Nel Queensland 200 aspiranti poliziotti sono stati scartati in quanto uomini e sa di discriminazione

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Photo credit: Yellow Dog Productions - Getty Images
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La notizia, di primo acchito, fa un po' sorridere e può sembrare più leggera di quanto, in realtà, non sia. Siamo in Australia, paese in cui la questione dei diritti delle donne è particolarmente accesa, e che s'è mostrata al mondo con strade invase da migliaia di manifestanti nella #March4Justice. Ad accendere la miccia, il caso di Brittany Higgins, ex consigliera politica che ha raccontato di essere stata violentata nel 2019 all'interno del Parlamento da un collega. Da lì si è aperto il vaso di Pandora su come le molestie e le violenze sessuali siano ancora normalizzate persino all'interno delle Istituzioni ed è tornato fuori il caso dell'Attorney General Christian Porter, che nel 1988 avrebbe violentato una ragazza. Lo scenario, insomma, è parecchio teso, e per questa ragione, sommata al fatto che il tema "quote rosa" è assolutamente divisivo, la notizia di oggi è meno soft di quanto appaia. Entrando nel vivo, è successo che nel Queensland, stato nord-orientale australiano, duecento aspiranti poliziotti siano stati scartati dalla selezione finale, in quanto uomini. Ad avere una corsia preferenziale, infatti, sono state le candidate donne, e questo perché il distretto s'era impegnato a tentare di raggiungere un obiettivo di reclutamento femminile del 50% in tre anni.

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La Commissione per il crimine e la corruzione, che ha appena presentato in Parlamento una relazione dettagliata sui metodi di reclutamento della polizia, ha dichiarato che quella che era iniziata come una strategia nobile per favorire le pari opportunità è diventata, una "pratica discriminatoria". Sono già tre le persone che si dimesse dal servizio di reclutamento, dopo che l'indagine della Commissione avrebbe rivelato "ampie prove" a sostegno della conclusione, che da dicembre 2015 a ottobre 2018, siano stati applicati standard diversi a richiedenti di sesso femminile e di sesso maschile. "Le femmine -dice il rapporto - sono state selezionate in preferenza ai candidati maschi che avevano ottenuto uno standard più elevato nelle valutazioni di ingresso. Circa 2000 candidati maschi sono stati soggetti a pratiche di valutazione discriminatorie che hanno impedito loro di progredire nel processo di reclutamento per un periodo di 18 mesi da luglio 2016 alla fine del 2017". Nessuna azione penale sarà intrapresa a seguito delle indagini, tuttavia il commissario Katarina Carroll ha confermato che è stata intrapresa un'azione disciplinare nei confronti di tre persone. Due dipendenti QPS e un dipendente della Public Safety Business Agency sono stati sospesi. Una quarta persona identificata nel rapporto aveva già lasciato il QPS. "La presunta condotta - ha detto Carroll - che emerge da questo rapporto è completamente deludente e posso rassicurare i cittadini che questo presunto comportamento non soddisfa gli standard o le aspettative dei nostri agenti di polizia del Queensland e del personale dedicato. Mi impegno a costituire test di ingresso indipendenti, trasparenti e imparziali per tutte le potenziali reclute della polizia".

Insomma, questi i fatti, e se davvero sarebbero, come dice la Commissione, "state selezionate donne non idonee, specie considerando che i candidati uomini avevano ottenuto un risultato più alto nei test di ingresso", è una parziale sconfitta del sistema delle quote rosa, intorno al quale chi si dice contrario ha sempre portato avanti la motivazione del riuscire a farcela per merito e non per sesso. Il punto è che anche in questa vicenda si parte dal presupposto che, in realtà, l'intenzione era buona e sana, specie per un settore probabilmente ancora a fortissima maggioranza maschile, e nel quale le dinamiche tanto nepotiste quanto scioviniste sono un'ombra un po' sempre presente. Non giova, quindi, davvero a nessuno che la ragionevole intenzione di portare più equità e parità di genere i quel contesto, venga svilita da comportamenti, paradossalmente, iniqui al contrario. Non c'è vantaggio, per la causa femminista, se si arriva all'obiettivo barando, anzi: così facendo si crea un precedente non solo imbarazzante, ma che sarà senz'altro strumentale per coloro che si oppongono all'avanzamento delle donne in tutti i settori del lavoro e della società. Un autogol, insomma, e di quelli brutti, che ti fanno perdere la partita al 90esimo.