Movie confidence. Del cinema ti puoi fidare

Di Piera Detassis
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Photo credit: M. Garrett - Getty Images
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From ELLE

Cinema ci manchi! Lo pensa il 74% delle persone che hanno partecipato al sondaggio online lanciato da Elle e dalle altre testate del gruppo Hearst nell’ambito della nostra iniziativa di sostegno al cinema. Si chiama Movie Confidence ed è un grande progetto “a puntate”, volto a raccogliere pareri e suggerimenti del pubblico, voci degli addetti ai lavori, storie dai set. L’obiettivo è tornare al più presto, e in sicurezza, nelle sale. Perché noi abbiamo deciso di fidarci. E voi?

La risposta è forte, persino spiazzante: sì, c’è tanta voglia di tornare in sala, al cinema. Lo dice un nostro sondaggio esclusivo online a cui hanno risposto 5560 persone, l’80% donne e il 20% uomini. A fronte delle interviste condotte attraverso i siti di Hearst Italia, delle associazioni di cinema Agis, Anec, Fice e con post su Facebook Instagram e Tik Tok, il risultato è netto: il 74% ritornerebbe subito in sala, solo un residuo 9% dichiara di non averne bisogno e se domani i cinema riaprissero in sicurezza l’81% tornerebbe addirittura a frequentarli come prima. Una piccola scossa in epoca di streaming dominante, con gustoso contropiede a quelli che “il cinema è morto”. Toccherà aspettare.

Photo credit: Paramount Pictures - Getty Images
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Nel frattempo, dopo mesi di distanziamento, consumati e rattrappiti da ore di zoom, call, Dad e film consumati in piattaforma, stufi del lungo silenzio sui cinema e i teatri spenti, noi abbiamo immaginato questo sondaggio come prima scintilla di un progetto dal titolo evidente “Hearst Movie confidence - del cinema ti puoi fidare” che coinvolge Elle e tutte le testate del nostro gruppo editoriale. Un movimento di opinione dalla parte del pubblico, che debutta interpellando voi e tutti gli appassionati rimasti fin qui senza voce oltre che senza un cinema, un multiplex, ma anche solo una monosala, in cui rifugiarsi a sognare, discutere, innamorarsi e perfino litigare. Non vi sentite sfiniti e un po’ sperduti, tenuti troppo a lungo a distanza dall’arte che ha cambiato il Novecento e costruito la modernità, infuenzato tutto ciò che conosciamo, la pittura e le serie, i nostri stili di vita, l’architettura, l’arredamento, la moda?

A un anno dall’inizio del grande buio, mentre la possibile riapertura oscilla incerta tra terza ondata e protocolli sanitari assai complessi, Movie Confidence è il modo che abbiamo scelto per tenere alta la fiducia, con iniziative editoriali, campagne ed eventi social, incontri con i protagonisti e il sostegno di parte dell’industria e delle più importanti associazioni del cinema e dello spettacolo. L’istituto di ricerca Lexis ha scavato nei gusti e nelle attese del pubblico, e il numero elevato di risposte, ci dicono, è il segnale di un desiderio vivo, che sfiora anche la nostalgia, dopo un anno senza sale, senza grande schermo. Perché sì, ciò che più manca al 60% di coloro che tornerebbero subito in sala è proprio l’imponenza dello schermo che ti sovrasta, esperienza immersiva che consente, oggi più che mai, la voglia di fuga e magia (42%), e il senso dell’evento (41%), mentre per i più giovani l’X-Factor del cinema in sala è la condivisione con gli altri.

Oggi lo si consuma per scelta o giocoforza in piattaforma, l’81% degli intervistati (ma si arriva al 100% con gli utenti Tik Tok) ne frequenta più d’una, le più popolari sono Netflix e Amazon prime. Questa forzatura è anche una fortuna, perché l’industria audiovisiva non ha mai prodotto tanto, l’economia audiovisiva e l’industria continuano a girare, le storie, i film e le serie ci sono e ci saranno sempre ad allargare il nostro orizzonte che si è ristretto. Il dubbio resta ed è lo stesso che tormenta Thierry Fremaux, il direttore del festival più importante, Cannes: “Al cinema hai tre settimane per vedere un film, ma poi se ne parla per anni. In piattaforma hai tutta la vita per gustarlo, eppure resta effimero”.

Sottigliezze da cinefili, e comunque per i nostri intervistati le piattaforme hanno molti pregi, soprattutto la comodità, segnalata dal 56% del pubblico, di decidere il proprio tempo di visione senza muoversi di casa, così come piacciono la varietà della scelta e la possibilità della lingua originale, opzione che scalda il 28% degli spettatori. Stare in casa non significa dunque solo chiusura, ma anche la possibilità di viaggiare tra culture diverse, internazionali, prima più distanti nonostante i confini ancora aperti. Paradossi.

Photo credit: Bettmann - Getty Images
Photo credit: Bettmann - Getty Images

E la paura? C’è e pesa, ce lo dice quel 19% di intervistati che ancora non se la sente di rimettere piede in un cinema per timore del contagio. Attenzione, però, a spaventare non è il luogo, ritenuto sicuro “se vengono rispettate tutte le norme”, la verità è che il il 65% degli incerti teme piuttosto i possibili comportamenti scorretti degli altri, del vicino.

