Nicole Kidman, Amanda Seyfried, Charlize Theron: chi sono le celeb che non amano il sole e perché

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Photo credit: Christopher Polk - Getty Images
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"Ho paura del sole a causa dei danni che può generale alla pelle", ha dichiarato Amanda Seyfried durante un’intervista. Così come l’attrice di Mank le star di Hollywood allergiche alla tintarella sono molte. Da Nicole Kidman, che nonostante sia nata nelle soleggiate Hawaii, alla sua pelle diafana non rinuncerebbe per nulla al mondo a Madonna, che in spiaggia si ripara sotto enormi ombrelloni e indossa sempre abiti lunghi (i più informati parlando addirittura di una muta). Ma anche Charlize Theron, che semplicemente si trova più bella pallida e Kristen Stewart, che considerato il pallore si è forse immedesimata eccessivamente nel ruolo da vampiro che l’ha resa famosa. Insomma, l’idea di farsi baciare dal sole non sfiora nessuna di queste celeb, ma esporsi con moderazione e con le giuste precauzioni ai raggi solari non solo restituisce un incarnato dorato, ma permette di fare il pieno di vitamina D, sostanza indispensabile per fissare il calcio nelle ossa. Nella sua forma attivata, questa vitamina agisce come un ormone che regola alcuni organi e modula l’attività del sistema immunitario e infiammatorio. Una sua carenza può causare stanchezza cronica, dolori muscolari, sviluppo di carie ed è associata a una maggiore predisposizione a infezioni e a malattie come ipertensione, diabete, infarto, Alzheimer, asma, sclerosi multipla. Il suo apporto è inoltre fondamentale per prevenire il rachitismo nei bambini e l'osteoporosi negli anziani.

Photo credit: Michael Ochs Archives - Getty Images
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Dove si trova la vitamina D

"Solo il 10% del fabbisogno giornaliero di vitamina D proviene dall'alimentazione. I cibi in cui se ne trova di più sono quelli di origine animale come i pesci grassi (salmone, aringa, sgombro), il fegato, il tuorlo d’uovo, il latte, i formaggi, i funghi, olio di fegato di merluzzo. In minima parte la si ricava anche da alcune verdure a foglia verde come bietole, spinaci, erbette. Per facilitarne l’assorbimento da parte del nostro organismo è bene associare questi alimenti a una fonte di grassi come l’olio di oliva. La vitamina D è infatti liposolubile, ovvero si scioglie nei grassi. In alcuni Paesi, come negli Stati Uniti, ma non in Italia, alcuni alimenti, per esempio i cereali per la colazione, sono rinforzati a livello industriale con diverse vitamine, tra le quali anche la vitamina D", spiega la dottoressa Federica Patrinicola, nutrizionista. Il resto si forma nella cute partendo da un grasso simile al colesterolo, che viene trasformato per effetto dell’esposizione ai raggi UVB. Una volta prodotta nella pelle o assorbita a livello intestinale, la vitamina D passa nel sangue. Qui una particolare proteina la trasporta fino al fegato o ai reni dove viene attivata. Ecco perché la sola dieta non è sufficiente per assicurarsi un’adeguata scorta di questa sostanza e una moderata esposizione al sole diventa fondamentale. "Possono bastare anche 10/20 minuti per un paio di volte alla settimana, evitando le ore più calde e utilizzando sempre una crema protettiva con filtro UVA per evitare arrossamenti e prevenire eritemi", afferma l’esperta.

Photo credit: Science & Society Picture Library - Getty Images
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Come integrare la vitamina D

"Si deve ricorrere a integratori alimentari solo qualora accertamenti clinici evidenzino una carenza di vitamina D. In linea generale l’integrazione fai-da-te va sempre evitata perché nella migliore delle ipotesi il nostro organismo, che è una macchina perfetta, elimina quello che non ci serve. Nella peggiore, invece, causa danni seri. Un eccesso di vitamina D può determinare disturbi gastrointestinali, vomito e diarrea, dolori muscolari, ma anche la perdita di calcio con conseguente indebolimento delle ossa o calcificazione dei tessuti molli", conclude la dottoressa Patrinicola.