Nella storia del mullet si cela il taglio capelli medi più cool della Primavera 2021

Di Anna Paola Parapini
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Photo credit: Christian Vierig - Getty Images
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From ELLE

Il bi-level. La cascata del Kentucky. Il compromesso del Missouri. Il taglio da giocatore di Hockey. Non importa come venga chiamato, il taglio capelli mullet direttamente dal suo apogeo negli Anni 70 grazie a Ziggy Stardust di David Bowie e poi reso tanto popolare negli Anni 80, è tornato in nuove diversificate varianti. Con la frangia a tendina, più scalato, più mosso, più riccio modello Maradona, sobrio o estremo come quello sfoggiato da Zendaya ai Grammy nel 2016.

Photo credit: Jason Merritt/TERM - Getty Images
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Etimologicamente, il termine “mullet”, triglia, è stato coniato nel 1994 grazie alla canzone dei Beastie Boys Mullet Head, tanto che l’Oxford English Dictionary li accredita come i primi a usare quella parola per nominare il taglio alto-basso/corto-lungo, descritto come “Business in front, party in the back”. Lo stesso Mike D dei Beastie spiegò sulla rivista Grand Royale che il testo della canzone faceva riferimento proprio al pesce, la triglia, perché «è più strano degli altri pesci, ha la testa grande, gli occhi alti, sembra un po’ scemo». Ma la storia del taglio di capelli più contestato e più di tendenza di sempre sarebbe incredibilmente antica, prima che diventasse parte dello stile di Kurt Russel, di Billy Ray Cyrus o di Jane Fonda.

Stando a quanto racconta Alan Henderson nel suo libro Mullet Madness!: The Haircut That's Business Up Front and a Party in the Back, nel quale studia il peso culturale di questa acconciatura e prova a tracciarne una storia, il taglio veniva utilizzato già dai popoli preistorici, così che potessero mantenere il collo più caldo ma senza essere scomodi, con i capelli davanti agli occhi, in caso di scontro. Venne usato dagli antichi corridori di carri romani, dai guerrieri ittiti, insieme agli assiri e agli egiziani. A portare il taglio nell’epoca moderna però sono stati gli indiani d’America che non lo concepivano come funzionale ma rituale, a rappresentare la loro forza e il loro legame con gli spiriti.

Photo credit: Evening Standard - Getty Images
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A un certo punto, comparve Benjamin Franklin, che alla fine del XVIII secolo indossava uno “skullet”, calvo sopra e lungo dietro. Da lì ad arrivare a Ziggy Stardust, che nel 72 sfoggia il suo iconico caschetto androgino e alieno, ci vuole un attimo. Da quel momento si spalancano le porte al mullet che diventa di tendenza a tutti i livelli e a tutte le latitudini, da Paul McCartney negli Wings, ad Andre Agassi, a Keith Richards, fino al nostro Pino Daniele. Poi eccolo entrare con forza nella cultura pop degli Anni 80: Patrick Swayze in Dirty Dancing, Kiefer Sutherland in The Lost Boys, qualsiasi protagonista di film d’azione, James Hetfield dei Metallica, che tu fossi metal o country, yuppie o ribelle il mullet era per tutti.

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Persino no gender, come viene spiegato nel documentario di Jennifer Arnold del 2001, American Mullet, «per uomini e donne, per tutti quelli che hanno il coraggio di farselo». Capelli corti o capelli lunghi? Taglio di capelli maschile oppure femminile? Il mullet è stata la prima soluzione crossover che rispondeva a tutte queste domande. La pietra tombale su questo stile la mette Mel Gibson nel 1998 in Arma Letale 4. Quando nella prima scena lo vediamo in macchina ha i capelli corti, normali, niente criniera cotonata all’indietro. È tutto finito, sono arrivati gli anni Duemila… nel 2016 però esce Stranger Things e stai a vedere se non si ricomincia.

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Coloratissimo, nero, naturale, verde, poi meno drastico come quello portato in passerella a settembre 2017 da Virgil Abloh, o nella versione mullet bang che l'hair guru Guido Palau ha elevato a quintessenza della chicness sulla passerella Primavera Estate 2021 di Prada. Questo taglio di capelli riesce sempre a trovare una chiave moderna, nuova e sperimentale ogni volta che torna di tendenza. La versione oggi proposta dagli hairstylist è più morbida, adatta anche alle chiome mosse, basta avere un lob e dargli texture, fondendo la rigidità del mullet alla morbidezza di uno shag, alla Alexa Chung. Il bello è che non ha alcuna regola e può essere la "pazzia" del 2021 per qualsiasi persona che vuole rivoluzionare (per davvero) lo stile dei suoi capelli.