Néjla Bouden sarà premier della Tunisia, la prima donna nel mondo arabo ma (ahinoi) c'è un ma

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Photo credit: Anadolu Agency - Getty Images
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Questa notizia sarebbe davvero bella, sarebbe da festeggiare come successo per le donne e come segno che i tempi stanno finalmente cambiando. Però (naturalmente c'è un però) come spesso accade quando si tratta di donne, first time ever, politica e giochi di potere non possiamo esimerci dal valutare il contesto e stavolta, purtroppo, non è molto rassicurante. Ma partiamo dalla news in questione: il presidente tunisino, Kaïs Saïed ha incaricato Néjla Bouden, docente di Geologia alla Scuola Nazionale degli Ingegneri di Tunisi Enit, di formare un nuovo governo: si tratterebbe della prima donna premier non solo della Tunisia, ma dell'intero mondo arabo. Quali sono, quindi, le perplessità?

Il problema è che meno di una settimana fa il presidente Saïed ha assunto di fatto i pieni poteri nel Paese facendo temere che in Tunisia stesse per tornare la dittatura. Negli ultimi mesi, infatti, il capo dello Stato ha rimosso l’esecutivo in carica e congelato l’attività del Parlamento tanto che ora non è nemmeno chiaro come si formerà il nuovo governo in mano a Bouden visto che, al momento, il Parlamento non ha la possibilità di votare la fiducia. Insomma, la situazione è grave e la democrazia è in pericolo, ecco perché la decisione di nominare la prima premier donna nella storia del Paese è considerata da molti una mera operazione di facciata messa in atto da Saïed per mantenere in realtà il potere esecutivo nelle sue mani.

Photo credit: Chedly Ben Ibrahim - Getty Images
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Néjla Bouden è nata nel 1958 a Qayrawan e, oltre al suo ruolo di docente, ha ricoperto la carica di direttrice generale e capo dell'Unità di gestione del Progetto di Modernizzazione dell'Istruzione Superiore a sostegno dell'occupazione, per poi assumere quella di Policy Officer presso il Gabinetto del Ministro dell'Istruzione Superiore e della Ricerca Scientifica nel 2015. È anche co-presidente del gruppo consultivo mondiale sulla scienza e la tecnologia dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione dei rischi di catastrofi e ha degli incarichi alla Banca Mondiale. "Sono onorata di essere la prima donna a occupare la posizione di primo ministro in Tunisia, lavorerò per un formare un governo coerente che affronti le difficoltà economiche del Paese, combatta la corruzione e risponda alle richieste dei tunisini", ha scritto Bouden su Twitter, ma le perplessità rimangono, specie da parte degli oppositori di Saïed.

Il presidente, infatti, ha specificato in un comunicato che questa nomina fa parte delle misure emergenziali messe in atto: è ancora lui, dunque, a detenere i pieni poteri e sarà con ogni probabilità lui a formare la squadra dell'esecutivo e a dettare la linea del nuovo governo. “La lotta alla corruzione sarà la priorità del prossimo governo tunisino”, ha detto Saïed ricevendo Bouden per la nomina prima di sottolineare l'eccezionalità dell'evento. A conti fatti, però, c'è da chiedersi se, più che una conquista per le donne, non si tratti di una decisione dettata dagli interessi dell'ennesimo uomo al potere. Anche la cancelliera tedesca uscente, Angela Merkel, si è detta preoccupata della situazione e in un colloquio telefonico con Saied ha sottolineato che è “essenziale” che la Tunisia torni a una democrazia parlamentare "per la stabilità e il benessere del Paese". Forse solo a quel punto potremo davvero festeggiare una donna al potere.

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