Neorealismo in rosa, o dell'effetto sorpresa nelle fotografie rubate (oggi come ieri)

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Photo credit: adoc-photos - Getty Images
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"E così andiamo avanti, barche contro la corrente, incessantemente trascinati verso il passato" scriveva il celebre scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald. Quante volte vi è capitato di emozionarvi in un mercatino dell’usato davanti a un libro, un accessorio o un capo di abbigliamento appartenuto a un passato ormai lontano? O di rimettere in ordine una soffitta impolverata e ritrovare un oggetto che riporta alla mente preziosi ricordi e una piacevole nostalgia? In questa rubrica vogliamo parlare dell’irresistibile anima vintage che è presente in ognuno di noi in diverse percentuali. Perché è impossibile cancellare quello che è stato, anche perché a volte serve guardare indietro per trovare l’ispirazione, nella moda, nell’arte, nella musica e nella vita.

Non è difficile trovare persone un po’ allergiche alle fotografie. Quelle che non si sentono mai pronte davanti all’obiettivo e l’unico modo per catturare un momento della loro vita è farlo all’improvviso, a loro insaputa.

Un vecchio articolo pubblicato sulla rivista Cinema del 10 Marzo 1941 riflette proprio sull’effetto sorpresa nella fotografia che “se usato con intelligente tempismo, è capace di fornire all’immagine quei requisiti di verità e di naturalezza, che invano si cercherebbero in una posa lungamente e diligentemente studiata”. Sicuramente contribuisce a una maggiore autenticità dell’immagine e spesso le fotografie “rubate” sono quelle più belle che trasmettono un’emozione sincera legata a un preciso momento che, nell’attimo dello scatto, si trasforma in un ricordo.

Il fotografo di turno, tuttavia, deve essere bravo a indovinare il momento. “Ormai l’apparecchio fotografico, per la sua enorme diffusione, è da considerarsi nel novero di quegli oggetti personali che ci accompagnano abitualmente nella vita di ogni giorno, pure è un fatto che il suo apparire in posizione di presa mette il soggetto in uno stato di orgasmo, che è sempre di grande nocumento alla presa della fotografia”.

Photo credit: Marka - Getty Images
Photo credit: Marka - Getty Images

Se pensate che questa idea appartiene agli anni 40, pensate ora che, con la diffusione degli smartphone, ognuno di noi ha fotocamere di qualità sempre a disposizione, senza dover nemmeno preoccuparsi dell’esaurimento del rullino. Sicuramente risulta più facile essere pronti quando si verifica l’occasione di immortalare un sorriso, un gesto, un sentimento o semplicemente un paesaggio o una star che per caso è capitata a pochi metri da noi.

“La grande maggioranza dei soggetti fotografati non si sottrae a questa specie di suggestione immediata, che proviene soprattutto dal desiderio di mettersi volontariamente in uno stato di grazia: il risultato, purtroppo, è quasi sempre una…disgrazia fotografica!” scrive Guido Pellegrini nell’articolo in questione, sottolineando che ovviamente gli attori e i personaggi pubblici sono più inclini a padroneggiare le loro espressioni per farsi scattare varie fotografie, mentre la gente comune è più sfuggente.

Quindi “al fotografo non resta che giocare di astuzia, cercando di captare l’immagine completamente ‘di sorpresa’; o per lo mento mettendo fra l’avvertimento e lo scatto dell’otturatore tanto di quel tempo, che sia sufficiente al soggetto per rivolgere ad altro la sua istintiva e naturale attenzione”.

Bisogna avere occhio e capire quando il soggetto della propria foto presenta “gli atteggiamenti che possono corrispondere a una espressione naturale per una corretta composizione dell’immagine”. Ma il fotografo rientra nella categorie degli artisti e, in quanto tale, deve agire quando sente l’ispirazione e quando l’energia della creatività lo chiama. Può essere un fotografo professionista o amatoriale, ma il risultato può essere lo stesso se si è al posto giusto nel momento giusto, ma soprattutto se si ha la sensibilità e la prontezza di fermare il tempo e scattare.