Mulholland Drive di David Lynch, compie 20 anni ma rimane ancora una seducente illusione senza tempo

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Photo credit: Mulholland Drive
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Una giovane donna sopravvive a un grave incidente stradale sulle colline di Los Angeles e comincia a vagare per la città in preda a una completa amnesia. Durante la sua fuga incontra una giovane aspirante attrice che si decide ad aiutarla per ricostruire la sua vita e i suoi ricordi.

Considerato uno tra i migliori film del 21° secolo, Mulholland Drive compie 20 anni. E pensare che l’opera visionaria di David Lynch del 2001 con Naomi Watts e Laura Harring è nato come serie tv con un episodio pilota girato dal regista nel 1999 che è stato rifiutato dall’ABC. Tuttavia i produttori francesi Pierre Edelman e Alain Sarde avevano fiducia nel progetto e hanno stanziato fondi aggiuntivi per realizzare il lungometraggio con StudioCanal.

Photo credit: Mulholland Drive
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“Molti adorano questo film, ma nessuno l’ha capito la prima volta che lo ha visto” ha dichiarato anni fa Justin Chang, critico cinematografico del Los Angeles Times. Infatti, come gran parte dei progetti firmati da Lynch, anche Mulholland Drive invita lo spettatore alla libera interpretazione di una storia tra sogno e realtà. E forse è anche questa sua natura surreale che lo rende un film senza tempo, una illusione sfocata, sensuale e intrigante che cattura lo spettatore inglobandolo nella storia.

Si è curiosi di comprendere il significato di alcuni dettagli visivi, di alcune parole pronunciate dai vari personaggi che in primo momento sembrano senza senso, del rapporto ambiguo e passionale tra Betty e Rita, due donne così diverse che insieme devono risolvere un mistero. In questo film Naomi Watts ha potuto dimostrare il suo talento nei panni della protagonista mutaforma, a tratti ingenuamente tenera e innocente, a tratti provocante e disinibita.

Lynch costruisce questo suo capolavoro surrealista intorno a due donne forti seppur con le loro fragilità naturali e le pone al centro di un incubo in cui crescono gradualmente tensione e suspance. Guardando questo film sembra che il regista si diverti a ingannare noi spettatori. All’inizio infatti la trama sembra una delle più classiche, con una struttura lineare e canonica, ma poi vengono inserite illusioni e personaggi stravaganti ed enigmatici che stravolgono ogni certezza.

“Il cowboy” senza sopracciglia che recita poche battute e scompare nel nulla, una senzatetto con il viso sporco e gli occhi inquietanti che appare nel sogno a occhi aperti di un personaggio, il boss Mr Roque che siede nella penombra dietro un vetro nel mezzo di una stanza rossa vuota con un uomo in piedi che gli copre le spalle.

Photo credit: Mulholland Drive
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Atmosfere alla Twin Peaks avvolgono questo film che punta anche il dito sull’industria di Hollywood con le sue regole e la sua politica interna a volte spietata. Nei film di Lynch i sogni si materializzano e anche Mulholland Drive ha le sue qualità oniriche che però incontrano ogni tanto la realtà, componendo una sorta di puzzle da completare.

C'è qualcosa di infinitamente affascinante in un film che dà la priorità alle domande rispetto alle risposte, estendendo le nostre aspettative su ciò che il cinema può ottenere mentre, scena per scena, fornisce anche un'esperienza appagante. Anche rivedendolo venti anni dopo, Mulholland Drive regala un viaggio emozionante e misterioso da vivere, magari con un taccuino a portata di mano per comprendere il più possibile cosa passava nella mente di Lynch quando lo ha realizzato.

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