"Non è stata una totale sorpresa" le parole di Obama sull'attacco al Congresso

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Jon Cherry - Getty Images
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From ELLE

Le immagini che ieri sera ci hanno tenuti incollati agli schermi dei nostri televisori e smartphone, intenti a cercare di carpire il significato profondo di un evento del genere, hanno dell'incredibile. Finestre rotte, uomini armati nei corridoi del Congresso, gas lacrimogeni a pochi passi dalle aule dove si riuniscono la Camera e il Senato degli Stati Uniti, i parlamentari evacuati e la seduta per ratificare la vittoria di Biden alle presidenziali sospesa. Sembrano dei fermo immagine di un film distopico, eppure è successo davvero: centinaia di sostenitori di Donald Trump hanno attaccato la sede del Congresso a Washington DC, hanno eluso i blocchi della polizia e sono entrati armati nell'edificio. "La storia ricorderà giustamente la violenza di oggi al Campidoglio - incitata da un presidente in carica che ha continuato a mentire senza fondamento sull'esito di un'elezione legittima - come un momento di grande disonore e vergogna per la nostra nazione. Ma dire che è stata una una totale sorpresa sarebbe una presa in giro". A scrivere questa dichiarazione è Barack Obama e le sue parole sono un buon modo per fare il punto della situazione e provare a mettere in ordine quello che è successo finora.

"Da due mesi ormai", scrive Obama in uno statement pubblicato sui suoi canali social, "un partito politico e l'ecosistema mediatico che lo accompagna si sono troppo spesso rifiutati dire la verità ai loro sostenitori - che queste elezioni non sono state particolarmente combattute e che il presidente eletto Biden entrerà in carica il 20 gennaio". Il punto infatti è che Donald Trump non ha mai accettato la sconfitta, non l'ha fatto quando ormai lo spoglio dei voti ha reso chiara la vittoria dei Democratici, non l'ha fatto dopo che sono crollati tutti i suoi ricorsi per il riconteggio dei voti e non l'ha fatto nemmeno alla vigilia della seduta del Congresso per rettificare la vittoria di Biden. Ha chiesto al vicepresidente Pence di annullare il risultato delle presidenziali durante la seduta al Senato e ha incitato la folla di manifestanti fuori dal Congresso a farsi sentire e a battersi contro questa "ingiustizia".

Photo credit: Samuel Corum - Getty Images
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Photo credit: ROBERTO SCHMIDT - Getty Images
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E non è stato l'unico. Giornalisti, senatori, politici e esponenti di spicco del partito Repubblicano hanno assecondato la (assurda) posizione di Trump dandogli ragione o comunque rifiutandosi di prendere le distanze da affermazioni assai pericolose. "La loro narrativa fantasy si è allontanata sempre di più dalla realtà e si basa su anni di risentimenti seminati", continua Obama, "Ora stiamo assistendo alle conseguenze, montate in un violento crescendo". Questo non vale, naturalmente, per tutti: come ricorda Obama stesso ci sono stati molti politici che hanno detto "no" alle pressioni di Trump e si sono dissociati per il bene della democrazia. Un esempio è Brad Raffensperger, Segretario di Stato della Georgia che si è opposto a Trump in una telefonata trapelata qualche giorno fa quando il presidente gli ha chiesto insistentemente "trovare" più voti a suo favore per vincere lo Stato. "Sono stato rincuorato nel vedere molti membri del partito del presidente parlare con forza oggi", scrive Obama, "Le loro voci si aggiungono agli esempi di funzionari elettorali statali e locali repubblicani in Stati come la Georgia che hanno rifiutato di essere intimiditi e hanno assolto i loro doveri con onore".

Photo credit: Win McNamee - Getty Images
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Alla fine dei conti, quello che è successo ieri è frutto di anni di fake news, frasi provocatorie buttate in pasto ai social senza pensare alle conseguenze, posizioni complottiste tollerate, sdoganate, accettate con una risata purché facciano comodo a guadagnare un passo in avanti verso il potere. Quando le parole perdono di significato e si arriva a sostenere posizioni violente quasi per gioco (come del resto ha fatto Trump anche dopo l'attacco al Congresso quando ha detto ai rivoltosi di andare a casa ma che avevano sostanzialmente ragione e gli "voleva bene"), si finisce per perdere il contatto con ciò che conta davvero. Si fanno passare gli attacchi alle istituzioni per posizioni politiche legittime, si tira la corda per vedere fino a che punto la democrazia riesce a resistere per poi scaricare la responsabilità sulle forze estremiste usate abilmente come pedine. "In questo momento e nei giorni, nelle settimane e nei mesi a venire, mentre il presidente eletto Biden lavorerà per ripristinare uno scopo comune alla nostra politica", aggiunge Obama. "Sta a tutti noi americani, indipendentemente dal partito, supportarlo in questo obiettivo". Bisogna ripartire da qui e - l'abbiamo visto chiaro e tondo ieri sera - è una questione che va ben al di là degli schieramenti politici.