Non avremmo mai voluto leggere gli insulti ad Alice Campello dopo il gol del marito Morata

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Photo credit: Quality Sport Images - Getty Images
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L'Italia si è qualificata per la finale degli Europei di calcio 2021 battendo la Spagna ai rigori, e sul finale, in bilico tra enfasi e retorica, il giornalista sportivo Fabio Caressa ha detto che "dicono che è solo calcio, ma è molto di più" intendendo per quel "di più" quel senso di fratellanza, orgoglio, gioia che piglia un po' tutti, appassionati e non. Ci si vorrebbe credere, e ci si è creduto, ieri sera, quando abbiamo esultato e strombazzato in giro per la città. Poi, però, il lato più basso, patetico, schifoso del tifo, viene fuori, e le speranze, quelle già quasi del tutto accantonate, di essere diventati esseri umani appena migliori, cascano rovinosamente.

Ad aprirci gli occhi su quanto siamo ancora distanti dalla semplice decenza, è stata Alice Campello, moglie dell'attaccante spagnolo Alvaro Morata, che ha segnato il gol del pareggio della sua nazionale, sommersa, per questo, da minacce ed insulti che ha deciso di condividere nelle sue storie Instagram. Come il 90% degli italiani, stavo guardando la partita, e al gol del numero 7 spagnolo, ci ho pensato, in automatico, per un attimo, che sarebbe potuto succedere. Chissà la Campello, mi sono detta, e di fatti. Stavolta, pensate un po' quanto ci ha fatto crescere un anno e mezzo di sofferenza e sacrifici, i poveracci da tastiera hanno superato ogni previsione di nefandezza, andando ad augurare, tanto per citare un messaggio tra i tanti, il cancro ai figli della coppia.

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Come si commenta una cosa del genere? Come si resiste all'istinto di rispondere con l'odio all'odio? Campello lo ha fatto, con sangue freddo, nervi saldi e un messaggio esemplare: “Sinceramente non sto soffrendo per nessuno di questi messaggi, davvero. Non penso nemmeno che sia un fattore di ‘italiani’ ma di ignoranza - ha scritto dopo l'avvilente carosello di violenza verbale screenshottato, senza nascondere i nomi (e chi scrive pensa abbia fatto bene, basta lasciar passare impunemente questa roba) condivise nelle storie - Penso però che se fosse successo a una ragazza più fragile sarebbe stato un problema. Ricordiamoci che è uno sport per unire non per sfogare le vostre frustrazioni. Spero davvero in un futuro si possano prendere provvedimenti seri per questo tipo di persone, perché è vergognoso e inaccettabile”. Le hanno scritto che se avesse condiviso il gol del marito, l'avrebbero bruciata in diretta, e lei ha risposto così, rimettendo la miseria delle vite di queste persone al centro, e niente altro, c'è poco da aggiungere.

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Sarebbe bello credere alle parole di Caressa, ma il punto, qui, è proprio il calcio, perché c'è poco da mistificare, per quanto lo si ami, questo genere di reazione nella stra grande maggioranza degli altri sport non avviene. Mentre scrivo, per esempio, il nostro Matteo Berrettini si gioca la semifinale a Wimbledon, ma sono piuttosto certa del fatto che pure dovesse farcela contro il canadese Felix Auger-Aliassime, la sua fidanzata, la tennista Ajla Tomljanovic, non dovrà subire la stessa violenza di Campello. Ci addolora dirlo, ma il punto è il calcio, il punto è anche una nazionale che si incasina su temi sociali importanti, che non si inginocchia contro il razzismo, ma poi sì, e di nuovo no, e che ha solo in Claudio Marchisio, oggi commentatore sportivo, una voce chiara e forte che tenta di "educare" il popolo dei tifosi. Il punto è il calcio, che scatena, che triggera i soggetti peggiori. E questa cosa, il calcio, deve smettere di continuare ad evitare di affrontarla.

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