Nelle chat dei genitori si litiga sulla DAD, e ci si dimentica di chi non può fare nemmeno quello

Di Carlotta Sisti
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Photo credit: lithiumcloud - Getty Images
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From ELLE

La differenza più clamorosa, oggi rispetto ad un anno fa, di questa seconda tranche di DAD è che ci sta facendo litigare moltissimo. Avevamo già ampiamente discusso di come il dover, di nuovo, conciliare l'inconciliabile, ovvero i figli a casa da accudire sufficientemente bene da farli sopravvivere al lockdown, il lavoro, una parvenza di vita di coppia e il carico di faccende domestiche, stesse mettendo a rischio la nostra tenute, in termini di nervi. Quello che, invece, è arrivata, un po' più a sorpresa, è l'aria di zizzania che si respira in quei luoghi oscuri che sono le chat delle mamme, dove, certo, la polemica è un imperativo categorico, ma dove al contempo si arriva difficilmente allo scontro diretto. E invece, dovevamo uscirne migliori, ne stiamo uscendo con il coltello fra i denti.

Insomma, se nel 2020 eravamo compatti nel comune, condiviso lamento corale, in questo 2021, non so se c'entri un qualche pianeta messo in un qualche modo, siamo decisamente più pronti a mandarci reciprocamente a quel paese. Perché "durante le lezioni quel-tale-bambino/a fa casino" perché (e qui immaginate tutto in capslock) "dovete tenere i microfoni chiusi, sennò non si capisce niente", perché "a mio/mia figlio/a viene il mal di testa, con tutto questo baccano" e via dicendo. E facendo una rapida indagine tra le amiche, che come me, devono loro malgrado abitare questi posti faticosissimi che sono i gruppi whatsapp delle scuole (dove, pensate, si era riusciti a fare gne gne gne anche sulla meravigliosa direttiva che imponeva il ricambio d'aria nella classi) , il mood rissoso è comune ovunque. Ora: immagino ci siano spiegazioni socio-antro-psicologiche che manipoli di esperti non vedrebbero l'ora di illustrarmi nel dettaglio, ma non è questo che mi interessa affrontare qui. Quel che mi preme esternare è che non ci rendiamo conto del fatto che anche litigare è un grandissimo privilegio.

Photo credit: MoMo Productions - Getty Images
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Lo è nel momento in cui a bisticciare e ad accusare la prole altrui di rompere le scatole durante la spiegazione della tabellina del 6, siamo noi, che abbiamo più dispositivi elettronici a casa, che li sappiamo usare, che siamo sufficientemente, anche se non brillantemente, in grado di aiutare la prole a fare un dettato, che, banalmente, capiamo tutto quello che dicono le maestre perché l'italiano è la nostra lingua madre. Restano fuori, marginali e marginalizzati, tutti quei genitori che manco ci sono, dentro le chat, e che, per esempio, l'italiano ancora non lo parlano, o lo parlano male, o lo capiscono poco e non possono essere d'aiuto a un bambino di sette anni, che si trova un carico di compiti esorbitante, da smazzarsi da solo, o al massimo con l'aiuto di un fratello, che, ed è un vero corto circuito, avrà la sua DAD a cui tenere dietro. Noi litighiamo e ci scordiamo della parte più fragile e probabilmente più scossa dall'assenza improvvisa della scuola dalle loro vite, e cioè i genitori, immigrati di prima generazione, che ancora non parlano italiano.

Photo credit: MoMo Productions - Getty Images
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Certo, la discriminante è l'età della prole, che ove si trattasse di pre adolescenti o adolescenti, lì se la possono cavare da soli, ma quando i bambini sono piccoli o piccolissimi è del tutto impensabile che possano gestire in modo autonomo la tele scuola. Gli scolari delle elementari hanno bisogno di un adulto per la DAD, ma l'adulto deve poter essere in grado, fisicamente (come si fa se entrambi i genitori non possono lavorare in smart?) ma anche a livello di mere capacità, che, tuttavia, non è tenuto ad avere: se le si hanno è semplicemente una fortuna, perché, mettiamo il caso, se io mi fossi da poco trasferita all'estero, in un paese di cui non conosco la lingua, e di botto le scuole chiudessero e io fossi incaricata dell'istruzione dei miei figli, beh è evidente che non sarei in alcun modo in grado di gestire la cosa.

Eppure di questo, purtroppo, s'è parlato e si continua a parlare poco. In compenso, abbiamo imparato ad alzare il livello di tensione nella nostra bolla e a godere del privilegio del litigio. Quanto sarebbe, invece, più saggio prestare attenzione al silenzio di chi dalla bolla è escluso, perché ci riguarda, anche se facciamo finta di no.Ogni bambino che rimane indietro con il programma scolastico riguarda tutta la comunità, e non è retorica, volendo guardare alla cosa con cinismo, se proprio non ci riesce di solidarizzare, un bambino che non riesce a stare al passo farà rallentare tutti. Ecco, forse, visto la carta dell'empatia porta a scarsi risultati (ho testato empiricamente la cosa, ma magari a voi andrà meglio, ve lo auguro) si potrebbe puntare all'egoismo, e chiedere, dunque, che si dia tutti una mano alle famiglie con genitori che non parlano italiano, possiamo organizzare delle video call con mamma o papà e compagno di classe di nostro figlio, e aiutarli, cautamente, aiutarli con qualche compito, cose così. Oppure possiamo continuare così, a digitare insulti in capslock e a riversare aggressività nelle chat. D'altronde è un privilegio di cui godiamo.