Non è la sala il nemico, e soprattutto ci sono film e generi che in casa proprio non si vogliono vedere, troppo poco spazio e condivisone per godersi davvero la maestosità dei giocattoloni fantasy, troppa ansia accumulata ormai per gustarsi da soli un film horror, anche il terrore è un sentimento ma condiviso è meglio.

La maggioranza dei nostri spavaldi spettatori pronti ad affollare un domani le sale (si fa per dire, i protocolli sanitari prevedono il 25% di occupazione dello spazio) chiede a gran voce e a pari merito, 48%, “cinema d’autore” e “commedia” (seguono “gialli” e “avventura”), dunque qualità, riflessione, competenza e insieme “positività e leggerezza”. Parole che ormai conosciamo a memoria, specchio preciso di un’epoca dov’è meglio non scherzare, e tuttavia cercare di volare oltre, e niente pandemia, per favore, quella la conosciamo bene, ci sarà tempo per raccontarla, per osare ricordarla.

Photo credit: Silver Screen Collection - Getty Images
Photo credit: Silver Screen Collection - Getty Images

Dovrà imparare a mischiare bene questi elementi anche il nostro cinema che il 76% degli intervistati afferma di conoscere “molto o abbastanza bene”, ma che non fa sognare come vorrebbero, più amato dagli adulti, graziato sempre dall’aggettivo “divertente”, ma “ripetitivo e banale” per i giovani utenti di Instagram e Tik Tok. E pazienza se gli intervistati mettono in dubbio lo star system italiano (per il 51% non esiste), ché quello s’è universalmente dissolto nei social privi di mistero, ma a noi restano le attrici e gli attori, bravissimi. E la star qui è il cinema.

Le sorprese sul finale non mancano. Programmazione ideale? Il 31% vuole solo film esclusivi per la sala, il 17 % li vuole allo stesso tempo al cinema e su piattaforma, ma per un significativo 52% di pubblico un titolo deve andare prima al cinema e poi, solo dopo, in streaming. Non l’avremmo mai detto, puntavamo sulla contemporaneità e invece no, la cara vecchia sala insiste e persiste nell’immaginario, teatro di avventura e scoperta, largo respiro, visione. Di sicuro però, ci avverte il sondaggio, dovrà cambiare pelle, e in fretta. La convivenza con le piattaforme si perfezionerà in modo virtuoso, anche a livello economico, e se già l’avvento dello streaming, ricco in offerta, eventi, riscoperte, festival online ed extra, aveva cambiato l’approccio, lo shock Covid ha contribuito al salto di specie.

Come sarà dunque la sala del futuro? Il pubblico da noi interpellato non ha dubbi e per l’ 88% “dovrà offrire altre cose”, soprattutto incontri con gli autori e i protagonisti, e poi bar ristoranti, concerti, eventi privati, mostre. Il cinema deve far suoi il calore e l’unicità dello spettacolo dal vivo ridisegnando lo spazio classico attorno ai desideri e alle abitudini cambiate. Una profonda mutazione per un nuovo spettatore. E per continuare a dire, come piace a noi, “del cinema ti puoi fidare”

Photo credit: william karel - Getty Images
Photo credit: william karel - Getty Images

Silvia Locatelli, redazione cinema di ELLE

“Fa sorridere che tra i generi preferiti, agli ultimi posti, ci siano i film d’animazione e le storie di famiglia. Non se ne può più delle canzoni di Frozen e dei “Bananaaaa” dei Minions che andavano in loop nei mesi del lockdown per tenere buoni i bambini. E ne abbiamo abbastanza delle nostre dinamiche familiari per sorbirci anche quelle fictional. Se devo fare un patto con un film allora gli dico: ok, io adesso mi dimentico di tutto il resto e credo al mondo che hai creato per me, ma che sia una fuga dalle beghe tra fratelli e le ripicche della suocera”

Ilaria Solari, redazione cinema di ELLE

“Non esiste o non esiste più uno star system italiano legato al cinema, lo pensa più della metà degli intervistati. Quasi il 60% degli over 65, che forse ha memoria dei tempi in cui erano ancora potenti i meccanismi di identificazione e proiezione tra schermo e realtà che inducevano l'effetto paradossale di renderci certi attori intimi e insieme algidi come divinità pagane. E se lo star system è morto, chi lo ha ucciso? La tv? I social? La serialità? E ancora: accade solo nel nostro Paese dove, purtroppo, il divismo è un concetto che si declina ancora, più facilmente, al maschile?”

Movie Confidence

Il progetto Hearst Movie Confidence è realizzato con il supporto di: 01 Distribution Eagle Pictures Medusa Film AGIS Associazione Generale Italiana dello Spettacolo ANEC Associazione Nazionale Esercenti Cinema ANICA Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali FICE Federazione Italiana Cinema d'Essai.

P.S. Gli speciali Movie Confidence continuano. Su elle in edicola il 15 aprile il punto di vista di produttori e protagonisti del cinema.