I mosaici sono il segreto meglio custodito di Milano?

Di Carlotta Marelli
·2 minuto per la lettura
Photo credit: Stefan Giftthaler
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From ELLE Decor

“Una cosa che amo molto fare è camminare esplorando la città, cercare di scoprirla sempre con occhi nuovi” racconta il fotografo milanese Stefan Giftthaler. “Sentire come cambia attraversando i suoi diversi quartieri, ciascuno con la sua anima e le sue atmosfere ben definite. Cercare di farmi stupire e meravigliare, come se fosse la prima volta che la vedo”.

Da queste passeggiate in solitaria è nato il progetto Milan Surfaces, un portoflio fotografico che racconta la seriosa Milano in uno dei suoi vezzi più inediti, eppure sotto gli occhi di tutti: il mosaico. Sulle facciate gli edifici, negli androni dei condomini, sui balconi o lungo le scale, i mosaici di Milano sono composizioni spesso astratte, decisamente colorate, che regalano, a chi li sa cercare, una “costellazione segreta di colori e forme nascosta tra le vie e le case della città” spiega Giftthaler, che qualche tempo fa ha deciso di costruire una mappa dei mosaici milanesi e di fotografarli.

Photo credit: Stefan Giftthaler
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“Mentre facevo questo progetto ho trovato una frese di Werner Herzog che mi è risuonata molto familiare: ‘Il mondo si rivela a chi lo attraversa a piedi’. Solo prendendoci il tempo di rallentare e di guardarci attorno scopriamo che in realtà abbiamo già tutto qui, a portata di mano e non c’è bisogno di cercare molto lontano. Facondo ricerca ho poi scoperto che molti grandi architetti e artisti si erano rivolti alla tecnica del mosaico (Bruno Munari, Piero Bottoni, Luigi Caccia Dominioni, Francesco Somaini, etc…). Altre opere sono senza firma o di artisti sconosciuti ma non per questo sono meno ricche di fascino”.

Photo credit: Stefan Giftthaler
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Un progetto da rileggere oggi, mentre Milano si inoltra nel suo secondo lockdown, come un invito a riscoprire il proprio quartiere (la “prossimità” come la chiama l’ultimo Dpcm) alla ricerca di bellezza che, come questi mosaici, si può trovare ovunque, dai palazzi dell’alta borghesia a quelli popolari, dalle portinerie alle gallerie commerciali.

Photo credit: Stefan Giftthaler
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“Ciò che ho trovato interessante è che gli architetti degli anni ‘60 e ‘70 avevano l’idea di creare luoghi gioiosi, colorati, sia per le persone ricche e privilegiate che per le classi lavoratrici. Come se ognuno avesse bisogno della sua dose giornaliera di colore e forme dinamiche. Sembra che all’ epoca ci fosse l’idea che attraverso la bellezza e il design si potesse creare una società migliore. Ciò mostra anche secondo me come a Milano il design sia qualcosa che viene letteralmente dalla strada, qualcosa che tocca tutti e non inteso solo per un’élite”. E questo non è mai stato vero come oggi.

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www.stefangiftthaler.com