"Nessuno ci ha chiamati". Il centrodestra apprezza Zingaretti, ma il problema è Conte

Federica Fantozzi
·Giornalista
·3 minuto per la lettura
(Photo: Barcroft Media via Getty Images)
(Photo: Barcroft Media via Getty Images)

Obiettivo: stanare il premier. Il centrodestra si muove a tenaglia su Giuseppe Conte, per rimarcare il mancato coinvolgimento dell’opposizione nelle scelte anti-Covid di Palazzo Chigi e contemporaneamente per sottolineare l’esclusiva responsabilità della maggioranza nelle restrizioni di questi giorni. E per farlo, cavalca la lettera di Nicola Zingaretti sul Repubblica di oggi: “Il nemico è il virus non le regole, il governo dialoghi con l’opposizione”. Scrive il segretario del Pd per invitare il governo (di cui il Pd fa parte) a concentrarsi su “efficienza, serietà, dialogo e apertura con il Paese, le persone, le forze produttive e sociali, il tessuto associativo, e sul coinvolgimento e confronto con le forze di opposizione”. Finale con appello ribadito: “Stiamo uniti per combattere insieme”.

Tutti e tre i partiti del centrodestra fanno sapere di non essere stati avvisati preventivamente dell’iniziativa del Nazareno, ma reagiscono senza preclusioni eppure con differenti sfumature di scetticismo. “Forza Italia c’è” rilanciano fonti azzurre, sottolineando la contemporanea intervista di Silvio Berlusconi al “Giornale” che di nuovo tende la mano: “Uniamo gli sforzi, non è il momento delle divisioni. I nostri voti ci sono per salvare il Paese e non il governo”. Un’apertura per puntellare i numeri al Senato (in vista di provvedimenti di “interesse nazionale”), una bocciatura di altre maggioranze o governi di unità nazionale considerati scenari poco realistici, ma anche un richiamo a “non fare opposizione in modo sguaiato e strumentale”. Agli alleati saranno fischiate le orecchie.

La Lega è meno calorosa. Mentre Matteo Salvini manifesta in piazza a fianco dei ristoratori colpiti dal coprifuoco serale, ambienti del suo partito esprimono “apprezzamento per le parole di Zingaretti”. E soprattutto disponibilità a dialogare con il governo senza preclusioni “purché l’offerta sia sera e concreta”. E ovviamente attuata in tempi brevi. Tradurre dal gergo felpato del politichese è facile: l’onere di convincere Conte ad aprire un tavolo non solo formale con il centrodestra tocca proprio ai Dem. E va fatto prima del varo di un nuovo Dpcm, che l’opposizione teme arrivi ben prima del 24 novembre, forse già il prossimo fine settimana, portando il Paese verso ulteriori restrizioni non concordate. Missione impegnativa, poiché la “solitudine” di Conte ha già fatto irritare Italia Viva e mezzo Pd senza sortire alcun risultato. Forse perché, mugugnano le opposizioni, l’avvocato-premier si sente inamovibile, praticamente il perno che tiene insieme una maggioranza affatto compatta in un momento drammatico. Fatto sta che, al netto delle aperture di prammatica, le aspettativa non sono alte. “Le epistole zingarettiane sono diventate un genere letterario...” sorride un big forzista.

Da FdI non fanno nemmeno finta di crederci. Giorgia Meloni, in piazza anche lei con i commercianti che protestano, rimpalla sul governo la responsabilità della crisi. Torna a chiedere che i provvedimenti si votino in Parlamento: “Conte fa come il Re Sole”. E sulla lettera di Zingaretti va giù piatta: “Non mi sfugge la pagliacciata di esponenti della maggioranza che sui giornali fanno trapelare indignazione e poi non dicono nulla in Parlamento. Quella lettera ha il sapore di un ultimatum a Conte. FdI ha presentato duemila emendamenti dall’inizio dell’emergenza Covid, ne sono stati approvati zero. Di quale dialogo stiamo parlando? Io non sono stupida, il governo non vuole coinvolgere le opposizioni”.

Già: il bersaglio grosso è Conte. Che finora ha fatto spallucce. Adesso a chiedergli “un salto di qualità” è il leader di uno dei due partiti che reggono la compagine giallorossa. Con un’iniziativa, per quanto all’apparenza estemporanea, che lascia trapelare un profondo e ampio malumore. Che, alla lunga, non sarà così facile da ignorare.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.