiosi, che vengono sul sito, ma che in verità non sono veramente intenzionati ad andarsene. Chi decide di farlo, però, deve essere convinto e sapere a cosa va incontro. Una breve vacanza non ti fa conoscere un luogo. Le bellezze viste in una settimana nascondono la quotidianità che, invece, potrebbe non piacere. Andare in Guatemala o Messico può essere fantastico in vacanza, ma se devi scontrarti con la burocrazia locale, con le tradizioni e la cultura forse si scopre che non fanno per noi.

Dunque?
Per prima cosa, da quel che le testimonianze che ho raccolto in questi anni raccontano, bisogna conoscere bene dove si vuole andare. Magari un Paese dove si va in vacanza regolarmente, dove si è già inseriti nel tessuto sociale e si hanno amici e conoscenti. Poi si deve capire se quel Paese offre realmente le opportunità che si stanno cercando, in base alle proprie esigenze lavorative e di vita. E, infine, bisogna stare attenti a quei siti internet che promuovono una data destinazione, facendo vedere solo i lati positivi della scelta. Spesso sono siti civetta, costruiti in apparenza per aiutare chi vuole espatriare, ma che in verità alle spalle hanno tour operator o costruttori che puntano a vendere i loro pacchetti in un dato Paese.

Insomma, la fuga è romantica, ma va fatta con la testa.
Esattamente.

Duccio Fumero


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