Negli Stati Uniti una società biotecnologica è pronta a presentare una attesa richiesta alla Fda

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In arrivo i vaccini "proteici"
In arrivo i vaccini "proteici"

Nella lotta al Covid sono in arrivo i vaccini proteici e negli Usa in particolare la società biotecnologica Novavax di Gaithersburg, nel Maryland, è pronta a presentare la richiesta agli enti regolatori. Una richiesta che giunge dopo una serie di ritardi e di stop al controllo della qualità su questa “nuova frontiera” della lotta preventiva al coronavirus.

Covid, in arrivo i vaccini proteici: nessun ingresso “esterno” ma solo nutrimento per le difese interne

Ma di cosa parliamo? L’assunto è quello per cui i vaccini a mRNA e vettore virale, su cui si basano i prodotti attualmente approvati e in uso, utilizzano protocolli sui quali, sia pur in percentuale minima ed in totale sbilanciamento a favore dei benefici, non sono escludibili le reazioni avverse che caratterizzano ogni vaccino.

Forse è pronta la “svolta” per convincere i no vax: nella lotta al Covid in arrivo i vaccini proteici

Ecco, i vaccini proteici potrebbero sanare anche quelle caselle statistiche infinitesimali che stanno tra l’altro portando una certa parte del plateau occidentale a rifiutare i vaccini. In che modo? I vaccini proteici non inseriscono nell’organismo un frammento di codice genetico che le cellule poi “leggono” per sintetizzare esse stesse gli anticorpi, ma suscitano la risposta immunitaria fornendo alle cellule “solo il cibo” necessario ad attivare quella produzione, proteine specifiche e coadiuvanti che stimolano l’immunità, appunto.

In arrivo i vaccini proteici anti Covid: quali nazioni si stanno già attrezzando per richiederli

È come se invece di mandare un soldato straniero ad addestrare una caserma si inviassero solo materiali per auto addestrare i soldati all’interno. I media specializzati spiegano che i vaccini proteici non sono ancora molto diffusi, ma pare che i dati degli ultimi stadi di sperimentazione clinica siano molto promettenti. E nel mondo, oltre che negli Usa ci si sta attrezzando: il primo novembre l’Indonesia ha concesso a Novavax la sua prima autorizzazione d’emergenza e ci sarebbero già le richieste di Australia, Canada, Regno Unito e dell’Unione Europea.

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