Nelle nuove condizioni di WhatsApp c'è un problema di privacy, e in molti lo stanno già abbandonando

Di Anna Zucca
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Photo credit: Edward Berthelot - Getty Images
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From ELLE

Negli ultimi giorni, all'apertura di WhatsApp, molto probabilmente vi è arrivata una notifica, in cui l'app vi chiede di accettare i termini in vigore dal prossimo 8 febbraio. Si tratta della nuova regolamentazione della privacy pensata da Mark Zuckerberg, per far interagire più fluidamente i suoi figli (Facebook, Instagram e WhatsApp) e fornire così agli utenti servizi migliorati. Ciò che di concreto cambia nei termini e condizioni dell'app di messaggistica è che, dall'8 febbraio, le informazioni relative al proprio account WhatsApp verranno condivise con Facebook & co.

VIDEO - Nuove regole su WhatsApp: i dati condivisi con Facebook

Come si legge nelle Faq, questi dati comprendono: quelli sulla registrazione dell'account (come il numero di telefono); dati delle transazioni; informazioni relative ai servizi e su come si interagisce con gli altri utenti; sul dispositivo mobile e l'indirizzo IP. A dirla tutta, si tratta di una clausola già esistente, ma che fino ad ora era possibile scegliere se accettare o meno, invece d'adesso in poi è obbligatoria, pena l'impossibilità di usare il servizio di messaggistica e la cancellazione dell'account dopo 120 giorni di inattività.

Photo credit: Szymon Brzoska - Imaxtree
Photo credit: Szymon Brzoska - Imaxtree

Probabilmente, data la nostra pigrizia intrinseca in tema di cookies, termini della privacy e altre scritte infinite che ci appaiono per accedere a servizi online, avevamo già accettato senza accorgercene quel campo, che invece nella sua nuova evoluzione ha fatto risentire non poco i più attenti. Ovviamente, con la crittografia end-to-end, Zuckerberg non leggerà i vostri messaggi (perciò niente panico da film di fantascienza) tuttavia c'è più permeabilità per quanto riguarda le altre tipologie di dati e questo ha generato malcontento, persino tra imprenditori miliardari e organizzazioni governative.

A utilizzare WhatsApp ci sono oltre 2 miliardi di utenti complessivi e sembra che le nuove direttive abbiano causato la migrazione di utenti verso app di messaggistica differenti. Se già Telegram è un'alternativa piuttosto diffusa con 400 milioni di utenti mensili, un'altra app è stata scaricata in modo massivo (ma senza sfiorare i numeri di utenza degli altri social) grazie allo zampino di Elon Musk.

VIDEO - WhatsApp cambia le regole

Appena appresa la notizia dei nuovi termini di utilizzo, il nuovo uomo più ricco del mondo, che da poco ha superato Jeff Bezos, ha pubblicato un Tweet di boicottaggio piuttosto palese: "Usate Signal". Nell'apertissima sfida tra geni del tech, Elon Musk ha incentivato i suoi 42 milioni di follower a virare verso l'app Signal, una piattaforma open source gestita da una società senza scopo di lucro, che utilizza anch'essa la crittografia end-to-end e che a differenza della rivale conserva pochissime informazioni sui propri user. L'appello è stato accolto, tanto che in un primo momento, l'app ha registrato problemi tecnici per l'accumulo di richieste.

Le critiche a WhatsApp sono arrivate anche dalla Turchia dove il presidente Erdogan, vedendo minata la privacy, ha stabilito che l’ufficio per le relazioni con i media abbandoni WhatsApp, usando d'ora in poi BiP, un servizio dell'operatore telefonico Turkcell, per le comunicazioni ufficiali. Così, il sottobosco delle app di messaggistica si fa sempre più fitto, raccogliendo nicchie di scontenti, dalle più innocue, a quelle che si radunano su app come Parler, utilizzata dall'ultradestra per organizzare l'assalto a Capitol Hill del 6 gennaio.

La domanda che viene spontaneo porsi ora perciò è: il gioco vale la candela per Zuckerberg o rischia di generare una migrazione irrefrenabile verso altre app? Intanto il cambiamento di policy di WhatsApp è imminente, con l'obiettivo finale di offrire annunci più mirati alle persone su Facebook e Instagram e consentire alle aziende di accettare pagamenti tramite WhatsApp (con il prossimo lancio dell'integrazione WhatsApp Pay anche in Italia) per elementi su cui, ad esempio, è stato fatto clic negli annunci di Instagram.