MSGM compie 10 anni (+ due). Il rewind del suo fondatore, Massimo Giorgetti, è la lettura più cool dell'estate

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Un istante "frizzato" per sempre. La puntina del tempo che inciampa sul graffio della pandemia, e ripete all'infinito il refrain del decimo anniversario di MSGM, marchio-progetto-essenza di Massimo Giorgetti nato nel 2009 e diventato, da allora, il miglior distillato in circolazione di contemporaneità, streetstyle e leggerezza Made in Italy. Pennellate vitaminiche e ruches irriverenti, elementi sporty e stampe iconiche sono gli stilemi-base del discorso creativo del fashion designer, e ricorrono puntuali nelle pagine del table book giallo fluo che celebra il giro di boa decennale del suo brand. Il titolo, in certo qual modo, riflette il dono della sintesi tipico del fondatore, spesso abituato a esprimersi con slogan fulminei: MSGM 10!

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In copertina, anziché un look rappresentativo, ha voluto un'affollata spiaggia di Rimini, la città dove lei è nato ma che ha lasciato per fondare il suo brand a Milano. La vita, in fondo, prevale sull'arte?

Rimini mi ha dato tutto, anche se oggi considero Milano la mia città. A Rimini devo non solo il mio approccio alla moda, ma anche alla vita. Nei miei look ci sono i colori degli ombrelloni e degli asciugamani da spiaggia, ci sono le righe e l'energia positiva che si respira in riviera. E poi, naturalmente, c'è la musica.

Infatti una volta, parlando del suo modo d'intendere la moda, ha detto: «La mia è musica che si guarda». Cosa significa?

Che la musica è in ogni cosa che faccio. La musica è colore e il colore è musica, ritmo, tensione. E tutto questo è MSGM.

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Cosa ricorda dell'adolescenza?

Ogni cosa. Da ragazzo ho fatto il deejay, ho lavorato al Cocoricò e da Echoes, epicentri negli anni '80 e '90 di quelle subculture che sono alla base del mio concept. C'era un'atmosfera incredibile, un divertimento totale. Ma attenzione: "Leggerezza non è superficialità", diceva Italo Calvino.

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E degli esordi come stilista?

La fatica immensa, le notti sveglio, il lavoro puntuale su aspetti commerciali e pratici oltre che creativi. Non ce l'avrei mai fatta senza il team incredibile – un centinaio di persone – costruito nel frattempo.

Cosa si aspetta dal futuro?

Voglio concentrarmi di più sugli accessori, ma anche sulla sostenibilità di ciò che ruota intorno al prodotto: sacchetti, imballaggi e grucce, per esempio.

A chi dedica questo momento speciale?

Ai bambini, che renderanno possibile il futuro di tutti noi.

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