Negli Usa sta per essere giustiziata la prima donna dal 1953: è giusto salvarla?

Di Debora Attanasio
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Photo credit: Gary Hershorn - Getty Images
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From Marie Claire

Una donna sarà giustiziata per aver commesso un efferato omicidio e sarà la prima esecuzione di una donna negli Usa dal 1953. Si chiama Lisa Montgomery, oggi ha 53 anni e la sua vicenda sta scatenando un dibattito acceso tra due fronti diversi, ovvero, tra chi chiede che le venga concessa la grazia e chi invece considera un inutile accanimento lasciare in vita qualcuno così “broken” da non poter essere mai recuperata. “Un pugno dopo l’altro, uno stupro dopo l’altro, ecco come si fabbrica un’assassina”, ha titolato il New York Times sintetizzando il percorso lastricato di cocci che Lisa Montgomery ha calpestato a piedi nudi sin da bambina. Ma dall’altro lato c’è chi fa presente che si parla troppo poco della sua vittima Bobbie Jo Stinnett, la 23enne barbaramente uccisa da Montgomery per impossessarsi della bambina di otto mesi che portava in grembo. Un dilemma morale non nuovo, ma che nel 2020 con i social, suscita una revisione.

Per trarre delle conclusioni personali sulla vicenda, bisogna profilare Lisa Montgomery mantenendo il distacco di un detective. Alla nascita le erano stati riscontrati problemi neurologici dovuti all’alcolismo della madre. A tre anni aveva assistito allo stupro della sorellina di otto da parte di un uomo con cui erano state lasciate sole in casa, ma quando ne aveva 11 anni è stato il suo turno. Il primo ad abusarne era stato il patrigno che poi l’aveva tenuta segregata, a disposizione delle perversioni sessuali dei suoi amici. A quel punto, la madre ha pensato di monetizzare quella figlia ormai senza un’innocenza da difendere, vendendola quando in famiglia serviva denaro per riparare una tubatura rotta o il tetto che gocciolava.

Per dissociarsi dall’orrore, Lisa Montgomery ha sviluppato dei disturbi psichiatrici che nessuno le ha mai seriamente curato. A 18 anni si è sposata con un fratellastro che dopo le nozze ha iniziato a picchiarla. Da quel momento Lisa ha iniziato a fingere di essere incinta per ridurre al minimo gli abusi, ma anche per rifugiarsi in una menzogna alla quale, alla fine, credeva anche lei. È in questo stato mentale che conosce Bobbie Joe Stinnet in una chat di vendita di cuccioli di terrier. Stinnett, che con il marito gestisce un allevamento di cani, fa l’errore di confidarle che è incinta di otto mesi, Lisa le dice di essere anche lei in attesa e finge di essere interessata all’acquisto di un cane. Si accordano, e Montgomery sale in auto e percorre quasi 200 chilometri dal Kansas per raggiungere Stinnett a Skidmore, nel Missouri. Quando l’allevatrice la accoglie in casa, Lisa Montgomery la strangola con una corda da bucato e con un coltello da cucina le estrae brutalmente la bambina dal grembo.

Photo credit: Larry W. Smith - Getty Images
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La polizia ne segue le tracce e la arresta a casa sua, mentre si sta prendendo cura della piccola che è miracolosamente viva, e che lei dichiara essere sua. Al processo, Lisa viene difesa solo da avvocati uomini che sottovalutano la devastazione degli abusi sessuali subiti dall’imputata e non prendono in considerazione la richiesta di una perizia psichiatrica, puntando solo a cercare qualcun altro da accusare. Lisa Montgomery viene condannata anche se evidentemente disturbata. Sono passati 16 anni da quell’orrore e la donna, che ora ha 53 anni, è rimasta sospesa nel braccio della morte mentre la comunità statunitense si interrogava sull’ipotesi di abolire una volta per tutte la pena di morte. Con la sua elezione alla presidenza, Donald J Trump ha invece ridato il via libera e sono state eseguite dieci sentenza durante il suo mandato, comprese quelle del primo nativo americano, di due uomini che erano teenager quando hanno commesso il crimine, e uno che lo aveva commesso in uno Stato in cui non vige la pena di morte. Lisa Montgomery doveva essere giustiziata a ottobre del 2020, ma la data è stata posticipata perché i legali che si stanno occupando della richiesta di grazia avevano contratto il Covid.

La data dell’esecuzione è stata spostata al 12 gennaio 2021 e se al tempo della condanna i social non c’erano ancora, oggi la notizia è virale non è più solo una questione degli Stati Uniti. Si diffondono gli appelli per chiedere clemenza, ma anche quelli di chi chiede di non avere pietà per qualcuno che ha intrapreso con determinazione un lungo viaggio portandosi da casa una corda e un coltello. Un dibattito al quale purtroppo sta assistendo anche Victoria, la figlia di Bobbie Joe Stinnett, che è ormai una teenager. Cosa pensare e dire di una situazione così divisiva? Impossibile giustificare, impossibile condannare. Le testate internazionali, dal New York Times alla BBC sembrano perplesse all’idea dell’esecuzione di qualcuno che non è in possesso delle sue facoltà mentali, mentre sembrano essere favorevoli le testate americane del circuito Newspress lette dalle frange repubblicane estreme, quelle che secondo Politico sono le uniche rimaste a sostenere Donald Trump. In attesa di farsi un’opinione personale, l’unica conclusione che si può trarre è che la pena di morte, nei paesi in cui è applicata, non ha mai risolto la criminalità.